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G8, processo alla Cricca

«Risarcite La Maddalena» Comune parte civile: «Nell’arcipelago i danni maggiori per le incompiute»

A Perugia in aula soltanto De Santis e Rinaldi, nuova udienza il 28 novembre

PERUGIA. La richiesta di risarcimento per La Maddalena approda in tribunale a Perugia. E il conto per la cosiddetta Cricca, che avrebbe gestito illecitamente gli appalti per il mancato G8, si peannuncia milionario. Per ipotizzare un saldo a diversi zeri, del resto, è sufficiente leggere in controluce la dichiarazione dell'avvocato Tito Lucrezio Milella: l'arcipelago «è la sede che ha riportato i danni maggiori per i reati commessi». Il legale, che agisce assieme al collega Gian Comita Ragnedda, ieri mattina ha preannunciato in aula la costituzione di parte civile al processo per i Grandi eventi per conto del Comune sardo per le incompiute.

Tra gli Enti che si sono presentati come soggetti danneggiati, dopo il ministero per le Infrastrutture nella scorsa udienza del 23 aprile, la richiesta di parte civile è stata annunciata per il dicastero dell'Economia e finanze assieme al Comando generale della Guardia di finanza (solo per alcuni capi di imputazione), tramite l'avvocatura dello Stato rappresentata in aula da Maria Grazia Scalas. Nella prossima udienza il collegio deciderà se ammettere gli Enti a partecipare al processo, e mentre si attende un passo avanti della Regione Sardegna, a passare la mano è la presidenza del consiglio dei ministri, che non si presenterà in aula come aveva annunciato in principio.

Tra gli imputati presenti a quella che si è rivelata una udienza prettamente tecnica solo Claudio Rinaldi, ex commissario straordinario ai Mondiali di nuoto di Roma 2009, e Fabio De Santis, ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana. Per gli altri 27 imputati (tra cui 11 società) di reati che vanno dall'associazione a delinquere alla corruzione, tra i quali spicca l'ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, hanno risposto all'appello solo gli avvocati nominati. A parte un legale, la cui assenza per motivi di salute ha determinato il rinvio dell'udienza al 28 novembre per legittimo impedimento.

Sul procedimento contro il sistema "gelatinoso" degli appalti descritto dai pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi - che dopo le indagini hanno passato il testimone al sostituto Massimo Casucci - pesano ancora diverse questioni da dipanare.

Prima tra tutte, la competenza territoriale di Perugia, sopraggiunta con l'iscrizione nel registro degli indagati del giudice romano Achille Toro e ora ritenuta decaduta da alcune difese dopo l'uscita di scena del magistrato con un patteggiamento a 8 mesi. Punto sul quale sono iniziate le schermaglie tra le parti, preludio di una battaglia che si consumerà nelle prossime udienze.

Per sciogliere un ulteriore nodo bisognerà attendere il 15 gennaio, data attesa per il pronunciamento della Corte costituzionale sulla norma che lega più procedimenti giudiziari. Questione di legittimità, sollevata dal Gup di Lecce, che potrebbe modificare la sede del procedimento approdato a Perugia.

Il pronunciamento della Consulta potrebbe infatti determinare il trasferimento delle udienze, se dovessero venire meno i requisiti che hanno determinato la competenza territoriale del capoluogo umbro appunto per la vicenda Toro, come sede competente a giudicare i magistrati di Roma (nella fattispecie per il reato di rivelazione di segreto d'ufficio). È stata proprio la connessione tra i reati a portare a Perugia l'indagine - e ora il processo - trascinando con sé anche i fascicoli relativi ai filoni di Roma e Firenze.

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