Bonorva, domus de janas “sigillate” ma nell’incuria

Pili interroga il ministro e il sindaco scrive alla Regione e alla Soprintendenza. Nel gennaio 2012 il sito di Mariani era stato chiuso in attesa di finanziamenti

    di Emidio Muroni

    BONORVA. Poco più di un anno fa, per evitare danneggiamenti per le intemperie o raid dei tombaroli, l’ingresso delle domus de janas nel parco di Mariani era stato temporaneamente “tombato” in attesa di finanziamenti per il recupero del sito. Ma, a distanza di tempo, l’argomento ritorna d’attualità. Proprio la Nuova, il 17 gennaio del 2012, aveva parlato delle condizioni di manutenzione e agibilità delle domus de janas esistenti all’interno del parco Mariani, in località “Sa Pala Larga”.

    Ora come allora l’attenzione è rivolta, oltre che allo stato d’abbandono nel quale si trovano le tombe ipogeiche, anche alle modalità di protezione fatte adottare dalla Soprintendenza che, con la stesura di una colata di masped (intonato premiscelato) su una struttura in legno protetta da un tessuto non tessuto geotessile, che nascondeva parzialmente l’ingresso, intendeva preservare dall’opera dei vandali un patrimonio di enorme valore storico archeologico, ma che, di fatto, non ha retto né alle intemperie né all’azione dei tombaroli.

    Della situazione, su segnalazione dei rappresentanti del gruppo consiliare di minoranza, “Bonorva autonomia e progresso e Unidos” (Antonello Zanza, Angelo Solinas, Mariano Sanna, Gian Pietro Marras) si è fatto portavoce il deputato Mauro Pili. Con un’interrogazione al ministro per i Beni e le attività culturali ha rappresentato il «gravissimo deterioramento e colpevole stato di abbandono delle domus de janas (una sepoltura della Cultura di Ozieri anteriore 3000 a. C.) nel comune di Bonorva, una delle necropoli più importanti dell'Isola». «Tutto questo patrimonio - ha osservato Pili -, oltre al suo colpevole deterioramento, non è fruibile al pubblico». Secondo il politico di Unidos, «l’aver sigillato il monumento rappresenta un crimine contro la comprensione delle vere origini del Neolitico dell’Europa meridionale». La gravità del fatto è, secondo l’interrogante da attribuire «alla Soprintendenza che, in totale contraddizione tra le affermazioni e le azioni, ha “sigillato” il sito, e «con un’azione inaudita ha precluso il sito sia alle persone che vogliono visitarlo che ai ricercatori, violando, come si legge nella Convenzione Europea Della Valletta, gli articoli 7-8-9 per la salvaguardia del patrimonio archeologico e la condivisione delle scoperte con la comunità scientifica».

    Pili ha quindi chiesto al ministro competente di intervenire con somma urgenza sul sito e promuovere un incontro tra le istituzioni nazionali e regionali e l'amministrazione comunale di Bonorva per valutare gli interventi di restauro e di ripristino dell'intero sito archeologico e individuare e segnalare i responsabili dell'incuria e dell’abbandono del sito agli organi preposti.

    Anche Paolo Truzzu (Fratelli d'Italia-An) e Fondazione di Partecipazione - Nurnet hanno interessato il sindaco e chiesto l’intervento nel merito del presidente della Regione Sardegna, e della Soprintendenza per i Beni archeologici per la Sardegna, Marco Minoja.

    Il sindaco Giammario Senes, che ha seguito la vicenda fin dall’inizio e sollecitato più volte una veloce soluzione del problema, ha scritto al ministero dei Beni e attività culturali e al sottosegretario Francesca Barracciu segnalando «lo stato di degrado e di rischio in cui versano le domus de janas di "Sa Pala Larga", una necropoli di grande rilievo storico anche perché impreziosita da elementi decorativi in ocra rossa, da spirali e protomi taurine e dal motivo della scacchiera».

    Dopo aver ricordato che «la necropoli è stata oggetto di un intervento di messa in sicurezza negli anni 2006/2009», ha segnalato «lo stato di degrado alla Soprintendenza di Sassari e la vandalizzazione degli ingressi da parte dei tombaroli».

    Ha ricordato anche la necessità di definire un intervento immediato che ne consenta la fruibilità e la valorizzazione e chiesto la disponibilità a un incontro istituzionale, che coinvolga anche la Soprintendenza e la Regione sarda, per un’ennesima iniziativa che concordi interventi consistenti per salvaguardare il patrimonio storico-culturale delle domus.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    27 marzo 2014

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