I colleghi del prof pestato: c'è troppa permissività Studenti oggi in sciopero

Caso isolato. O spia di qualcosa che, nel mondo dell'istruzione, non va. E che a volte esplode anche con le botte a un professore. Oggi alle 8.30 gli studenti rispondono alla violenza con uno sciopero. Ma il dibattito è aperto

    CAGLIARI. Caso isolato. O spia di qualcosa che, nel mondo dell'istruzione, non va. E che a volte esplode anche con le botte a un tranquillissimo professore. Oggi alle 8.30 gli studenti rispondono alla violenza con uno sciopero. Ma il dibattito è aperto. La scuola, che di solito interroga, questa volta le domande le fa a se stessa. L'episodio dell'istituto Marconi di Cagliari, scenario il 30 gennaio di una doppia aggressione, con uno studente che ha mandato all'ospedale il suo professore, riaccende la spia negli uffici di Provveditorato, Provincia, Regione, Ministero. Il primo a rispondere è il provveditore Enrico Tocco: «Violenze a scuola? No, soltanto episodi rarissimi: non è la regola» «Devo ancora sapere bene che cosa è successo - continua il numero uno dell'istruzione nell'isola - e attendo, prima di pronunciarmi, la relazione del preside. E le decisioni, nel rispetto dell'autonomia, degli organi interni. Ma posso dire che la scuola sarda non è violenta». La prima reazione istintiva - e questa volta si torna al singolo caso - è lo sciopero degli studenti: questa mattina i ragazzi del Marconi, circa cinquecento, non saranno in aula, ma davanti ai cancelli dell'istituto di via Pisano. La rabbia è montata ieri con la lettura dei quotidiani che riportavano la notizia del duplice assalto alla cattedra da parte di un loro coetaneo. Ed è diventata assemblea. Di ragazzi che non vogliono passare per studenti di una scuola violenta. E che con la manifestazione di oggi vogliono spiegare che al Marconi si studia e non si passa il tempo a picchiare i professori.

    «Il clima nel nostro istituto non ha nulla di diverso - spiega il comitato studentesco - o da invidiare agli altri istituti scolastici». Un invito a guardare al passato: «L'istituto - continuano i ragazzi - si è sempre distinto per i progetti, le manifestazioni, le iniziative e le attività sociali e solidali a cui ha partecipato negli anni». E a testimonianza di questo c'è lo striscione, appeso davanti alla scuola, con l'invito alla liberazione di Rossella Urru. «Un episodio grave - spiega il vicepreside e prof di religione Giampiero Farru, "anima" di Sardegna Solidale - ma circoscritto: deve essere valutato di per sé, non come spia di chissà che cosa. Un episodio che non può rovinare quanto di buono viene fatto nel nostro istituto: chi si diploma, per il livello di specializzazione assicurato dalla nostra scuola, trova subito lavoro. Il Marconi ha sempre sostenuto la lotta alle mafie e il rispetto della legalità: questo insegniamo ai nostri ragazzi». Però, in generale, un caso da non sottovalutare secondo colleghi ed ex colleghi della vittima. Che invitano a una riflessione più generale sul mondo della scuola.

    «L'episodio dell'aggressione a un docente - spiegano Gino Deplano e Giuseppe Lecis che per anni hanno lavorato insieme alla vittima del pestaggio - da parte di un alunno è un fatto gravissimo ed è rivelatore di un clima teso che si vive nella scuola odierna dove l'atteggiamento spesso troppo permissivo fa credere ai ragazzi di essere autorizzati a compiere azioni che spesso sono contro le regole di comportamento previste nella scuola». Solidarietà al prof: «Sappiamo che svolge in modo esemplare il suo lavoro e che cerca di far rispettare disposizioni ministeriali e il regolamento d'istituto». Il dirigente scolastico Raffaele Rossi preferisce non commentare l'episodio. Ma rassicura: «Nella nostra scuola - spiega - tutti, personale docente e non docente, ci adoperiamo perchè questi episodi non accadano mai». La parola, oggi, di nuovo agli studenti del Marconi.

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    11 febbraio 2012

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