di Paolo Fois
Molte, importanti e complesse erano le questioni all’ordine del giorno del Consiglio europeo di Bruxelles dello scorso 30 gennaio. Nel corso di una maratona che li ha tenuti impegnati per l’intera serata, i 27 Capi di Stato e di Governo si sono occupati di rigore finanziario, di crescita ed occupazione, di interventi a favore dei paesi in difficoltà, di “governo” dell’eurozona. Questioni non nuove, ma ancora irrisolte: almeno dal marzo dello scorso anno, a partire dal del Patto “euro plus”, i 27 le avevano a più riprese affrontate, limitandosi tuttavia per lo più a rinviare a successivi Vertici soluzioni, che divenivano peraltro sempre più urgente.
A giudizio di molti commentatori, il bilancio di questo Consiglio europeo risulta per molti aspetti positivo. Con un laborioso compromesso, si è cercato un equilibrio fra l’esigenza di un rigoroso controllo dei conti pubblici e il perseguimento di una politica incentrata sulla crescita e l’occupazione, vivamente auspicata dai paesi “meno virtuosi”. All’esigenza di una politica di rigore è sostanzialmente ispirato il Patto di bilancio (il cosiddetto “Fiscal Compact”), approvato in linea di principio dai leader europei, ma senza l’adesione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, che sarà firmato in occasione del Consiglio europeo del prossimo marzo: la disposizione che maggiormente colpisce è quella che prevede l’inserimento nelle Costituzioni nazionali di una norma sul pareggio di bilancio, norma da approvare entro un anno dall’entrata in vigore del Trattato. Crescita ed occupazione sono invece l’oggetto di una articolata “Dichiarazione”del Consiglio europeo, fondamentalmente incentrata su tre assi: l’occupazione giovanile, il completamento del mercato unico, la previsione di interventi a favore delle imprese.
Per quanto riguarda l’equilibrio raggiunto fra le distinte esigenze del rigore e della crescita, un giudizio sostanzialmente positivo può essere condiviso, ricordando come a questo stesso equilibrio risultasse ispirata la mozione fortemente voluta dal Governo Monti ed approvata a larghissima maggioranza dalla Camera la settimana scorsa. Per contro, le conclusioni del Consiglio europeo lasciano alquanto perplessi ove le si valuti sotto il profilo della loro idoneità di dotare l’Europa di un governo veramente capace di allontanarla da quell’“orlo del baratro” al quale, secondo un’efficace espressione, si sarebbe da qualche tempo pericolosamente avvicinata.
Va osservato, in primo luogo, come quel poco che può trarsi in proposito dalle conclusioni del Vertice riguarda unicamente gli Stati dell’eurozona. E’ prevista l’elezione da parte di questi stessi Stati, a maggioranza semplice, di un presidente del Consiglio dell’area euro, con la possibilità che alle riunioni di tale Consiglio venga invitato il Presidente del Parlamento europeo. Rispetto alla Banca Centrale Europea, che molti avrebbero voluto vedere rafforzata nei suoi poteri, niente di significativo è stato invece concordato. In ogni caso, queste ed altre innovazioni (si pensi alle sanzioni che potranno essere comminate dalla Corte di giustizia nei confronti degli Stati che non rispettino gli obblighi in materia di conti pubblici) dipenderanno dalle sorti dal Patto di bilancio, la cui entrata in vigore interverrà quando almeno 12 Stati membri dell’area euro lo avranno ratificato. Il fatto che con questa regola si sia voluto aggirare la regola dell’unanimità non esclude certo che possa approfondirsi il divario, all’interno dell’Unione, fra i paesi tenuti ad osservare le regole del Patto e quelli che, avendo deciso di non ratificarlo, non sono sottoposti a quegli stessi obblighi.
A ben guardare, il dilemma che il Vertice lascia aperto è di sapere se i paesi dell’eurozona, più direttamente minacciati dalla crisi della moneta unica, siano tutti disposti ad accettare riforme più profonde, anche a prezzo di spezzare definitivamente quell’unità europea che continua oggi, sia pur faticosamente, a reggere. Le vicende future del discusso Patto di bilancio non mancheranno di darci al riguardo indicazioni di sicuro interesse.
10 febbraio 2012