L'assassino di Mascotti resta senza nome

Sassari, verso l'archiviazione l'inchiesta sull'omicidio del maestro ucciso in casa nel 2008. lL'assassino dell'ex maestro ammazzato a colpi di piccozza a casa, al terzo piano di via Canalis 6, è libero e potrebbe restarlo per sempre.

    di Elena Laudante SASSARI. Un'arma del delitto immaginata, ma mai individuata. Sangue, quello sì, trovato in grandi quantità sulla via di fuga dell'assassino. Rivelatosi inutile, però, ad incastrarlo. E ancora, un movente da spiegare con una rapina: eppure i soldi del maestro nessuno li aveva toccati. Peggio, convinzioni investigative che si infrangono e arretrano davanti alle "evidenze" probatorie.

    La fine della storia, nel delitto di Michele Mascotti, 83 anni, ucciso il 21 maggio 2008, ha tante interpretazioni. La sostanza è una sola: l'omicida dell'ex maestro ammazzato a colpi di piccozza a casa, al terzo piano di via Canalis 6, è libero e potrebbe restarlo per sempre. Dopo indagini complesse, caratterizzate da accelerate e improvvise stasi, la procura della Repubblica ha chiesto l'archiviazione per l'unico indagato. Al gip spetta la decisione, che appare scontata. Ultima scena di un assassinio da film horror. Il nome di un vicino di casa era stato il primo e unico ad essere associato all'ipotesi di omicidio volontario. Un'iscrizione così rapida - risalente a tre settimane dal delitto - che sembrava far presagire la soluzione del giallo.

    Ora è destinato a restare tale, perché la magistratura è arrivata a un punto morto, con l'obbligo di scegliere una strada per rispettare le procedure, che contano molto in un processo: l'obbligo di archiviare oppure tirare le somme per esercitare l'azione penale. Quest'ultima è stata scartata: impossibile proseguire con le prove raccolte finora dalla squadra mobile, coordinata dal sostituto procuratore Giovanni Porcheddu, in un'inchiesta seguita dal procuratore capo, Roberto Saieva. I perché di questa decisione sono racchiusi nell'atto col quale è stata sollecitata l'archiviazione al giudice delle indagini preliminari. L'indagato. Dal primo giro di interrogatori, gli investigatori avevano capito che nessuna faccia sconosciuta era passata per il condominio di via Canalis, il pomeriggio del 21 maggio 2008. Lo avevano assicurato i conoscenti che quel pomeriggio entravano e uscivano dal palazzo, per la veglia di una defunta, al piano inferiore rispetto a casa Mascotti. Per il medico legale Franco Lubinu l'orario era più o meno lo stesso, tra le 15 e le 17.

    La polizia aveva dunque scartato la possibilità che l'ex insegnante della scuola elementare di San Giuseppe fosse stato aggredito da un estraneo. Anche perché gli aveva aperto, nonostante la risaputa diffidenza. Quella che allora appariva una svolta era arrivata meno di un mese dopo: sui pantaloni di un vicino c'era una macchia che sembrava sangue. Il proprietario era stato sentito in qualità di testimone, poi quando la sua posizione sembrava mutare gli inquirenti avevano interrotto l'audizione e coinvolto un legale d'ufficio, Giampaolo Campus. Al quale era poi subentrato l'avvocato Pasqualino Federici.Il sospettato a quel punto era iscritto nel registro degli indagati, e per lui la scelta più sensata era ovviamente quella del silenzio. Non ha avuto bisogno di spiegare quelle tracce sui pantaloni: gli esami non hanno evidenziato il Dna della vittima, non è chiaro se l'esito sia stato condizionato da questioni teniche, di procedura. Ma conta il responso. Tracce su occhiali, una Tshirt verde, e poi quelle gocce di sangue sulle scale fino all'uscita secondaria del condominio, sono rimaste ignote, mai ricondotte ad alcuno. Men che mai all'indagato. Eppure alle orecchie degli investigatori erano arrivate informazioni che rafforzavano quella pista. Il delitto. Mascotti è stato colpito alla fronte con una ventina di colpi, probabilmente con un attrezzo da giardino dalla doppia estremità, un corpo contundente e un fendente. Presumibilmente, una piccozza.

    Lui stesso aveva aperto la porta all'assassino, che poi lo aveva steso con l'attacco violento sul pavimento della cucina. Ma non aveva toccato altro, nemmeno il facile bottino: 10mila euro che il pensionato custodiva in un comodino facilmente accessibile. Il corpo sarà trovato dal figlio Nicola, assistito come persone offesa dal legale Edvige Baldino. Non vogliono commentare la richiesta di archiviazione. Lo scontrino. Poche ore prima dell'omicidio, verso le 12.30, qualcuno al Brico di Auchan aveva comprato un attrezzo simile e un paio di guanti. L'assassino? Solo uno dei punti oscuri di un delitto insoluto.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    08 febbraio 2012

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