Traghetto contro la banchina: «Vento? È stato un errore»

Rabbia e polemiche dopo l’incidente del traghetto Tirrenia Sharden, a Civitavecchia. I 180 naufraghi, dopo 24 ore passate sotto zero, sbarcano a Olbia con un’altra nave della compagnia e lanciano accuse pesanti

    di Luca Rojch OLBIA. Sfogano la rabbia dopo 24 ore passate sotto zero a salire e scendere dalle navi che fanno l'autoscontro con le banchine. I 180 passeggeri della Sharden, temprati da un viaggio indimenticabile, arrivano all'Isola Bianca con un giorno di ritardo e a bordo di un altro traghetto della Tirrenia, il Nuraghes. Prima dell'alba sbarcano ordinati sotto una pioggia glaciale. Negli occhi ancora le istantanee del terrore. Come alla moviola dopo la partita commentano ogni fotogramma del crash con cui lo sbandato traghetto si è spalmato con poca gloria contro il braccio di cemento armato.

    «È un errore umano - racconta uno dei passeggeri, Giovanni Motzo -, mi chiedo perché andasse così vicino alla banchina. Sono partite decine di navi quella sera, ma solo la nostra ha centrato il molo frangiflutti. Non sono un esperto, ma per me hanno sbagliato qualcosa». Il traghetto usciva dal porto sotto una bufera di neve, con raffiche di tramontana a 30 nodi. La Procura ha già aperto un'inchiesta sullo schianto della Sharden. A chiarire la dinamica dell'incidente sarà la capitaneria di porto di Civitavecchia. Ma i passeggeri non hanno dubbi e mettono sotto accusa la compagnia.

    «Per farci uscire ci hanno fatto passare da una porticina - spiega Marcello Virgilo di Assemini -, ci hanno fatto camminare su due pedane di legno messe l'una sull'altra, una cosa incredibile. C'è stata tanta disinformazione nelle ore successive all'incidente. Ci siamo sentiti abbandonati». I naufraghi mostrano le foto impietose fatte con i telefonini. Immagini impastate, pixel sgranati che bucano il nero della notte. Per loro prove inconfutabili. «La Tirrenia ci ha trattato in modo indecente - accusa Nicola Pinducciu di Arzachena -. Ci hanno fatto dormire dentro una nave ghiacciata, volevano farci partire senza le auto, non sono stati in grado di darci una spiegazione dell'incidente».

    Gli oltre 180 passeggeri con auto e mezzi pesanti prima di salire sulla Nuraghes hanno dovuto attendere che venissero fatte sbarcare le loro auto dalla Sharden. «Ma anche per ottenere questo diritto abbiamo lottato - racconta Sergio Tegas, autotrasportatore -. In un primo momento avevano detto che dovevamo imbarcarci senza i nostri mezzi, poi ci avrebbero portato le auto. Ma secondo loro lasciavo il mio camion carico di legna dentro una nave con un buco di 30 metri? Abbiamo detto no. Eravamo pronti a occupare la Nuraghes se non ci avessero dato anche le auto e i camion».

    Critiche alla Tirrenia anche per come è stata gestita l'emergenza. «Siamo in viaggio da venerdì - accusa Giorgio Ollargiu -. Poco dopo lo schianto ci hanno detto che il comandante aveva gettato l'ancora. Poi è bastato affacciarci dalla nave per capire cosa era accaduto». Le auto sfrecciano fuori dal traghetto. Qualcuno si ferma. «Un incubo - dice Marcello Murgia -. Ero sul ponte quando ho sentito il boato. Mi sono affacciato e ho visto il molo che era entrato dentro la nave. Non c'era molto da capire. Ma non si può restare per 24 ore in balia del destino senza sapere come e quando tornerai a casa».

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    06 febbraio 2012

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