In via Cima il primo condominio solidale

I racconti dal palazzo dove nessuno litiga, si collabora per tinteggiare le scale e le riunioni tra inquilini si fanno in pizzeria

SASSARI. C’è Enrico, impiegato con due figli, che quando è in ferie coinvolge i gli altri inquilini per ritinteggiare le scale della palazzina e sistemare nell’androne alcuni specchi messi a disposizione da una signora del piano di sopra. Ci sono Rita e Stefania, che nel tempo libero cercano di trasformare in un piccolo giardino il campetto incolto davanti all’isolato, mentre la mattina chiamano a raccolta tutte le vicine di casa per fare ginnastica dolce e lunghe passeggiate. E poi c’è Veronica, che nei pomeriggi apre le porte del suo appartamento per offrire a tutti una tazza di the. Non siamo nella civilissima Svezia, ma a Sassari, precisamente al numero 6 di via Cima, dove ieri è nato ufficialmente - con tanto di targa svelata davanti al sindaco Nicola Sanna e di rinfresco con i palloncini - il primo condominio solidale della città. Al quale presto se ne aggiungeranno altri in via Rockefeller, in via Dalmazia e nella borgata di Caniga. Tutto grazie a una curiosa e fortunata iniziativa che si chiama “Condominio solidale” e punta dichiaratamente a rendere i «vicini più vicini». Finanziato dalla “Fondazione con il Sud” e in piccola parte dal Comune, il progetto qui in città è portato avanti nella fase operativa dalla Uisp e in quella comunicativa da Data Symposium.

Per quanto riguarda i rapporti tra chi convive nello stesso palazzo si tratta di una vera e propria rivoluzione. Basti pensare che le tanto temute riunioni di condominio, dove ci si prepara a scontri feroci e interminabili magari per decidere se cambiare o no la serratura dell’ingresso, sono un ricordo fantozziano. Nei condomini solidali, al contrario, le assemblee si tengono in pizzeria o nel corso di una grande arrostita. «Investire sulla pianificazione sociale - spiega Cecilia Sechi, promotrice dell’idea - significa preparare le condizioni ambientali e culturali per permettere alla città di esprimere appieno il proprio potenziale di comunità. Via Cima - continua - è nel suo piccolo il paradigma di molti dei moderni contesti abitativi: un luogo in cui i rapporti erano rispettosi ma formali, esistenti ma distanti. Un luogo in cui si è palesata con forza la necessità che la gestione della vita di condominio vada ripensata e riprogettata a partire dalle buone prassi dei singoli». In mesi di lavoro, i condomini di questo palazzo sono riusciti a costruire relazioni che ad avvio progetto erano ancora deboli, o inesistenti, a fare della propria abitazione un luogo di relazioni. «Pensare - conclude Cecilia Sechi - che all’inizio l’idea era stata bocciata perché considerata un’utopia».

Veronica è una delle più attive promotrici del progetto nel palazzo. «Prima - racconta - molti di noi si chiamavano per cognome, mentre adesso ci divertiamo a convocare le riunioni condominiali scambiandoci dei bigliettini sotto la porta. Ormai tutto è più facile. Sono contenta di averci creduto sin da subito, alla faccia di chi pensava fosse una pazzia. Dopo

aver fatto i lavori nell'ingresso, abbiamo anche pensato di mettere una fioriera, ma la signora del primo piano per ora non è d’accordo. È vero, siamo la maggioranza ma perché imporglielo? Potrebbe sempre cambiare idea da sola. Le persone hanno bisogno di tempo».

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