In tribunale a Lanusei il processo contro la matrigna di Biancaneve

Gli studenti dei licei di Tortolì nelle vesti di avvocati e giudici. Il progetto dell’Ordine forense e dell’università di Sassari

LANUESEi. Quanto mai a loro agio tra codici di procedura e manuali giuridici, 25 studenti e studentesse del liceo classico e scientifico di Tortolì stanno apprendendo i rudimenti del diritto e assaporando gioie e dolori della professione forense. Impegnati nel progetto di alternanza scuola-lavoro “Legge, diritto e cittadinanza”, stanno toccando con mano il funzionamento del sistema giudiziario italiano. E proprio ieri hanno vestito per la prima volta i panni della pubblica accusa e della difesa, dei testimoni e dei giudici, degli imputati e della parte lesa, in un processo penale simulato.

Nell’aula 1 del tribunale di Lanusei sotto la guida della tutor esterna, l’avvocata Mara Cuboni, e del presidente del Consiglio dell'ordine Gianni Carrus, si sono suddivisi i compiti per la celebrazione del processo che prende spunto da una fiaba che tutti conoscono, Biancaneve e i sette nani. E così, leggendo con attenzione la trama, gli avvocati in erba si sono resi conto che, nella drammatica vicenda (seppure a lieto fine) sono molti i reati contestabili non solo alla matrigna cattiva che cerca, invano, di far ammazzare la fanciulla dal cacciatore e poi di avvelenarla con una mela, ma addirittura al principe, che la bacia mentre dorme indifesa, e ai nanetti che incitano l’intraprendente giovanotto a farlo.Tutti capi d’imputazione descritti dal codice penale che i ragazzi hanno imparato a conoscere.

L’esperienza sembra entusiasmare gli studenti che provengono dalla quarte A e B dell’indirizzo scientifico e dall’unica sezione del classico tortoliese. C'è chi come Gloria Murru ,17 anni, di Talana ha già deciso cosa farà da grande. «Ho capito che questa sarà la mia strada» racconta senza tentennamenti l’aspirante avvocata. Filippo Melis, anche lui 17 anni, di Villagrande, è più possibilista. «Siamo all'inizio del percorso. Ed ancora non posso dire se questa potrà essere la mia scelta lavorativa futura», osserva Ciò che sembra aver maggiormente colpito Daniela Camboni, 18 anni, di Bari Sardo, è lo svolgimento dei processi. «Non credevo potesse essere così interessante», dice la studentessa. I ragazzi hanno affiancato la teoria alla pratica frequentando le aule giudiziarie dove si svolgevano dibattimenti per usura e bracconaggio sul fronte penale e cause di usucapione su quello civile. A questo si deve aggiungere la frequenza dei seminari tenuti in videoconferenza dall’Università di Sassari.

Un percorso impegnativo che non spaventa né studenti né toghe. «Nel corso degli incontri – fa sapere l'avvocato Carrus – abbiamo affrontato l’evolversi della criminalità in Ogliastra, da reati che quasi non esistono più come l’abigeato alle altre e più recenti forme di criminalità».

Anche la tutor Mara Cubon è entusiasta. «Sono interessati e capaci. Tra loro sono sicura ci saranno tanti futuri colleghi». Al progetto come tutor interni collaborano anche gli insegnanti dell’istituto guidato dal dirigente scolastico Franco Murreli, Isabella Nastasi, Simone Loddo e Enrico Congiu.

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