Maxi progetto, una “fattoria energetica” nel mare dell’Argentiera

Una ditta chiede una concessione ventennale per produrre elettricità dalle onde. Il piano prevede l’installazione di 10 piattaforme a oltre un chilometro dalla costa

SASSARI. Dieci moduli galleggianti lunghi 15 metri e larghi 8, ancorati a un chilometro e mezzo dalla costa tra l’Argentiera e Porto Palmas. In grado di produrre energia elettrica dalle onde.

Questo il progetto presentato al ministero delle infrastrutture e dei trasporti che da qualche giorno ha iniziato il suo lungo iter burocratico. Con una richiesta di concessione demaniale della durata di 20 anni di uno specchio d’acqua di circa 5 ettari per «realizzare e mantenere un impianto off-shore di generazione di energia elettrica di fonte oceanica». A metterlo nero su bianco la Ten Project, ditta specializzata nei servizi integrati per energie da fonti rinnovabili e infrastrutture con sede a San Giorgio del Sannio, nel Bresciano, tra i leader nazionali nel settore della generazione di energia off-shore.

Progetto arrivato sui tavoli della capitaneria di porto di Porto Torres, competente per l’avvio dell’istruttoria della domanda di concessione demaniale, lo scorso 13 dicembre, e divenuta ufficiale, dopo una serie di integrazioni richieste, il 1 febbraio. Lì rimarrà per 30 giorni, a disposizione di chiunque ritenga di avere interesse in merito, per le osservazioni. E, in seguito, si imbarcherà in un complesso iter che, come primo passo, prevede l’avvio di una conferenza di servizi a cui saranno chiamati a partecipare tutti gli Enti, a vario titolo, coinvolti.

A iniziare dal Comune di Sassari, dentro il territorio del quale ricade il tratto della costa interessato, e che dovrà inoltre rilasciare tutta una serie di autorizzazioni per lo «scarico a terra» dell’energia, previsto tramite cavi sottomarini che raggiungeranno una cabina di distribuzione costruita sulla la costa, collegata sulla linea esistente a quella di Palmadula, con il benestare dell’Enel che sarebbe già nelle carte depositate.

La “wave farm” potrebbe essere solo la prima di una serie. Il tratto di costa di fronte a Capo Argentiera sarebbe infatti uno dei più “redditizi” del Mediterraneo, sia per il moto ondoso costante, presente in tutta l’area nord ovest, sia per la facilità di accesso a terra dei cavi di collegamento, che secondo il progetto saranno contenuti in un hub centrale sotterrato un metro sotto il fondale del mare, in un canalone sabbioso che collega l’area individuata alla riva.

La zona proposta dalla Ten Project è di 54mila metri quadri, a circa un chilometro e mezzo di distanza dalla costa, in una conca sabbiosa di 40 metri di fondo. Il progetto di massima prevede l’installazione di dieci moduli galleggianti lunghi 15 metri e larghi 8 ancorati al fondo e dotati di corpi morti oscillanti e turbine da 100kw, che a regime dovrebbero produrre 1 Mw di energia.

I moduli, secondo quanto assicura la Ten Project, che ha fatto installazioni simili anche in luoghi di grande pregio turistico come Pantelleria, non sono assolutamente impattanti. Spuntano dall’acqua poco più di un metro e, secondo le simulazioni, non sarebbero visibili dalla spiaggia dell’Argentiera, per la copertura di un promontorio roccioso, e solo parzialmente visibili da Porto Palmas e dall’affaccio al mare all’ingresso del borgo minerario.

Rimangono però tantissime le questioni che meritano un approfondimento. Soprattutto se la wave farm della ditta bresciana non fosse l’unica a coltivare energia nelle acque del nord ovest dell’Isola: dall’impatto ambientale e paesaggistico, al disturbo delle rotte della pesca costrette ad aggirare l’area interdetta, finendo con le reali ricadute sul territorio. Che devono essere ben altre rispetto ai risibili guadagni portati a casa con le torri del vento. Che, nonostante lo spirito green dell’eolico, hanno finito per sfregiare i crinali dei monti senza che in cambio arrivasse praticamente niente.

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