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Niente “pocket money”, operatrice del centro di accoglienza in ostaggio dei migranti

Alta tensione a Sarule, denunciati per sequestro di persona cinque giovani africani ospitati nell’agriturismo Donnedda

SARULE. L’allarme è scattato nel pomeriggio. Con una telefonata al 112. Una richiesta d’aiuto arrivata al centro operativo dei carabinieri dal Centro di accoglienza profughi nelle campagne di Sarule. «Carabinieri, qui è scoppiata una rivolta, la situazione è estremamente difficile visto che alcuni migranti hanno preso in ostaggio un’operatrice della struttura». I carabinieri sono arrivati immediatamente nell’agriturismo “Donnedda”, immerso nelle verde nelle campagne alla periferia del paese in direzione del santuario della Madonna di Gonare. Tensione altissima. Urla. Proteste. E l’arrivo dei militari non è certo stato accolto nel migliore dei modi.

La situazione all’interno della struttura agrituristica, trasformata temporaneamente in Centro di accoglienza per migranti, era veramente complicata. Cinque o sei ospiti, tutti africani, pare provenienti dalla Costa d’Avorio e dalla Nigeria, si erano trincerati all’interno dell’agriturismo tenendo in ostaggio la mediatrice culturale nuorese che stava svolgendo regolarmente la sua attività con i profughi.

I carabinieri hanno immediatamente avviato le trattative per consentire il rilascio della ragazza. Ma non è stato facile, visto che prima hanno dovuto ascoltare le rivendicazioni degli altri ospiti del Centro che erano rimasti fuori e fatto da portavoce dei cinque più agguerriti barricati dentro casa.

Motivo della protesta è stato quello consueto, che purtroppo si verifica con una certa frequenza in tutte le strutture che ospitano migranti: il mancato pagamento dei “pocket money”. Senza soldi, gli ospiti della struttura sono costretti a non potersi allontanare neppure per andare a incontrare i loro connazionali ospitati nei paesi vicini.

La trattativa tra i carabinieri e i cinque che stavano tenendo in ostaggio la mediatrice culturale è andata avanti per oltre un’ora, con la supervisione della Prefettura che ha seguito ogni fase della vicenda, che non ha comunque mai raggiunto livelli di grande pericolosità, anche se i cinque non ne volevano sapere di arrendersi e liberare la ragazza, alla quale non è stato fatto assolutamente nulla, anche se la paura è stata molta.

Solo dopo alcune ore, i “sequestratori” sono stati convinti a rilasciare la ragazza e arrendersi ai carabinieri, che li hanno presi in consegna e portati in caserma per identificarli e procedere nei loro confronti, così come previsto dalla legge. I cinque sono stati denunciati per sequestro di persona, violenza privata e altri reati e quindi e non è improbabile che la loro posizione possa aggravvarsi fino a prevedere l’allontanamento dal Centro di accoglienza di Sarule e anche altri misure ancora più rigide.

Quello nelle campagne di Sarule è uno dei centri di accoglienza dislocati nel Nuorese e in Ogliastra nei quali sono ospitati poco più di un centinaio di profughi arrivati in Sardegna dopo essere stati soccorsi in mezzo al mare. Qualche mese fa, alcuni migranti avevano protestato davanti alla Questura. Poi, c’era

stato il caso del gruppo di profughi che voleva raggiungere a piedi il nord Italia ed era stato intercettato lungo una delle strade che collegano la Barbagia a Nuoro. La loro presenza è stata sempre discreta e la popolazione nelle varie realtà li ha sempre accolti con affetto. (plp)

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