Montresta, il sindaco sfratta i videopoker dai bar

Febbre del gioco, anche nell’isola troppe vite rovinate. Dalla Planargia scatta un’offensiva. A Montresta un regolamento contro gli apparecchi mangiasoldi

MONTRESTA. «Cavour diceva che la tassa sul gioco d'azzardo è la tassa sugli imbecilli. Ma ora lo Stato ne approfitta. E' diventato uno Stato biscazziere: piazza slot machine ovunque e manda le famiglie sul lastrico». L'analisi tranchant è del sindaco Antonio Zedda, ex sardista e battagliero leader di una coalizione civica. Stanco di contare i caduti delle macchinette mangiasoldi, ha convocato uno psicologo e un sociologo, poi ha studiato un provvedimento della Regione Trentino, ha chiesto aiuto al segretario comunale e ha tirato fuori dal cilindro un regolamento che potrebbe entrare in vigore se dai locali non rimuoveranno quelle dannate scatole colorate che ammaliano e ingoiano monete.

«Non nego di avere qualche perplessità - dice -. Tocchiamo interessi forti», Ma la missione è più forte della paura ora che nel paese di seicento anime, i cittadini cadono come birilli colpiti dalla ludopatia (questo è il bizzarro nome che è stato dato alla dipedenza da gioco, d'improvviso non più sinonimo di gioia, ma di malattia), tant'è che il ministro della Salute, Balduzzi, nei giorni scorsi ha dichiarato «fosse per me vieterei i videopoker». Non potendo, ha detto che la dipendenza sarà considerata una patologia.

Zedda è un sindaco disponibile con tutti, così è diventato il confessore di tanti compaesani che raccontano di un futuro ipotecato, di chi non arriva a fine mese perchè i soldi per il pane se li è mangiati il videopoker. Sette macchinette, per l'esattezza, in tre locali, uno accanto al Banco di Sardegna. Nulla rispetto a Monfalcone (Gorizia) dove ne hanno piazzato 1500, una ogni 14 abitanti.

«Ho cercato di parlare con i gestori dei bar - dice il sindaco di Montresta - chiedendogli anche di rinunciare, ma sono perplessi, rispondono che se non giocano qui in paese vanno nei centri vicini, quindi tanto vale...». E allora non resta che la strada del regolamento approvato dalla maggioranza - la minoranza si è astenuta - che se non servirà a chi è stato stritolato dalla dipendenza, almeno restringerà il numero delle nuove vittime.

Il consiglio comunale in cui si è discusso l'argomento è stato particolarmente partecipato, segno che il disagio è molto forte. Zedda coglie l'occasione per una stoccata politica: «Lo Stato non ci ha interpellati quando ha soppresso le scuole medie, quando ha accorpato le elementari e la materna, quando sono stati tagliati i soldi del bilancio, in cambio continua a prelevare tasse su tasse, e non contento incrementa le sue entrate spronando al gioco d'azzardo».

Zedda e compagni per tenere in vita il paese ce la mettono tutta e sono appena riusciti a costruire un forno destinato al pane pistoccu, un'eccellenza del territorio, che potrebbe dare lavoro ad alcuni giovani «perchè non vadano via». Per promuovere il territorio immerso in un angolo incontaminato della Planargia e per nutrire i cervelli degli abitanti anche quest'anno promuoveranno «L'isola del teatro».

La scommessa è evitare che il Comune finisca tra quelli che
saranno soppressi, perchè l'identità resti, «perchè le scuole non vengano cancellate. Hugo diceva che per una scuola chiusa c'è una galera aperta - sottolinea Zedda -. Ci serve cultura, non videopoker».

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