«Cercavano di prendersi la Barbagia Flores»

L’omicidio di Rosanna Fiori. Ricostruiti gli episodi di tensione e l’ostruzionismo di cui fu bersaglio l’imprenditrice. L'arzanese Francesco Usai, ex direttore dell'azienda, parla in aula delle minacce subite

    CAGLIARI. Fisico asciutto, barba folta, sguardo pulito. E una 357 Magnum infilata nella tasca. La lascia solo qualche istante prima di sedersi in udienza, e raccontare dei tempi della Barbagia Flores, «della signora Fiori, che alle serre lavorava come una macchinetta e non aveva paura di sporcarsi le mani di letame e concime», di una stagione di attentati che alla fine «mi avevano costretto a lasciare tutto perché c'era troppa tensione. C'era chi voleva impadronirsi dell'azienda».

    È dai tempi di quei fattacci che Francesco Usai, 38 anni, di Arzana, ex direttore di produzione della Barbagia Flores, gira armato, con regolare permesso. E non lo fa per vezzo o per passione. Lo fa perché tra il'98 e il'99, quando faceva il direttore nell'azienda florovivaistica, in quattro episodi gli avevano confezionato un brutto scherzetto. «Prima ci fu un cartello minatorio - precisa, rispondendo alle domande del pm Domenico Fiordalisi che lo considera un teste chiave - poi le fucilate alla mia Megane parcheggiata davanti alle serre, poi ancora le gomme squarciate, e nel mezzo persino dei corvi morti, e le fucilate anche alla foresteria dove dormiva la signora (Rosanna Fiori, ndr)». Francesco Usai ora fa il guardiano ad Arzana, è sposato con una compaesana, Cristina Nieddu, anch'essa ex dipendente dell'azienda di Villagrande. Ha una vita come tante, insomma, segnata però da due storie difficili: due futuri cognati morti ammazzati, e una tentata rapina in casa del padre qualche anno fa. Una rapina finita «con un conflitto a fuoco. Ho sparato ai rapinatori, poi li hanno arrestati, sono stati anche condannati», come ricorda lui stesso ieri rispondendo alle domande dell'avvocato di Daniela Depau e Flaviano Stochino, Riccardo Floris. La nomina a direttore. È un arzanese tosto, grande lavoratore, e tutto d'un pezzo, Francesco Usai. Di quel periodo tormentato alla "Barbagia" non ha dimenticato nulla, se non forse qualche data. «Ma sono passati 14 anni» non fa che ripetere.

    Non lo fermano né le domande insistenti degli avvocati che sfidano anche la pazienza del presidente Claudio Gatti, né gli apparenti trabocchetti, e neppure le normali insidie di un esame testimoniale. «Ero stato assunto alla "Barbagia" nel'98 - racconta deciso - per eseguire alcuni trattamenti fitosanitari come operaio qualificato. Mi aveva telefonato l'allora direttore, Salvatore Mura, avevamo fissato un appuntamento prova e alla fine mi avevano preso. E così entro in azienda: 55mila metri quadri di serre coltivate piene di tecnologia ma poi ho visto che c'erano interi settori che andavano male a causa dell'inefficienza dell'uomo. Col tempo, alla fine di ottobre del'98, venni nominato direttore di produzione. Neanche nominato che il giorno dopo, o due, mi avevano già fatto un attentato». L'inizio dei guai.

    É l'inizio dei guai. Una catena che per l'ex direttore della Barbagia Flores ha un antefatto: corre il 16 settembre del'98, e all'ingresso delle serre qualcuno sistema un cartello minatorio nei confronti di alcuni dipendenti arzanesi dell'azienda. Tra i nomi indicati c'è anche il suo e quello dell'allora fidanzata, Cristina Nieddu. Seguono, come in uno snervante rosario, le fucilate contro la sua auto, il 27 ottobre del'98, i pneumatici squarciati l'11 marzo'99, un paio di inquietanti corvi morti abbandonati alle serre. Per l'accusa, quantomeno alcuni di questi messaggi li aveva confezionati uno degli attuali imputati, Marco Serra, su mandato della coppia Depau-Stochino. Ma la difesa, ieri, cavalca una tesi diversa e sposta il tiro. «Di chi aveva sospettato, all'epoca, signor Usai?» gli chiedono a più riprese l'avvocato Floris e il legale di Maria Annina Serra, Marcello Caddori. E così, l'ex direttore della Barbagia, sollecitato, ricorda che nel'99 indicò i nomi di alcuni dipendenti o direttori dell'azienda: Salvatore Lai, Salvatore Mura, Sergio Floreddu. Quest'ultimo, dice, «lo avevo visto il giorno delle fucilate, fare un gesto strano, e poi spostarsi di botto, prima che arrivassero i colpi».

    In un'altra occasione lo aveva visto minacciare la Fiori. «Maria Annina Serra? - dice, rispondendo a una domanda dell'avvocato Caddori - no, quel nome non l'ho fatto. Posso solo dire comunque che non era una buona operaia, faceva strani sogni e poi le cose accadevano». «Stochino telefonò tardi». Certo è che il 3 marzo del 2010, nel mezzo della riapertura dell'inchiesta Fiori ad opera del procuratore Fiordalisi, Usai si presenta al pm e rivela un particolare che a suo tempo, dice, «nessuno aveva considerato». «Il giorno delle fucilate alle mia auto - ripete anche ieri in udienza - sono andato subito da Flaviano Stochino per chiedergli di chiamare i carabinieri. Sono andato e tornato tre volte e lui non lo aveva ancora fatto. Tant'è che alla fine mi sono spazientito e gli ho dato due calci alla scrivania, e a quel punto ha telefonato». Per l'accusa è un comportamento "coerente" con quello tenuto da Stochino il giorno della morte della Fiori. Per la difesa, invece, è una circostanza "sospetta" perché emersa otto anni dopo i fatti, e quindi potenzialmente indotta.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    08 febbraio 2012

    Trova Indirizzi Utili

    Annunci

    • Vendita
    • Affitto
    • Casa Vacanza
    • Regione
    • Provincia
    • Auto
    • Moto
    • Modello
    • Regione
    • Regione
    • Area funzionale
    • Scegli una regione
    Tutte

    PROMOZIONI

    Negozi

    ilmiolibro

     PUBBLICITÀ