di Enrico Carta
CABRAS. Altro che sentenza. Doveva essere così, invece è tutto rinviato all'11 giugno. E il nuovo slittamento arriva, ancora una volta, tra colpi di scena procedurali e controparti che proseguono la loro battaglia su sponde diverse che non arriveranno mai a coincidere. Se Doddore Meloni irrompe ancora una volta in udienza con la sua richiesta di poter effettuare spontanee dichiarazioni in sardo, il pubblico ministero Armando Mammone di fronte alla decisione del giudice monocratico Francesco Mameli di un ulteriore breve rinvio, decide come ulteriore mossa di cambiare il capo d'imputazione. Oltre al danneggiamento ambientale, che rimane tale e quale, il reato di abuso edilizio generico sparisce per fare posto a quello di abuso edilizio in zona sotto tutela paesaggistica. Si passa dall'eventualità di una condanna con una semplice contravvenzione a una condanna penale nel senso più stretto del termine. Per sapere come andrà a finire questo processo interminabile contro il drappello di indipendentisti che occupò l'isola di Mal di Ventre nell'estate del 2008 proclamando l'istituzione della repubblica, ci sarà quindi da attendere ancora un po'. La possibilità di un ennesimo rinvio si materializza nell'aula del tribunale di Oristano attorno alle tre del pomeriggio. L'udienza di ieri, fissata per mezzogiorno, doveva essere quella conclusiva. Succede invece che come prima mossa Doddore Meloni - è imputato assieme a Felice Pani (50 anni di Terralba), Paolo Peddis (61 anni originario di Domusnovas e residente a Marrubiu), Alessandra Meli (35 anni di Solanas), Sandro Mascia (45 anni di Terralba, tutti difesi dall'avvocato Cristina Puddu) e Francesco Cascili (32 anni di Terralba, difeso dall'avvocato Giuseppe Motzo) - chiede di poter effettuare spontanee dichiarazioni. È un diritto degli imputati e il giudice glielo concede. Solo che, ovviamente, l'ispiratore del movimento politico nonché presidente della repubblica di Malu Entu, quelle dichiarazioni le vuol fare in sardo come già nelle precedenti udienze. Il pubblico ministero Armando Mammone, che già si preparava a discutere, si oppone alla richiesta. Il giudice Francesco Mameli va in camera di consiglio, ma quando esce non ha la decisione in mano e preannuncia un rinvio dell'udienza a domani. Invece no, perché a quel punto la pubblica accusa decide che il capo d'imputazione va cambiato e il reato contestato diventa ben più grave. Da ora non si parla più di abuso edilizio generico, perché sull'isola protetta da tantissimi vincoli sarebbero stati eseguiti dei veri e propri lavori in muratura nel momento in cui gli indipendentisti provarono a ripristinare i muri e il tetto del vecchio rifugio dei pastori. A questo punto la difesa, che già aveva contestato duramente l'opposizione del pubblico ministero alla richiesta di Doddore Meloni sull'esprimersi in sardo - diritto invece sancito dalla legge -, chiede il rinvio alla luce del nuovo capo d'imputazione e c'è ben poco da fare se non aggiornare l'udienza. Si torna in aula l'11 giugno per la sentenza. Ma a questo punto, per quello che sembra un processo interminabile, un forse ci sta d'incanto.
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27 marzo 2012