Alghero, torna il popolo delle primarie

Un desiderio di partecipazione non ancora ossidato dal disincanto

    di Paolo Catella Il popolo delle primarie torna a farsi sentire oggi ad Alghero e Selargius. Poi toccherà a Oristano. In tre comuni amministrati dal centrodestra si misurano le potenzialità di un’alternativa. Le primarie, «mito fondativo» del vecchio Ulivo, come le definì Parisi, restano una grande opportunità democratica nell’epoca oscura del «Porcellum».

    Alghero, con i suoi sei candidati, è stata nelle ultime settimane un laboratorio politico vivace, anche polemico. Ma dove gli avversari (a anche qualche simpatizzante preoccupato) vedono confusione, altri possono a buon diritto riconoscere ricchezza. A questo servono le primarie: a mettere in competizione le idee di uomini e donne che si confrontano con l’obiettivo di costruire pubblicamente consenso.

    In Italia si sono ormai tenute più di cento consultazioni di questo tipo (nella città catalana è la terza) e il successo che le ha quasi sempre accompagnate testimonia di un desiderio di partecipazione non ancora ossidato dal disincanto e dalla rassegnazione. Non sfugge, la consultazione algherese, alla parabola della «patata bollente» descritta dal politologo Gianfranco Pasquino, secondo la quale i partiti, sempre più deboli e meno legittimati, si appellano ai propri elettori perché assumano decisioni che loro non riescono a prendere. La rinuncia a una candidatura forte come quella di Mario Bruno, che ha preferito ritagliarsi un ruolo da king maker, ha condotto il Pd a una triplice designazione. E anche dentro Sel non sono certo mancati i conflitti. Ma non è detto che questo sia un male, quando è ormai noto che il popolo delle primarie è più sensibile alle caratteristiche personali dei concorrenti che attratto da logiche di appartenenza.

    L’elemento determinante sarà, ancora una volta, la capacità dei candidati di interpretare il clima di opinione che è cambiato, come hanno dimostrato gli ultimi test elettorali di Cagliari e Olbia. C’è un elettorato che, dopo le illusioni seminate dal berlusconismo e dalle sue declinazioni locali, pretende progetti credibili e un cambiamento vero. Un elettorato probabilmente più ampio di quello che fa tradizionalmente riferimento ai partiti della sinistra.

    Uno studioso delle dinamiche della democrazia, Luciano Fasano, ha definito la partecipazione alle primarie un voto «sincero», cioè direttamente legato alla qualità del candidato preferito, al valore aggiunto che gli viene attribuito come guida della comunità. Nella scelta non mancano, naturalmente, considerazioni più complesse, legate alle reali o presunte possibilità di vittoria alle Comunali. Ma un voto «sincero» è un buon segno. Specie se destinato a fare la differenza con chi nella politica vede solo un lubrificante delle clientele. Ce n’è bisogno, non solo ad Alghero.
    12 febbraio 2012

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