Nuovo vertice a Roma, il governo cerca di risolvere la questione energetica. Tre i possibili acquirenti
di dall'inviato Giuseppe Centore
Il presidio degli operai di Eurallumina davanti al palazzo del consiglio regionale
ROMA. Alcoa è pronta a fermare le lancette dell'orologio dei licenziamenti, ma solo in presenza di una seria trattativa per la cessione dello stabilimento. Nel nuovo incontro al ministero dello Sviluppo economico è questa la principale novità. I 501 operai andrebbero in cassa integrazione a rotazione da luglio sino alla vendita dell'impianto. Al tavolo con il sottosegretario De Vincenti i tecnici del ministero, Regione, Provincia e una ristretta rappresentanza di lavoratori. Due ore di riunione in cui è stato fatto il punto su quello che gli esperti definiscono un gigantesco puzzle nel quale tutti i pezzi devono andare al loro posto per renderlo funzionale. È toccato al braccio destro di Passera illustrare il lavoro del ministero in queste settimane, fatto di incontri riservati e approcci diplomatici. Il lavoro si sta sviluppando su quattro livelli: il primo è con Alcoa, il secondo è con l'eventuale suo sostituto a Portovesme, il terzo è con i produttori di energia elettrica, il quarto è con la Commissione europea. Se anche uno solo di questi livelli non andasse a buon fine l'intera impalcatura crollerebbe senza appello. Al tavolo, a cui non era presente Alcoa, è stata illustrata la strategia governativa. Il primo punto è stato chiedere ad Alcoa un allungamento dei tempi del licenziamento dei dipendenti, una volta trovato il partner che dovrebbe rilevare lo stabilimento; il prezzo dovrebbe tenere conto di una serie di parametri, dalla restituzione al Gestore del mercato energetico dei 280 milioni di agevolazioni tariffarie illegittimamente ottenute da Alcoa, alla valutazione del costo delle bonifiche. Alcoa, ha detto il sottosegretario, si è mostrata disponibile. Il secondo è trovare il soggetto interessato a rilevare quelle produzioni. Lo sguardo è rivolto a est: dall'India alla Corea del Sud, ci sarebbero diverse multinazionali interessate a inserirsi nel mercato europeo dell'alluminio primario. È evidente che ci vuole l'assenso di Alcoa per far entrare il nuovo partner, che avrebbe gioco facile a chiedere condizioni favorevoli. È più che credibile un «dimagrimento» delle produzioni che passerebbero dalle attuali 150mila tonnellate annue a poco più di 80mila, con una altrettanto decisa riduzione di personale, solo mitigata dal blocco del turn over e dal prepensionamento dei più anziani. A questo scenario il sindacato, oggi fermo nel ribadire che nessun posto di lavoro deve essere sacrificato, difficilmente potrebbe dire di no. L'alternativa è la chiusura. Il terzo piano è strettamente legato al secondo. Se Alcoa produce circa la metà di adesso, la centrale Enel che sta di fronte alla strada, per la quale Alcoa paga oneri di trasporto come se fosse dall'altro lato del Tirreno, si ritroverebbe con un surplus di produzione pari a circa 100 megawatt. Che fare? Immetterli sulla rete attraverso il Sapei o impegnarli per fornire vapore ad Eurallumina? Infine il quarto piano, non certo ultimo in ordine di importanza: la Commissione europea. Il governo sta dialogando con gli uffici della Concorrenza per trovare disponibilità a un prolungamento della legge interconnector che avvicina il prezzo finale per gli utenti ad alto consumo, come Alcoa, al prezzo medio europeo per i produttori di alluminio: 35 euro a megawatt. In attesa della soluzione decisiva, gasdotto e/o centrale a carbone, una proroga di altri tre anni è fattibile. Questi gli scenari. Il governo ha detto ai sindacati che Alcoa è disponibile ad allungare i tempi del suo abbandono, cinque, sei mesi in più, in cambio di certezze sulla data del passaggio definitivo. Ieri si è parlato anche delle due manifestazioni di interesse già sul tavolo: la prima è di Glencore, la seconda è stata presentata direttamente ad Alcoa da parte di un primario produttore mondiale, la svizzera Klesh (con impianti in Olanda, Germania, Gran Bretagna e Russia). Una terza dovrebbe scendere in campo entro la prossima settimana, forse l'indiana Nalco. In questa fase le porte rimarranno aperte a tutti i candidati. E infine la questione energetica. Su questo tema le trattative sono condotte in via esclusiva dal ministro Passera. Enel si sarebbe dichiarata disponibile a concedere l'energia a prezzi più bassi degli attuali. In cambio di che cosa?
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08 febbraio 2012