Regali e omaggi ai politici: per gli Statuti sassaresi era vietato già nel XIV secolo

I privati cittadini non potevano invitare il podestà a incontri conviviali, ad eccezione delle feste per il Natale o la Pasqua

    di Eugenia Tognotti A proposito di etica pubblica e della circolare Monti sul taglio delle spese nella pubblica amministrazione. C’è negli Statuti sassaresi, entrati in vigore nel XIV secolo, quando la città cominciò a reggersi nelle forme istituzionali del Comune italiano, un curioso divieto: «Qui alcunu de Sassari non mandichet cum sa Potestate».

    I privati cittadini - pena il pagamento di una sostanziosa multa - non potevano invitare il podestà a banchetti o incontri conviviali, a meno che non si trattasse dei tradizionali conviti organizzati per le feste solenni di Natale o di Pasqua.

    Non sfugge, naturalmente, a così tanti secoli di distanza, la logica che lo ispirava: la necessità di assicurare l’imparzialità di una figura istituzionale su cui gravava la responsabilità del governo del comune e che esercitava la giurisdizione civile e criminale. Imparzialità che, evidentemente era considerata a rischio anche per un semplice invito a pranzo o a cena. La filosofia che ha dettato il decalogo del presidente del Consiglio è pressappoco la stessa, in tempi tanto diversi: assicurare l’obiettività dei funzionari, ma anche far crescere la fiducia dei cittadini nella funzione pubblica e nell’impegno dei funzionari a operare nell’interesse generale, senza farsi fuorviare da regali e favori. Insomma, per riprendere le parole precise, «i regali e gli omaggi ricevuti non devono compromettere l’indipendenza di giudizio, la correttezza operativa, l’integrità e la reputazione del dipendente e in ogni caso devono essere tali da non poter essere interpretati, da un osservatore imparziale, come finalizzati ad acquisire vantaggi in modo improprio».

    Il catalogo (Monti) è questo: massimo rigore nel rispettare e nel far rispettare una sobrietà assoluta nei comportamenti individuali per chi lavora per il ministero dell’Economia e la presidenza del Consiglio. Niente più lauti buffet, proliferazione di consulenti, sontuose celebrazioni di ricorrenze varie e inaugurazioni? Niente più dispendiosi e inutili convegni che, tra l’altro «sottraggono numerosi dipendenti al quotidiano impegno lavorativo». E, ancora, niente più regali importanti, come, del resto, già prevedeva il codice etico dall’allora ministro del governo Prodi, Padoa-Schioppa.

    Così, i doni dal valore superiore a 150 euro dovranno essere restituiti o devoluti all’amministrazione. Sarà poco, se vogliamo, una goccia nel mare degli sprechi e dei favoritismi in cui affonda il nostro Paese. Ma è già qualcosa, che apre il cuore alla speranza. Intanto, che la direttiva possa essere presto adottata anche dagli altri ministri, in linea con una politica tesa a centrare gli obiettivi di finanza pubblica definiti in sede europea. E, soprattutto, che il messaggio di sobrietà e di austerità attraversi ogni settore della pubblica amministrazione, a ogni livello, dalle Regioni (compresa la nostra) ai Comuni, cominciando dalla Capitale, dove in un solo anno, a quanto si è appreso in questi giorni, l’Agenzia del territorio, dipendente - ahimè - dal Ministero dell’Economia, ha speso, per spese di “rappresentanza” e comunicazione istituzionale, la ragguardevole somma di un milione e mezzo di euro, uno schiaffo in tempi di crisi come questo: convegni a Cortina, sontuosi regali di gioielleria come le uova di struzzo incise, eleganti scatole istoriate, pranzi e cene in ristoranti di lusso e così via sprecando. Si tratta di un segnale. Le deficienze e le disfunzioni della pubblica amministrazione, la gestione privatistica del potere pubblico si battono anche cominciando a colpire la rete delle protezioni, delle clientele, dei favori, che si estende lungo lo stivale, assai robusta anche qui, da questa parte del Tirreno.
    10 febbraio 2012

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