di Alfredo Franchini
Il Consiglio regionale ha discusso ieri la vertenza sulle entrate Stamani è attesa la replica del presidente della giunta Cappellacci
CAGLIARI. Meno garbo istituzionale e più forza per far valere i diritti della Sardegna. È quanto i capigruppo hanno chiesto a Cappellacci per la «trattativa» avviata col governo Monti. Il presidente della Giunta ha parlato in aula per diciotto minuti, spiegando ai consiglieri che quello con Monti è stato il primo incontro e, come tale, non ci poteva aspettare di più. Cappellacci ha anche respinto l'accusa di non aver coinvolto né il Consiglio, né le parti sociali a Palazzo Chigi perché l'incontro non era programmato; un'affermazione che nel corso del dibattito sarebbe poi stata rigettata da diversi consiglieri. «Monti è ben sintonizzato sui problemi della Sardegna», ha affermato Cappellacci, «e, a differenza del passato, vi hanno preso parte i vari livello, tecnici e politici, dello Stato. Il presidente della Regione ha quindi definito la trattativa in atto come «un'occasione storica per la Sardegna». Una tesi che l'ex presidente
Renato Soru avrebbe contestato con veemenza: «Vorrei ricordare che un'altra opportunità storica, quella che si riferiva al governo «amico» era stata una promessa elettorale», ha detto Soru rivolgendosi a Cappellacci, «e invece non le è bastato essere amico di Berlusconi. Quindi come pensa di rapportarsi a Monti»? Soru ha riaperto la questione delle entrate che «non ha prodotto effetti per colpa vostra». Un punto su cui sarebbe tornato anche
Chicco Porcu: «Non solo non è stato applicato l'accordo sulle entrate ma lo Stato ha applicato solo una parte, la peggiore e cioè il punto in cui si attribuisce la spesa della sanità e del trasporto pubblico alla Regione. Significa che lo Stato ha risparmiato un bel po' di soldi».
Paolo Maninchedda ha ribadito un concetto base: «Chi governa guida i processi»; e la conseguenza è che la Giunta rappresenta una debolezza «perché si è limitata a fotografare i problemi. È normale che uno Stato, se cambia il premier, debba ricominciare da zero aprendo un tavolo»? La situazione socio economica è sotto gli occhi di tutti: per il reddito la Sardegna è al posto numero 197 (su 271 regioni europee) e scende al 234º posto per la competitività. «Le imprese sarde non vincono più un agara d'appalto», afferma Maninchedda, «e con i soldi delle nostre bollette, lo Stato finanzia la Saras senza che i sardi ne abbiano un beneficio. Noi stiamo morendo di tasse». Sulla vertenza entrate, infine, Maninchedda rivolge un invito: «Non dovete accettare che il ministero delle Finanze rateizzi il debito con la Sardegna». Il paradosso dello Stato che da una parte fa il cattivo pagatore e dall'altra diventa un inflessibile esattore, ritornerà in molti interventi.
Pierpaolo Vargiu pungola l'opposizione: «Mi sarei aspettato qualche proposta aggiuntiva» e poi fa una ocnsiderazione amara: «Forse in Sardegna non c'è una classe dirigente che abbia in testa un forte progetto per uscire dalle secche». Chi invece i progetti li mette in campo è
Roberto Capelli, (Api): «Se il governo Monti ci desse il miliardo e seicento milioni che cosa ne farebbe la Sardegna? Dobbiamo fare riforme strutturali, penso all'agricoltura, alla riforma rurale e al turismo».
Ben Amara spiega: «La realtà non si costruisce sugli inganni. Come si fa a curare i mali della Sardegna quando gli stessi medici hanno bisogno di cure»? E i medici non sono altro che i protagonisti di «una politica nebulosa». La delusione per gli esiti del viaggio della Regione a Roma sono stati sintetizzati da
Francesca Barracciu: «Un incontro dispersivo, ora sarà tutto molto più difficile».
Luciano Uras afferma: «Sono preoccupato per la soddisfazione del presidente Cappellacci dopo l'incontro di Roma. Mi sarei aspettato che dicesse a Monti: domani facciamo un decreto per le norme di attuazione sulle entrate. Invece vogliono trovare il sistema per attuare quelle norme nei prossimi cinque anni».
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08 febbraio 2012