di Ferdinando Camon
Dicono i giornali americani sotto la foto di Mario Monti: “Questo è l’uomo che può salvare l’Europa”. L’Europa ha un problema, che è l’Italia, e se Monti risolve il problema Italia, salva l’Europa. Monti risponde: “Spero di cambiare il modo di vivere degli italiani perché restino salde le mie riforme”.
E così alla domanda dei tanti che, quando lui diventava primo ministro, si chiedevano: per aprire una nuova epoca, dopo l’epoca berlusconiana, bisogna creare un nuovo uomo, che prenda il posto dell’uomo berlusconiano, può farlo Monti? Su questo giornale rispondevamo: no, è un tecnico, farà quadrare i conti e basta. Pare che ci abbia sentiti. E risponde: io non mi fermo ai conti, io voglio cambiare la vita degli italiani. Progetto grandioso. Il problema è se questo governo, così condizionato, non votato ma sottoposto al gradimento di un parlamento votato, può camminare su questa strada.
Per cambiare la vita, bisogna smuovere la società. Nella società italiana non c’è ricambio, non c’è selezione, non c’è merito. Se i figli degli alto-borghesi saranno alto-borghesi, i figli dei piccolo-borghesi saranno piccolo-borghesi, e i figli degli operai saranno operai, tutto è bloccato. Non c’è studio, ricerca, innovazione, perché non vale la pena. Le professioni dove si guadagna dai 3mila euro al mese in su vengono trasmesse dai padri ai figli, quelli che restano accessibili al popolino (ma ora neanche tanto, perché la crisi morde anche qui) sono i lavori intorno ai mille euro. Tra i notai, architetti, avvocati, farmacisti, politici, amministratori pubblici si ripetono sempre gli stessi cognomi. Sono posti inaccessibili al merito, per arrivarci uno deve poter contare sulla famiglia.
È giusta la domanda: perché la figlia del ministro Fornero insegna nell’università dove insegnano mamma e papà? Il sospetto è che non lo meriti, e che la potenza del padre e della madre chiuda gli occhi alla commissione che dovrebbe valutarla. Ma poniamo che invece se lo meriti. Dov’è che una ricercatrice brava può passare ad associata, o da associata a ordinaria, se non in una università amica? Esistono concorsi aperti al merito? Dove mai? In nessuna carriera, pubblica o privata, si accede o si prosegue se non per spinte o raccomandazioni o entrature varie. E questo per una ragione molto semplice. Perché il potere che può correggere questa stortura è il potere politico, il quale però esiste proprio in virtù di questa stortura, su questa stortura fonda la sua origine e la sua durata.
I politici lavorano per stipendi sui 15mila euro al mese, e l’accesso a questi stipendi è vincolato al gradimento dei partiti. La non-selezione, che è il male della nostra società, è anzitutto il male della classe che dovrebbe correggere la nostra società. Monti sta cercando, lodevolmente, di eliminare i vincoli che bloccano la società e ne impediscono il progresso, ma se voleva partire dai più evidenti e più dannosi, doveva partire da qui, dalla classe politica, poteri, stipendi, pensioni, bonus, e dai criteri di merito con cui viene selezionata. Criteri che in questi anni non esistono, non per l’inadempienza di qualche legge, ma in applicazione delle leggi.
Il pensiero dell’italiano medio è: per uscire dalla crisi pagheremo tutti qualcosa, ma chi ha più di me pagherà percentualmente più di me, e uscirà al mio livello. Non è così. Se la società aveva sperequazioni spropositate fra stipendio e stipendio e fra pensione e pensione prima della crisi, una volta uscita dalla crisi scoprirà che le sperequazioni sono aumentate. In Grecia va già così.
Tagliano tutto, dai salari minimi alle tredicesime e quattordicesime. Ma prima di tagliare un salario minimo non potevano togliere le quattordicesime? No, perché la classe che ha la quattordicesima ha più potere di quella che ha il salario minimo. Come da noi. Abbiamo una selva selvaggia di diritti e di privilegi. Ma quelli sono deboli e si possono ridurre, questi sono potenti e perciò intoccabili.
12 febbraio 2012