Migranti, l'hotspot sbarca nell'isola

La decisione del governo: una struttura mobile durante l'estate per far fronte agli arrivi massicci. Centro d'identificazione a Cagliari e nuovi alloggi a Porto Torres e Alghero

SASSARI. Sarà una struttura mobile, destinata a scomparire alla fine dell’estate quando calerà il numero degli sbarchi. Un hotspot di secondo livello per la prima accoglienza dei migranti, dove potranno essere identificati prima del trasferimento nel centro d’accoglienza o prima dell’eventuale rimpatrio, nel caso le verifiche accertino che non ci sono le condizioni per avviare la richiesta di asilo. La struttura sarà realizzata nel porto di Cagliari: questo il piano del Viminale, che sulla gestione dei migranti ha competenza totale. E che, con questa decisione, ribadisce il ruolo cruciale della Sardegna nel quadro nazionale. Un ruolo confermato dai numeri del 2016, con il porto di Cagliari terzo scalo italiano dopo quelli della Sicilia e di Reggio Calabria. L’isola entro la fine dell’anno è candidata ad accogliere quasi 5mila migranti: la maggior parte prenderà altre strade, perché la Sardegna è la destinazione finale soltanto per una minoranza. Ma, a prescindere dal tempo di permanenza, è necessario disporre un piano d’accoglienza e distribuzione nel territorio. E in quasi tutte le strutture disponibili al momento c’è il tutto esaurito. Ma l’hotspot mobile non è l’unica novità per l’isola: a breve infatti saranno aperti 6 centri Sprar, per la seconda accoglienza dei rifugiati e un’integrazione reale. Tutti i comuni sardi che hanno presentato richiesta sono stati ammessi al finanziamento: tra i centri interessati ci sono anche Porto Torres e Alghero, che riceveranno dal ministero dell’Interno un contributo pari al 95 per cento del costo complessivo.

Hotspot. La notizia che un hotspot potesse essere realizzato in Sardegna aveva iniziato a circolare circa 10 giorni fa. Dall’Europa era arrivato l’invito al governo italiano a individuare le migliori soluzioni possibili per affrontare l’ondata massiccia di sbarchi. E tra i porti individuati come strategici era spuntato subito quello di Cagliari. Ieri la conferma: non sarà un “vero” hot spot come quelli siciliani di Lampedusa, Trapani e Pozzallo o quello di Taranto. Sarà una struttura mobile e temporanea, che offrirà un supporto esclusivamente nei tre mesi estivi. In autunno, quando gli sbarchi diminuiranno sino a terminare del tutto in inverno, il centro di prima accoglienza e identificazione leverà le tende. Sulla decisione del governo italiano, la Regione e le prefetture possono limitarsi esclusivamente a una presa d’atto. Perché, come spiega Angela Quaquero, delegata del governatore Pigliaru nel tavolo di lavoro sull’accoglienza migranti, «sugli hotspot la gestione è esclusivamente ministeriale. Da quando gli sbarchi sono aumentati e i numeri sono diventati veramente importanti, le scelte avvengono in maniera centralizzata».

Cercasi alloggi. In due mesi sono arrivati in Sardegna 1287 migranti. Da aprile alla fine di maggio gli sbarchi al porto di Cagliari sono stati quattro. Tra giugno e luglio il numero potrebbe raddoppiare. I dati dell’isola corrono veloci e paralleli a quelli nazionali. La quota assegnata alla Sardegna, il 2,98%, è rimasta immutata e non è destinata a crescere: ma nel lievitare complessivo degli arrivi l’isola è chiamata a dare un contributo direttamente proporzionale. Una situazione molto fluida alla quale le Prefetture cercano di fare fronte individuando nuove strutture d’accoglienza che rispondano a determinati requisiti, ma anche reperendone altre che possano essere utilizzate esclusivamente per affrontare l’emergenza. Le strutture ufficiali sono 85, distribuite in tutte le ex province. Imprecisato il numero di quelle non ufficiali. Così come quello dei capannoni, ex caserme ed ex carceri visionati dai tecnici incaricati dalle prefetture con l’obiettivo di individuare altri spazi idonei e utilizzabili in tempi rapidi. Perché la priorità è garantire un tetto e un pasto caldo a chi fugge da una guerra nella quale spesso ha perso tutto e affronta il mare per inseguire la sua seconda possibilità.

Accoglienza e integrazione. In attesa ci sono nell’isola 2922 persone, tra centri di prima accoglienza (2834) e centri Sprar (Sistema di protezione per i rifugiati) che al momento ne accolgono 88. Il numero aumenterà presto. Da tre strutture (Cagliari, Quartu e Villasimius) i centri Sprar diventeranno nove. «Con grande soddisfazione abbiamo appreso che tutti i Comuni che hanno presentato un progetto hanno ricevuto il via libera del governo, è una notizia importante perché significa che possiamo procedere nella direzione stabilita. Cioé verso una integrazione reale dei migranti che sbarcano in Sardegna», dice Angela Quaquero. I 6 Comuni ammessi al finanziamento sono Alghero, Porto Torres, San Gavino Monreale, Iglesias, Capoterra e Sini. I posti Sprar complessivi saranno 120, così distribuiti: 25 a Porto Torres (finanziamento

di circa 535mila euro tra 2016 e 2017), 20 ad Alghero (480mila euro), 25 a Capoterra (circa 500mila euro), 20 a Iglesias, 15 a Sini e10 a San Gavino. Non solo vitto e alloggio: i rifugiati potranno imparare un mestiere, i bambini andare a scuola. Se vorranno, costruirsi un futuro nell’isola.

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