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27mo Festival Etnia e Teatralità

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Il Festival “Etnia e teatralità” quest’anno compie 27 anni. La prima edizione risale al 1989, quando la Compagnia Teatro Sassari, diretta da Giampiero Cubeddu assunse, dietro il pagamento di un canone d’affitto , la gestione diretta del Teatro Olimpia, oggi Teatro Parodi, fondando il “Centro permanente per la diffusione del teatro d’etnia, con il plauso della Giunta della città di Porto Torres guidata da Rodolfo Cermelli. Ciò che ci spinse a muoverci in quella direzione fu l’aver intuito l’importanza della salvaguarda della lingua di origine attraverso il recupero della cultura identitaria di un popolo. L’aver capito che il rinnovamento della scena italiana poteva avvenire e di fatto è avvenuto grazie al teatro dell’identità. Questo perché si è sentito il bisogno di creare un teatro organico alla cultura locale. I tentativi del passato di autori come Melis, Garau e Ardau Cannas etc. sono caratterizzati dall’assunzione della cultura locale (lingua, costumi, economia etc.) come una subcultura. Nel senso che questi autori avevano come obbiettivo, non tanto il recupero della cultura popolare, ma quello di metterla in caricatura. Creando così un teatro minore, per certi versi reazionario, in cui l’unico scopo era quello di evidenziare la dicotomia tra classi popolari messe alla berlina, perché storpiavano la lingua ufficiale e la classe borghese che li guardava con sufficiente bonomia dall’alto della conoscenza della lingua italiana, ritenuta superiore a quella originaria. Alcuni di questi testi sono stati, di contro, valorizzati nella scrittura scenica operata da alcuni registi che hanno azzerato la parte macchiettistica per recuperare l’ambientazione e il realismo di quel microcosmo,facendo conoscere attraverso una ricostruzione storica meticolosa un pezzo di “tranche de vie” del nostro passato. Ciò che intendo dire è che per realizzare un progetto rigoroso è necessaria la conoscenza del linguaggio etnico di riferimento e le regole teatrali inerenti alle tecniche rappresentative. Il teatro etnico richiede infatti grande professionalità e non può basarsi sull’entusiasmo, sulla spontaneità e sull’istinto. Il rinnovamento della scena italiana è avvenuto grazie allo svecchiamento di quel linguaggio drammaturgico che ricava i suoi modelli e le sue matrici dalla testualità di livello popolare. Questa rivoluzione è avvenuta e si è formata soprattutto in quelle zone e comunità di frontiera, spesso emarginate e mal comprese dalla cultura ufficiale, che corrispondono alle minoranze-etnico linguistiche. Ma il comune denominatore che accomuna questi nuovi autori, che hanno innovato la drammaturgia italiana perché hanno capito la potenzialità della lingua originaria e mi riferisco a Leonardo Sole, Franco Scaldati, Enzo Moscato, Annibale Ruccello, Roberto De Simone, è la lingua di provenienza. Essi scrivono nella loro lingua originaria, che per Scaldati è il palermitano dell’antico quartiere della Kalsa; per Leonardo Sole, da quel finissimo linguista che era, è il sardo e il sassarese, usati come una grande lingua. Per Moscato e Ruccello è il napoletano della città antica. La loro grandezza consiste nella negazione della lingua dominante a favore della lingua originaria ed è da questa consapevolezza che nasce il loro linguaggio poetico. Del resto anche Pirandello aveva scritto in girgentino approfondendo la lingua e la drammatica nei suoi studi universitari di Bonn, laureandosi con una tesi “I suoni e lo sviluppo dei suoni”. Voglio sottolineare il legame profondo tra questi nuovi autori della scena italiana e il grande autore siracusano che ha rivoluzionato il teatro. Essi si occupano dell’esistenza, inventano una nuova lingua che diventa azione teatrale. La loro drammaturgia si fa apprezzare per il connubio tra dimensione onirica e realtà, tra verità e finzione. Mario Lubino PROGRAMMA SABATO 29 OTTOBRE 2016 - ORE 21.00 | DOMENICA 30 OTTOBRE 2016 - ORE 19.00 COMPAGNIA TEATRO SASSARI “CANT’E’ MARA LA FAMMI” fuori abbonamento (ingresso gratuito per gli abbonati; ingresso non abbonati: € 5,00) adattamento e traduzione di Mario Lubino da “MISERIA BELLA” e “TRE POVERI IN CAMPAGNA”, due atti unici di Peppino de Filippo regia ALFREDO RUSCITTO con Mario Lubino, Alfredo Ruscitto, Alessandra Spiga, Michelangelo Ghisu, Paolo Colorito, Pasquale Poddighe “Miseria bella” è una farsa in un atto dai toni brillanti e malinconici, rappresentata per la prima volta al teatro Kursaal di Napoli nel 1931. E' la storia di due poveri artisti senza fama, Eduardo lo scultore, Vittorio il pittore, che patiscono la fame al punto da non riuscire nemmeno a reggersi in piedi. E anche quando, non credendo ai loro occhi, trovano un pacchetto di cioccolatini, nel divorarli, scoprono che sono purgativi. La storia ruota attorno ai due protagonisti che vivono miseramente in una spoglia soffitta, digiunando da giorni. La situazione, nella sua drammaticità, assume toni divertenti ed esilaranti, grazie anche ai numerosi lazzi che si creano quando entra in scena un ricco possidente, Melasecca, per fare un'ordinazione e viene preso dai crampi allo stomaco che lo costringono a mangiare davanti ai due affamati. Oppure quando Pasquale il portiere descrive minuziosamente il pranzo che gli ha preparato la moglie: pasta e fagioli con baccalà e i due, agitati, bevono grossi sorsi d'acqua per lenire il languore. Divertentissima è infine anche la scena in cui giunge una giovane donna ricca e viziata, Giulia, che lo scultore aveva conosciuto in precedenza, magnificandole lo studio. “Tre poveri in campagna“, è un lavoro divertentissimo che ha come tema dominante la fame. Tre personaggi che a fatica sbarcano il lunario decidono di mangiare a sbafo in una trattoria. Ognuno finge di essere ricco o di appartenere ad una famiglia blasonata da cui, per futili motivi, è stato diseredato. Naturalmente il pretesto della fame origina una serie di colpi di scena, gags, agnizioni, dall’esito esilarante. SABATO 5 NOVEMBRE 2016 - ORE 21.00 COMPAGNIA IRENE LA SENTIO “FLAMENCO” con Irene la Sentìo e Ivan Alcalà (baile), Miguel de La Tolea (cante), Edoardo Cortes (guitarra) Dal 2010 il flamenco è patrimonio immateriale dell’umanità. Il flamenco è universale perche nel flamenco sono presenti i sentimenti dell’essere umano. Dall’amore alla solitudine, l’allegria e la morte. Il flamenco rappresenta quindi lo stato dell’animo umano. Per tutte le persone che vivono nella culla del flamenco, l’Andalusia, il flamenco rappresenta la propria identità. Con queste parole si sono espressi i rappresentanti dell’UNESCO. Stessa fortunata sorte toccata qualche anno prima alla Sardegna, con il canto a tenores. Per Irene La Sentío il baile flamenco è una necessità, è l’unico linguaggio possibile, è l’affermazione più sincera. Una passione che scopre all’età di 13 anni, la rapisce senza volerlo e non le dà più tregua. Un idillio a cui si abbandona ogni giorno senza riserve. Una scommessa personale. Un “io voglio ballare così”, che pensò la prima volta in cui vide qualcuno ballare flamenco nella fiera del paese italiano dove è nata, e un “io ballo così”, che ora contrassegna il suo promettente futuro artistico. Alla ricerca delle radici flamenche che il suo ambiente non poteva offrirle, Irene La Sentío arriva all’età di 20 anni a Siviglia, con il forte desiderio di imparare un’arte che sente già come propria. Si avvicina al baile grazie a Juan de los Reyes e Juana Amaya, e continua a formarsi con i grandi: Antonio Canales, la Familia Farruco, Fuensanta La Moneta… e grazie alla sua tenacia, alla sua forza e capacità naturale di trasmettere emozioni, riesce a conquistarsi presto il nome artistico di “La Sentío” assegnatole dalla Farruca. SABATO 12 NOVEMBRE 2016 - ORE 21.00 COMPAGNIA TEATRALE I BARBARICIRIDICOLI “ISCAMINAUT” o del figlio improdigo con Federico Careddu, Maddalena Solinas e Roberto Piredda regia TINO BELLONI Due “normali” genitori sardi aspettano con ansia il ritorno dell’unico figlio, partito a Roma per l’università. La sostenuta e frenetica gioia familiare per il rientro lascerà nel finale il posto al dramma che scatena il coming out del ragazzo, che ha deciso di rivelare ai genitori la propria omosessualità: di fronte allo squarciamento del muro dell’ipocrisia e della convenzione sociale, le smancerie e le sdolcinatezze largamente profuse al momento del ricongiungimento familiare lasciano il posto all’inaspettato e deciso rifiuto dei due genitori, che rivelano una mentalità reazionaria e omofoba, assolutamente chiusa ed incapace di riconoscere e accogliere la diversità. Le risate affievoliscono progressivamente per dare spazio a un dramma ad alta intensità emotiva, che precipita in un finale tragico e di denuncia. Nella ormai collaudata forma della commedia tragica, lo spettacolo originariamente scritto in limba, è stato trasposto, ai fini di un’ampia comprensibilità, in un italiano “aggredito” e fortemente contaminato da accentuazioni, espressioni e intercalari della lingua sarda. L’ossimoro del titolo (Iscaminaut addensa la fonia di due termini di significato diametralmente opposto, l’inglese coming out e il sardo iscaminau) e del sottotitolo (la declinazione del neologismo improdigo raddoppia l’ambiguità del riferimento biblico) riflette pienamente lo spirito dell’opera, che intende rilevare le contraddizioni di una società in cui le spinte libertarie convivono e configgono fortemente con le fobie e le catene della discriminazione e delle convenzioni sociali. SABATO 19 NOVEMBRE 2016 - ORE 21.00 CARRIE RODRIGUEZ e Luke Jacobs LOLA:canzoni fra Messico e Texas Ritorna in Italia dopo quattro anni la nuova stella del folk americano d'autore, la texana Carrie Rodriguez. La critica americana l’ha paragonata a Norah Jones e Lucinda Williams e il Club Tenco, da sempre sensibile alle nuove realtà della canzone d’autore, l’ha fortemente voluta premiare come artista internazionale dell'anno sul palco del Teatro Ariston nel novembre 2012. Il 2012 sembra essere l’anno della consacrazione per la giovane songwriter texana che, oltre alle numerose collaborazioni con John Prine, Mary Gauthier, Lucinda Williams, Bill Frisell etc, ha partecipato alla realizzazione del disco d’esordio dell’attore Jeff Bridges, prodotto dal genio di T Bone Burnett. Carrie Rodriguez accoglie la chiamata del Premio Tenco e arriva in Italia per la prima volta come songwriter. Un destino segnato quello di Carrie, se si considera che suo padre David è un apprezzato folksinger con 10 dischi all’attivo e sua zia era Eva Garza, una delle più importanti voci messicane degli anni ’50. Molti esponenti di spicco della scena cantautorale americana erano amici di famiglia, su tutti Lyle Lovett, che ha avuto anche un ruolo fondamentale nella sua carriera. Carrie Rodriguez basa il suo stile e la sua musica su una solida capacità tecnica di strumentista, affinata negli anni di tour: il violino, in primis, strumento che le consente di passare dal jazz al folk alla world-music, il mandolino e la chitarra tenore. A questo aggiunge la sua voce sicura e corposa e una scrittura pungente e sempre alla ricerca di nuove atmosfere. L'anno in corso vede l'uscita del disco “Lola”, ispirato alla figura della grande cantante e attrice messicana Lola Beltran. SABATO 26 NOVEMBRE 2016 - ORE 21.00 CINEDIGITAL srl PRODUCTION “COPPIA APERTA, QUASI SPALANCATA” Atto unico di Dario Fo e Franca Rame con Alessandro Achenza e Barbara Begala Scene e regia GIUSEPPE BARRAQUEDDU Il testo di Dario Fo e Franca Rame risale a più di vent’anni fa ed è una sorta di finestra aperta sulla condizione etica, politica e sociale degli anni ’80. Perché nonostante il ’68, il femminismo e la contestazione antiborghese (che, tra le altre cose, millantava appunto l’assoluta libertà sessuale) la società era ancora piuttosto impregnata di maschilismo. Ed ecco dunque che Fo e Rame mettono sotto la loro satirica lente d’ingrandimento questo affascinante e pericoloso concetto di “coppia aperta”, che altro non è che un escamotage del marito per giustificare la sua infedeltà cronica alla moglie e a se stesso. Ma la carica comica, e drammatica allo stesso tempo, risiede proprio nell’univocità dello status, perché «la coppia aperta deve essere aperta da una parte sola (quella del maschio): se è aperta da entrambe le parti… poi ci sono le correnti d’aria». E’ anche per questo che, sostanzialmente, tutto l’atto unico è proiettato sulla figura di lei, Antonia, che da moglie distrutta dai tradimenti del marito diventa dapprima compagna che accetta, per amore, la dimensione inaccettabile di coppia aperta e poi donna che si reinventa femme fatale. Trovando a sua volta un amante e gettando nella disperazione un marito che, a questo punto, non tollera più la condizione di “cornuto consenziente”, quella stessa condizione che aveva tanto desiderato per sé e per la moglie. Barbara Begala, cagliaritana di origine, attrice capace di dare anima e corpo ai personaggi che interpreta. Ha lavorato in teatro con Giorgio Albertazzi in ” Le Memorie di Adriano ” con Gabriele Lavia e Gigi Proietti, per citare alcune sue presenze da protagonista. Dopo gli esordi su Sardegna 1 e Videolina alla fine degli anni 90, per lei è arrivata attenzione da parte delle produzioni italiane : da ” Carabinieri ” a Distretto di Polizia , “Onore e Rispetto” o il “Bello delle donne”. Alessandro Achenza, altro talento sardo prestato al teatro. Dopo una vita da imprenditore nel mondo del turismo, dello spettacolo, degli eventi e la direzione di due Teatri, in Costa Smeralda e in Toscana, Alessandro Achenza è tornato al suo primo amore: il Teatro. SABATO 3 DICEMBRE 2016 - ORE 21.00 AKROAMA T.L.S. “MEDEA” con Lea Karen Gramsdorff, Simeone Latini e Simone Dulcis Regia LEA KAREN GRAMSDORFF Medea è uno di quei Classici che sollevano questioni morali alle quali non esistono risposte morali. La vicenda, che si svolge nell'arco di una giornata a Corinto, in fondo, sarebbe nulla più che un tradimento, una faccenda di letto. Un divorzio. Tra rigurgiti di rabbia, rinfacci, patteggiamenti e vendette, false promesse e ricatti, i figli sono (come spesso accade) testimoni muti e attoniti, ostaggi e merce di scambio. La modernità di questa tragedia colpisce quanto il suo ben noto epilogo. “Medea”, progetto teatrale multimediale, è una messa in scena del testo di Euripide ambientata in una salotto borghese contemporaneo, nel quale si svolge l’intero dramma della donna, straniera, prima tradita e poi condannata all'esilio per non creare "imbarazzo" alle famiglie. L’operazione vuole mantenere il testo e il suo colore epico originari, in contrapposizione alla modernità della regia, della recitazione e dell'ambientazione, che puntano a dare rilievo alla tensione psicologica e al tema dell’attesa, cadenzato anche dalle immagini del vissuto dei due figli ripresi nella loro stanza e proiettate su diversi schermi dalle telecamere di sicurezza. L'opera sarà messa in scena da due soli attori. Simbolicamente, il protagonista interpreta tutti i personaggi maschili, mettendo così in risalto l'eterno conflitto tra uomo e donna. D'altro canto, Medea, unica protagonista femminile, riassume in sé le innumerevoli e perfino estreme sfaccettature dell'animo della donna. È inoltre prevista sul palco la presenza di un “sound performer” che interagisce con la scena remixando dal vivo suoni, tessiture armoniche e parole dei personaggi. Una specie di Deus ex machina che fissa respiri, affermazioni e intenzioni dei personaggi e li amplifica e manipola. MERCOLEDÌ 7 DICEMBRE 2016 - ORE 21.00 VALENTINA CAPONE in “SOLE (Sun-alone)” liberamente tratto da Le Troiane e da Ecuba di Euripide regia, ideazione spazio scenico, costumi: VALENTINA CAPONE La vicenda de Le Troiane è nota: sullo sfondo di Troia in fiamme, le prigioniere di guerra sono alla mercè dei Greci, vincitori con l’inganno del cavallo di legno: L’esito di un sorteggio assegna Cassandra ad Agamennone, Andromaca – consorte di Ettore – a Neottolemo ed Ecuba ad Odisseo. Cassandra appare agitata da un delirio fatidico. Le sofferenze di Andromaca raggiungono l’apice quando una nuova decisione dei vincitori le strappa il figlioletto Astianatte, che sarà gettato giù dalle mura della città. La partenza delle navi si affretta, mentre, in un incendio totale, la città di Troia rovina, con sinistri fragori. Nell’aria i lamenti delle donne di Ilio, sole. Chi era libero e potente adesso è schiavo. Chi rideva, piange. Voi che sembrate ora felici. La realtà ed il suo contrario nel simbolo del Sole, che illumina e dà vita e che, allo stesso tempo, quella stessa vita essicca. I testi di riferimento di Sole sono principalmente Ecuba e Le Troiane. In Sole non ci so distinzioni nette tra il Bene e il Male, non ci sono categorie assolute, assolute certezze. E’ uno spettacolo visionario, in cui le musiche e le luci non sono mai di accompagnamento, ma diventano esse stesse sensazione. VENERDÌ 16 DICEMBRE 2016 - ORE 21.00 ELVA LUTZA e RENAT SETTE “AMADA” con Nico Casu (tromba e voce), Gianluca Dessì (mandola e chitarra) e Renat Sette Progetto fra Sardegna e Occitania, che unisce il duo sardo Elva Lutza e il cantante provenzale Renat Sette, ultimo erede della tradizione provenzale dei trovatori. Sorpresi dalla ricchezza dei repertori musicali provenzale e sardo, due culture forti, ancora intatte, che toccano l’anima nel profondo. Affascinati dall’originalità della proposta, che mescola Il canto tradizionale e l’improvvisazione jazzistica, dà un volto nuovo all’immaginario mediterraneo e smonta gli stereotipi che le musiche tradizionali spesso portano con sé. Convinti che un’opera artistica possa essere insieme fuori dal tempo ma del tutto contemporanea, minoritaria e universale e collocarsi al confine fra i margini e la popolarità. La collaborazione fra i tre artisti regala un nuovo respiro alle musiche della tradizione, si pone come un atto di resistenza alla standardizzazione delle musiche mediterranee e apre una porta per la conoscenza e il riconoscimento delle culture sarda e provenzale. SABATO 4 MARZO 2017 - ORE 21.00 | DOMENICA 5 MARZO 2017 - ORE 19.00 COMPAGNIA TEATRO SASSARI “QUANDO IL MARITO VA A CACCIA” di Georges Feydeau con Mario Lubino, Teresa Soro, Alfredo Ruscitto, Alessandra Spiga, Ignazio Chessa, Michelangelo Ghisu, Paolo Colorito, Pasquale Poddighe I testi di Feydeau sono un concentrato di comicità esilarante, un congegno perfetto pronto ad esplodere come una bomba ad orologeria. Il suo teatro è fatto di porte aperte, porte chiuse, armadi propizi, letti del peccato, visite improvvise, intrecci macchiavellici, invenzioni dalla esilarante comicità. Situazioni al limite dell’assurdo e proprio per questo tragicomiche, frutto di un destino beffardo. Il suo è un modo perfetto di scrivere per un teatro che non lascia spazi agli sbadigli, sopraffino nell’immaginare la risata dello spettatore, pianificandola perché nasca con naturalezza dallo sviluppo degli eventi. Questi meccanismi li ritroviamo tutti nel “Il marito va a caccia”. Anche in questo lavoro gli intrecci sono molteplici, lui, lei, l’amante di lui, l’amante di lei, il marito dell’amante di lui. Tutti insieme, tutti a creare quel turbinio di situazioni comiche che rendono unico questo autore della “Belle Epoque” Moricet, l'amico di famiglia, corteggia assiduamente Leontine, moglie fedele di Duchotel, che gli si concederebbe solo se venisse a sapere che il marito la tradisce. Ed è proprio questo che si scopre, perché il fedifrago marito, con la scusa della caccia, si incontra segretamente con la moglie dello sprovveduto Cassagne proprio in via degli Atenei al n.40, dove i personaggi che si danno convegno sono proprio tanti. Quella che dovrebbe essere una notte d'amore per Leontine e Moricet si trasforma in un esilarante susseguirsi di colpi di scena, incontri misteriosi, scambi di persona, il tutto vivacizzato da briosi personaggi quale: l'eccentrica e fantasiosa contessa La Torre, il pomposo quanto ridicolo commissario Bridois e lo sfaticato ed impenitente Gontran. Si giunge ad un finale che mette in risalto la fragilità di un perbenistico tessuto sociale. L'autore infatti, senza veri intenti moralistici, lascia agli spettatori la conclusione che ci si trova di fronte ad una società povera di sentimenti autentici e superficiale, mentre il suo unico intento è creare situazioni e personaggi che inducano il pubblico a ridere, ridere, ridere…. DOMENICA 26 MARZO 2017 - ORE 19.00 L’EFFIMERO MERAVIGLIOSO “BLUMEN” di Helmut Langestoss traduzione e adattamento di L. Tontoranelli con Miana Merisi e Luigi Tontoranelli Regia MARIA ASSUNTA CALVISI Siamo in un laboratorio in cui si realizzano lavori con fiori. E i fiori, Blumen in tedesco, sono i protagonisti ossessivi di questa pièce. Sono i fiori con tutto il lavoro che esigono a condizionare, quasi come un incubo, la vita dei due protagonisti. Un uomo e una donna sulla soglia della maturità. Gelosie, piccole schermaglie, qualche ricordo. Una storia come tante altre: l'amore di un tempo, quello di adesso. Due creature che sognano la luna. Chiuse in una stanza, immerse nel loro lavoro, soffocate dalla leggerezza dei fiori che loro annusano, strappano, intrecciano, buttano via, come le loro speranze, come le loro esistenze. Una storia come tante altre? L'amore di adesso, l'amore di un tempo......E quello di poi? Aspettano in questa stanza una luna che forse spunterà, ma forse no. Blumen: la storia di una passione. DOMENICA 2 APRILE 2017 - ORE 19.00 A.B.C. PRODUZIONI Compagnia Stabile Enrico Guarneri “LA SCUOLA DELLE MOGLI” di Moliere con Enrico Guarneri, Nadia De Luca, Rosario Marco Amato, Vincenzo Volo, Amalia Contarini. Mario Sapienza,Pietro Barbaro, Ciccio Abela, Gianni Fontanarosa Regia GUGLIELMO FERRO Commedia con un meccanismo comico perfetto, che mantiene intatto il fascino elegante di una macchina teatrale molto curata e rifinita. Attraverso una rilettura in siciliano, attenta a non intaccare la struttura della commedia, i personaggi acquistano una nuova linfa che si inserisce nel solco che la grande tradizione teatrale siciliana ha percorso, anche attraverso la traduzione di un dialetto di classici, dei più grandi drammaturghi di ogni tempo. Un mondo sicuramente a misura di un interprete come Enrico Guarneri che attraverso una vis comica forte ed energica fa rivivere con slancio il personaggio di Arnolfo. Una scuola delle mogli mediterranea che condivide un meccanismo che qui ripercorre l’improbabile e claustrale educazione che l’anziano Arnolfo pretende di imporre ad Agnese, che intende sposare, per garantirsene la fedeltà. Si tratta infatti, oltre che di una traduzione, di una riscrittura ottenuta adoperando i modi di dire e di fare isolani. Il risultato è un testo estremamente efficace che, mantenendo intatta la sua struttura drammaturgica, restituisce il sapore e il colore della commedia originale. SABATO 22 APRILE 2017 - ORE 21.00 COMPAGNIA TEATRALE IL GRAFFIO GRAZIA SCUCCIMARRA in “SONO UNA DONNA LACEROCONFUSA” Musiche di Grazia Scuccimarra e Pino Cangialosi Grazia Scuccimarra, attrice comica di straordinaria intelligenza e cultura, sa come prendere il suo pubblico, lo travolge con la sua verve, con la sua maliziosa analisi dei pregi e dei difetti di chi ci circonda, con la sua critica irriverente della società e della politica. Sempre in modo gradevole, però, attraverso un esilarante e serrato dialogo con il pubblico che si riconosce nelle situazioni che racconta, e che si sbellica dalle risate. La cura del proprio benessere, tra i vari trattamenti cui bisogna sottoporsi, dovrebbe prevedere come prescrizione medica obbligatoria “uno spettacolo di Grazia Scuccimarra almeno una volta l’anno”. Gli effetti benefici sono molteplici: restituzione della dignità linguistica, elevazione morale, stimolazione emotiva per chi intenda “pensare” e, soprattutto, tante e continue risate a fini catartici e liberatori. Due brillanti e scoppiettanti ore di palcoscenico per puntare il dito contro i paradossi della società (enti, persone, concetti, esperienze che hanno compromesso la scala di valori a cui si è creduto per tanto tempo). In altri termini, una satira serrata e mordente, un esilarante corso di orientamento “all’esistere”, una lezione semplice e irrevocabile, diretta e micidiale, arguta e sofisticata, nello stile intelligente, appassionato e coerente tipico di Grazia Scuccimarra. Lo spettacolo gode di un ritmo battente, di tempi comici eccellenti e di molti momenti felici e irresistibili, che offrono l’occasione di grandi risate ed applausi a scena aperta. biglietto serale: € 10,00 - ridotti: € 8,00 abbonamento per 11 spettacoli: € 66,00 mini-abbonamento per 6 spettacoli a scelta: € 36,00
Informazione da: Comune Porto Torres

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