Elezioni europee, il giudice: «I sardi sono discriminati»

Cagliari, accolto il ricorso presentato dall’Associazione dei diritti per le minoranze linguistiche. Deciderà la Corte costituzionale

CAGLIARI. Il sardo è una minoranza linguistica e nelle elezioni europee deve avere la stessa corsia preferenziale che la legge garantisce ai francesi della Valle D’Aosta, ai tedeschi del Trentino e anche agli sloveni del Friuli. Non possono esserci buoni e cattivi, privilegiati e bastonati davanti alla Costituzione. È questo il senso dell’ordinanza con cui il giudice del Tribunale civile di Cagliari, Ignazio Tamponi, ha accolto il ricorso alla legge elettorale del 1979 presentato a dicembre dall’Associazione per la tutela dei diritti dei sardi, col sostegno del Psd’Az, dei Rossomori e di Unidos.

Ora spetterà alla Corte costituzionale pronunciarsi sul caso e dire se i sardi sono oggi discriminati rispetto alle tre regioni addossate alle Alpi. La sentenza sul principio di uguaglianza arriverà certo dopo il 25 maggio e quindi fra due domeniche i sardi andranno a votare per Strasburgo ancora con lo status di «minoranza discriminata».

I commenti. «È una vittoria importante, la nostra, soprattutto perché abbiamo sconfitto Palazzo Chigi che si era opposto al ricorso», ha detto Flavio Cabitza il portavoce dell’Associazione. Entusiasta anche il collegio di difesa, con in testa l’avvocato Felice Besostri, che ancora una volta potrebbe avere la meglio su una legge elettorale. È lui il legale della vittoriosa battaglia contro il Porcellun (la legge elettorale nazionale) dichiarato incostituzionale dalla Consulta. Nella sfida giudiziaria cagliaritana, Besostri era affiancato dagli Luisa Armandi e Roberta Campesi.

La discriminazione. È scritta nell’articolo della legge per l’elezione del Parlamento europeo che assegna solo a tre minoranze (francfone, tedesca e slovena) la corsia preferenziale di eleggere un europarlamentare senza sottostare allo sbarramento nazionale del 4 per cento purché «siano in coalizione con altre liste presenti in tutte le cinque circoscrizioni».

Scrive il giudice: «Non esiste oggi una valida giustificazione del trattamento diverso che è riservato dalla legge alle altre minoranze linguistiche albanese, catalana, greca, croata (l’elenco è lungo) fino a quella sarda, nonostante siano riconosciute come tali dalla legislazione nazionale». E sono minoranze anche per la Carta europea dei diritti che recita e tutela «il diritto a una reale uguaglianza politica, economica e sociale fra le persone appartenenti a una minoranza e quelle della maggioranza nazionale». Principio ribadito di recente dalla stessa Consulta: «La tutela delle minoranze

è un principio fondamentale dell’ordinamento» e va riconosciuto «in favore di tutte indistintamente» anche nelle elezioni europee. Se non in quelle del 25 maggio, di sicuro nelle prossime, anche se a ribadire il concetto dovrà essere la Corte costituzionale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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