Il caso guidi sulla legge navale

Scanu ostacolo alla cricca «Dobbiamo fermarlo»

SASSARI. Un pazzo che non si riesce a fermare neanche con il bazooka. Questo pensava di Gian Piero Scanu la cricca di Gianluca Gemelli, l’ex compagno della ex ministra Federica Guidi, finito nei guai...

SASSARI. Un pazzo che non si riesce a fermare neanche con il bazooka. Questo pensava di Gian Piero Scanu la cricca di Gianluca Gemelli, l’ex compagno della ex ministra Federica Guidi, finito nei guai nell’inchiesta petrolio. Il deputato olbiese, capogruppo Pd in commissione Difesa, era finito nel mirino del comitato d’affari che agiva nell’ombra del governo per avere chiesto chiarimenti sul Programma navale. La presa di posizione di Scanu non era gradita neanche all’interno del suo partito. Lui con coraggio ha denunciato in modo pubblico le pressioni sui componenti della commissione. Ma dalle intercettazioni dell’inchiesta che ha travolto l’ex ministro Guidi e ha gettato più di un’ombra sul governo Renzi è emerso come il comportamento di Scanu sia stato di ostacolo alle operazioni della cricca.

La vicenda risale al 15 gennaio 2015. La legge navale, ferma da un anno, doveva avere il parere della commissione per essere sbloccata. Era stato lo stesso ex ministro Federica Guidi, su sollecitazione dell’ex compagno Gianluca Gemelli, a chiedere l’11 dicembre 2014 di velocizzare i tempi. La Guidi aveva inviato una nota alle Camere per avere un parere il prima possibile. Il Senato aveva dato il via libera. Ma alla Camera dei deputati Scanu con coraggio impone lo stop al provvedimento. Il capogruppo Pd della commissione chiede una proroga per analizzare i costi. La ottiene e in quei giorni di inizio 2015 viene a scoprire che dei 5,4 miliardi stanziati solo 3,8 saranno destinati al rinnovo della flotta. Scanu chiede chiarimenti al governo sul tesoretto di 1,6 miliardi che doveva essere destinato al pagamento dei mutui. Il sottosegretario alla Difesa Gioacchino Alfano ammette che il governo ha deciso di finanziare il programma navale in modo diretto, in modo da evitare i finanziamenti bancari. Con quella somma si compreranno altre navi.

Scanu non ci sta, per lui quel tesoretto non più necessario per comprare navi da guerra, deve ritornare alle casse dello Stato per essere utilizzato in modo diverso. Il 15 gennaio Scanu ribadisce di non essere ancora pronto a presentare la sua proposta di parere. Non solo, denuncia pubblicamente «le pressioni che da diverse parti sono state esercitate su diversi componenti in modo da poter orientare il parere». In commissione scoppia la bagarre. Dal suo stesso Pd arrivano pesanti accuse. In un video dei deputati del Movimento 5 Stelle si vede Scanu che urla «Io sono un uomo onesto».

Che l’opposizione di Scanu agiti il Pd emerge anche dalle intercettazioni. L’ammiraglio Giuseppe De Giorgi, capo di Stato maggiore della Marina, indagato in un altro filone dell’inchiesta, chiama Gemelli per lamentarsi. E dopo avere definito il sottosegretario Alfano «una testa di c...o», è il turno del deputato olbiese. «Scanu ha fatto il pazzo... Il gruppo Pd è contro di lui, dicendo “facciamo una riunione, adesso noi non siamo d’accordo su come porti avanti le cose”...». E in un colloquio con De Giorgi si sente un’altra voce che fa il nome di Scanu. «Una cosa indecente... guarda mi devi credere. Ma... per la commissione? Tanto loro poi vanno via... Scanu.. guarda è... vuole rivedere le stesse cose? Ma quante volte le vuole vedere? (...) cioè... ma possibile... uno di questi... non si riesce a fermare neanche... con il bazooka?».

No, non si riesce, perché il 20 gennaio la commissione vota, ma decide che quel miliardo e 600 milioni deve essere utilizzato per ripianare il debito pubblico. Questa deve essere la priorità. E in caso il governo dovesse decidere di comprare altre navi dovrà prima avere il nulla osta del Parlamento. Scanu ha utilizzato per portare avanti la sua battaglia proprio il “lodo Scanu”, un articolo inserito in una legge del dicembre 2012 che di fatto ha ribaltato i ruoli tra parlamento e

ministero della difesa. Fino all’elaborazione di quella legge tutte le decisioni sulle spese militari e sulle strategie venivano prese dall’esercito e dal ministro. Dopo l’approvazione della norma, e in particolare di quell’articolo scritto da Scanu, a scegliere è il parlamento. (l.roj)

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