Bimba morta di meningite, la famiglia chiede giustizia

I familiari di Giordana, la bimba romana di 11 mesi colpita da sepsi da meningococco durante le vacanze a Orosei, chiedono che siano accertate eventualità responsabilità sulla morte della piccola. I medici replicano: "Fatto tutto il possibile"

    di Angelo Fontanesi OROSEI. La salma della piccola Giordana Stinga, la bimba romana di 11 mesi morta sabato pomeriggio all’ospedale di Nuoro per una sepsi da meningococco fulminante, è atterrata ieri pomeriggio all’aeroporto di Roma dove oggi si svolgeranno i funerali. Con lei i genitori Davide e Simona Cristofani e il fratellino di 6 anni, ad attenderli parenti e amici affranti dal dolore ma anche arrabbiati e intenzionati a fare luce sulle responsabilità nella triste vicenda.

    Tra i parenti e gli amici, molti facevano parte del gruppo di famiglie che dal primo agosto avevano deciso di trascorrere le ferie ad Orosei dove alcuni di loro hanno casa e altri, come la famiglia di Giordana, l’avevano presa in affitto. «Quello che è accaduto è un dramma irreparabile - dice il nonno paterno Paolo, anche lui in vacanza a Orosei e rientrato nella capitale avantieri mattina -. Abbiamo perso un angelo che nessuno ci potrà ridare, ma vogliamo che si accertino le eventuali responsabilità».

    Due soprattutto i passaggi della vicenda sui quali i familiari della vittima chiedono che venga fatta piena luce. Uno riguarda il comportamento del medico di turno il venerdì notte alla guardia medica turistica di Sos Alinos dove Giordana, con la febbre altissima, fu portata per la prima volta dai genitori. In quell’occasione il medico le somministrò un antipiretico e la dimise non appena scesa la febbre. Il secondo aspetto riguarda invece la profilassi anticontagio che a detta dei familiari non è stata attivata tempestivamente con grave rischio per i circa quindici bambini, tra cuginetti e amichetti, che nei giorni precedenti erano stati a stretto contatto con la piccola Giordana.

    «Abbiamo potuto incominciare la profilassi solo questa mattina, appena arrivati a Roma - diceva ieri il nonno della piccola -. All’ospedale di Nuoro non ci hanno dato alcun medicinale e quando abbiamo cercato nelle farmacie della città gli antibiotici consigliati non ne abbiamo trovato neanche una confezione. Ci hanno detto che il farmaco si poteva avere solo su prenotazione e che ci volevano almeno due o tre giorni. E vogliamo anche sapere come mai la bimba non sia stata ricoverata immediatamente venerdì notte quando è arrivata alla guardia medica con oltre 40 gradi di temperatura e in stato cianotico».

    Accuse e dubbi che l’Asl nuorese confuta punto per punto. A incominciare dalla condotta del medico della guardia medica. «Il medico ha agito bene - spiega la dottoressa Massimina Puddu, primaria del reparto di Pediatra del San Francesco di Nuoro dove Giordana è deceduta -, se dovessimo ricoverare ogni bambino con la febbre alta ci vorrebbero decine di ospedali. La bambina ha reagito bene e subito all’antipiretico, niente faceva supporre che non fosse una febbre come tante altre. Purtroppo il batterio del meningococco aveva già infettato il sangue e il giorno dopo la bimba è entrata in coma irreversibile».

    Anche sulla profilassi adottata la dottoressa è categorica. «Proprio io lo stesso sabato non appena la bambina è deceduta e nonostante i primi esami escludessero la meningite, ho consigliato ai familiari di assumere gli antibiotici previsti dalla profilassi». La procedura in effetti è stata ufficializzata solo avantieri non appena dal laboratorio del San Francesco si è avuta la conferma che a causare la morte era stata un’infezione da batterio di meningococco, lo stesso che provoca la meningite ma che in questo caso non ha attaccato le meningi (per questo l’esame del Liquor aveva dato esito negativo) ma direttamente il sangue. Sotto osservazione sono circa 20 soggetti tra minori e adulti, ma la Asl invita tutti coloro che abbiano avuto contatti stretti con la bambina a rivolgersi al poliambulatorio di Orosei, al medico di base o al Comune. Non è escluso infatti che la bimba abbia contratto l’infezione proprio durante la permanenza a Orosei.
    25 agosto 2010

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