Quindicenni fra droghe e alcol

Risultati allarmanti dal test condotto nelle scuole

    di Pierluigi Carta  CAGLIARI. Un quindicenne su tre beve alcolici, quattro su cento ammettono di aver usato droghe almeno qualche volta: è l'esito, ancora parziale ma già sconcertante, del questionario diffuso nelle prime classi delle scuole in base al progetto 'Alchohol imprinting' ideato dal Centro per il trattamento dei disturbi psichiatrici alcool-correlati della Asl 8, diretto da Graziella Boi, psichiatra del dipartimento di Salute mentale.  Presentati ieri ri mattina alla sala congressi della cittadella universitaria di Monserrato, i risultati del test abbozzano i tratti di una realtà giovanile che ha un rapporto quantomai disinibito con l'alcol, sostanza usata abitualmente da un gran numero di giovani i cui effetti su organismo e psiche però risultano oscuri o totalmente sconosciuti ai teenager: «I danni non sono solo fisici - ha spiegato Graziella Boi - anche gli effetti psichiatrici possono costituire un rischio realistico. Come depressione, fobia sociale, attacchi di panico o la "drunkoressia" per le ragazze più giovani». Il termine, non ancora accettato dalla medicina ufficiale, identifica l'abitudine di mangiare pochissimo per poter bere grandi quantità di alcol senza ingrassare. Il 33 per cento degli intervistati ammette di aver utilizzato alcolici (23 per cento), droghe (quattro per cento) o entrambe le sostanze (sei per cento). Quasi la metà afferma di usare l'alcol «per divertirsi in compagnia degli amici».  «Grazie a questo progetto, ancora in itinere, è stato possibile realizzare un'indagine conoscitiva, tra gennaio e marzo di quest'anno - spiega Graziella Boi - per testare il livello di consapevolezza dei ragazzi sui danni causati dall'alcol». In particolare in relazione all'insorgere di malattie psichiatriche. I dati sono stati poi analizzati grazie al contributo professionale di Rosa Cristina Coppola, direttore della scuola di specializzazione di igiene e medicina preventiva all'università di Cagliari. Su 1595 questionari anonimi, i ragazzi (47 per cento) e le ragazze (52 per cento) hanno risposto correttamente a meno della metà dei quesiti. Ciò dimostra quindi una scarsa conoscenza dei rischi legati all'uso e all'abuso della sostanza e i risultati rilevati non variano in base al sesso, all'istituto frequentato o al contesto socioculturale di provenienza.  Altro dato preoccupante: più di un quinto degli intervistati afferma che nel proprio giro di amici si abusa spesso delle bevande alcoliche o superalcoliche, il quattro per cento dichiara l'uso eccessivo nel proprio ambiente familiare.  Durante la conferenza, gli studenti che hanno preso parte al progetto hanno assistito alle relazioni di alcuni esponenti del mondo della medicina come Alfonso Spagnesi, psichiatra del dipartimento salute mentale dell'Asl 8, che afferma come «l'abuso di alcolici determini duemila volte più morti di tutte le altre droghe messe insieme». O Serafino Pusceddu, dirigente psichiatra dell'Asl 8, il quale ha ricordato che l'organizzazione mondiale della sanità considera come uso moderato l'assunzione di due o tre unità alcoliche (12 millilitri) al giorno per l'uomo e di una o al massimo due per la donna. «Per intenderci - conclude Pusceddu - un'unità alcolica corrisponde ad un bicchiere di birra da 330 ml, a 40 ml di superalcolico o ad un bicchiere di vino da 125 ml».  Luigi Balestrino, specialista in psichiatria, ha spiegato che secondo l'Istat è sempre più diffusa la tendenza a bere a ritmi compulsivi.
    25 marzo 2012

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