Allarme spopolamento in Sardegna, entro il 2050 spariranno 166 paesi

In meno di 60 anni i paesi del centro hanno perso il 40 per cento dei residenti. I sindaci dei piccoli Comuni chiedono l’immediato intervento della Regione

SENNARIOLO. La Sardegna dell’interno scompare. Un processo lento e inesorabile che va avanti dagli anni ’50. Lo spopolamento ha colpito il 60 per cento dei paesi dell’isola. Il quadro dell’emergenza è stato dato in un convegno organizzato in uno dei paesi sibolo dello spopolamento, Sennariolo, appena 183 abitanti.

Il tema. L’incontro aveva come tema “Spopolamento dei piccoli paesi. Fenomeno irreversibile? Quali politiche e quali strumenti per invertire la rotta?” L’evento, voluto dal sindaco Giambattista Ledda nella piccola realtà che amministra, organizzato dall’associazione Nino Carrus e dall’associazione Borghi autentici d’Italia, è servito non solo a lanciare l’allarme sulla situazione che vivono i piccoli comuni. Tra tagli e riforma degli enti locali rischia di diventare drammatica. Ad ascoltare il deputato Caterina Pes, Pd e l’assessore agli Enti Locali Cristiano Erriu.

2050. Si è cercato anche di formulare proposte per fermare un processo, quello dello spopolamento, che rischia di cancellare entro il 2050 gran parte dei piccoli centri sardi. Il rischio spopolamento nell’Isola incombe su 166 comuni con meno di mille abitanti, ma quelli che potrebbero sparire entro il 2020 sono 33. Davanti a una platea composta, da amministratori locali, imprenditori, operatori del sociale, pensionati e cittadini, è stato tracciato un quadro allarmante sul decremento demografico che continua a far diminuire il numero di abitanti dei paesi sardi. Fausto Mura, presidente dell’Associazione Nino Carrus, snocciola numeri da allarme rosso. «Negli ultimi anni – dice – oltre 16 mila abitanti hanno lasciato i nostri paesi e, stando alle proiezioni, altri 4 mila lo faranno nei prossimi tre anni. L’equivalente di 10 paesi di 2 mila abitanti inghiottiti da una forma di emigrazione che non prevede ritorno. Ma altri 20 mila si prevede che andranno via prima del 2030». Mortes apertas. Mentre il dibattito politico degli ultimi giorni è incentrato sulla creazione delle città metropolitane, a nessuno pare importare dello spopolamento che sta colpendo le aree interne dell’isola.

«Per fermare lo spopolamento – hanno detto i sindaci intervenuti nel dibattito – servono politiche serie, servizi efficienti. Servono anche occasioni di lavoro per i giovani». I progetti non mancano: e tutti guardano verso la promozione delle bellezze dei territori e la valorizzazione delle peculiarità locali. «Non possiamo continuare a metterci una maschera a uso e consumo di chi viene a trovarci il sabato e la domenica in occasione delle Cortes apertas e dal lunedì rientrare nelle Mortas apertas – ha detto Emiliano Deiana, sindaco di Bortigiadas, uno dei paesi a rischio cancellazione».

L’inversione. Occorre invertire la tendenza. E bisogna farlo subito: denatalità, invecchiamento, disoccupazione, emigrazione, danno come risultato spopolamento. Mentre la giunta regionale, con l’assessore Erriu, sta lavorando al piano di riordino degli Enti locali, che prevede accorpamenti e razionalizzazione dei servizi di respiro regionale e contrazioni nell’ottica di un risparmio delle spese, i sindaci dei piccoli comuni chiedono che si tengano in considerazione le piccole realtà. «Le istanze che partono dai piccoli Comuni, devono essere ascoltate – ha detto Omar Hassan, sindaco di Modolo e presidente regionale della Consulta dei piccoli Comuni dell’Anci».

Umberto Oppus, direttore generale dell’Anci Sardegna aggiunge: «Si deve prendere coscienza che le problematiche esistono – sostiene –. Non si possono lasciare le piccole comunità senza scuole. Ben venga la riforma della sanità, ma questa deve essere integrata con il territorio: le piccole realtà non possono esistere senza la garanzia del lavoro». Giuliana Mura, sassarese che si occupa di progettualità: «Il disgregamento delle piccole realtà deve essere evitato». L’assessore Cristiano Erriu, al quale sono state affidate le conclusioni del dibattito, ha detto: «La giunta è felice di ascoltare le proposte che vengono dai sindaci, purché vadano nella direzione della semplificazione,

fondata da una maggiore cooperazione intercomunale, che significa: servizi più efficaci a costi migliori. La legge attualmente è all’attenzione della consulta per le autonomie locali, dopo ci sarà la discussione in aula. Quindi l’occasione per integrazioni e proposte ci sono».

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