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Sardegna

Alla conquista di un'isola virtuale

Un ambasciatore digitale per ogni comune sardo: da 8 a 377 "Digital Champion" entro il 2015. Riunione plenaria il 31 gennaio a Ottana

La bomba doveva uccidere il sindaco

di Nadia Cossu

Un paese sotto choc. L’ordigno era ad alto potenziale e conteneva chiodi. Solo per un caso è stata evitata la strage, sbriciolato il portone blindato

Bomba contro la casa del sindaco

di Nadia Cossu

Francesco Fois cenava nella sua abitazione con la famiglia e alcuni amici nel momento dell’esplosione. Strage sfiorata

Giustizia lumaca in Sardegna

di Correvano gli anni Ottanta quando l’allora procuratore generale Giuseppe Villasanta lanciò l’allarme: l’arrivo nelle carceri sarde di centinaia di personaggi affiliati a bande criminali organizzate e al terrorismo politico avrebbero trasformato l’isola nella «pattumiera d’Italia». Più di trent’anni dopo è Claudio Lo Curto, avvocato generale della Repubblica - reggente del distretto dopo il pensionamento del pg Ettore Angioni - a riprendere il filo di quell’antica protesta per denunciare il rischio legato all’apertura e all’uso dei nuovi penitenziari sardi per la custodia di detenuti sottoposti al 41 bis, il regime carcerario di massima sicurezza: per Lo Curto potrebbe accadere che le visite ai detenuti da parte di parenti e amici si trasformino in un metodo per «sondare la permeabilità criminale del territorio, di stringere rapporti di conoscenza, pronti a intensificarsi con chi ha disponibilità economiche o poteri di influenza nel settore politico-amministrativo». Quindi i detenuti 41 bis come cavalli di Troia utili per offrire e trasferire nell’isola i metodi della criminalità organizzata, partendo dagli aiuti finanziari alle aziende in crisi per finire con l’usura. Ha detto Lo Curto, nella sua relazione: «E’ facile prevedere che una volta creato nel territorio un riferimento stabile, la criminalità organizzata non avrebbe alcuna difficoltà ad operare nel nostro territorio, come ha fatto in altre regioni dove si è radicata». Per l’avvocato generale «la penetrazione nel tessuto sociale sarebbe sempre più intensa ed avrebbe di mira obiettivi sempre più elevati, secondo canoni ormai conosciuti e tradizionali come ad esempio il controllo della pubblica amministrazione nella gestione degli appalti e la sistematica imposizione di pagamenti agli esercizi commerciali e il traffico di sostanze stupefacenti». Serve quindi - ha sostenuto il magistrato - che «il livello di attenzione investigativa venga innalzato in modo esponenziale quale mezzo in grado di far perdere a questa gente ogni speranza di contaminare o compromettere l’equilibrio economico-sociale di questo territorio». Ma l’equilibrio sociale della Sardegna passa anche per una presenza equilibrata degli uffici giudiziari: per Lo Curto «i circondari della Gallura e dell’Ogliastra devono non solo essere conservati ma anche messi nelle condizioni di funzionare realmente». Così come «i tempi sono maturi per la trasformazione della sezione distaccata di Sassari della Corte d’Appello in distretto autonomo» con un’operazione che sarebbe a costo zero e garantirebbe, secondo il magistrato, un funzionamento migliore del servizio giustizia. Con la Corte d’Appello autonoma di Sassari - secondo Lo Curto - nascerebbe anche una Direzione distrettuale antimafia del nord Sardegna, utile per ridurre quelle che l’alto magistrato ha chiamato «disfunzioni connesse anche alla sovrapposizione di competenze giudiziarie e organizzative». Lo Curto ha ricordato l’impegno assunto dal governatore Francesco Pigliaru «a sostenere le istanze per l’autonomia della sezione di Sassari» e ha detto c

Troppi 327 giorni per definire un processo penale, va peggio nel settore civile

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