Marco Pannella: i giovani Pd veri radicali

Due giorni tra le nevi di Fonni: «La Sardegna dentro il mio cuore». Lo storico leader racconta le sue battaglie nella scuola di politica del «compagno» Roberto Deriu

    di Giovanni Bua FONNI. «Se ho insegnato posizioni liberali ai giovani del Pd? Sono loro che mi convertono alle posizioni radicali». Sprizza energia da tutti i pori Marco Pannella, per nulla domo dopo dodici ore di rimpallo tra aeroporti (e un disperato appello su Radio Radicale) per arrivare in Sardegna, un giorno e mezzo di dibattito con i trenta ragazzi della scuola di politica di Chimera (il trimestrale del presidente della Provincia di Nuoro Roberto Deriu), e due ore di conversazione con Massimo Bordin su Radio Radicale, trasmessa in diretta da Fonni.

    La scuola.
    D'altronde non è certo il dono della parola che manca allo storico leader radicale. Che ha intrattenuto la platea, arrivata dai quattro angoli dell'isola sulla cima innevata del Bruncu Spina, su «la democrazia alla fine del mondo», con ampio contorno di spettacolari e imprevedibili digressioni.

    Si è parlato di tutto: articolo 18, finanziamento pubblico ai partiti, responsabilità civile dei magistrati, legge elettorale. Ma soprattutto racconti da «attivista» sulle tante battaglie fatte in Sardegna: «Lo stagno di Cabras - racconta -, aperto da un mese. O La Maddalena, dove volevamo tutelare la salute dei militari americani e ci hanno buttato sugli scogli. E Capo Teulada, dove abbiamo svelato operazioni coperte da segreto militare. E aperto un incidente diplomatico con la Nato. E ancora Badu 'e Carros, visitato quando davvero era un braciere che ardeva. Mi dicono che ora cade a pezzi, e che hanno meno misure di sicurezza di venti anni fa. E soprattutto che potrebbe tornare ad essere un carcere per i 41-bis. Una clamorosa illegalità di Stato. Una delle tante».

    Un pezzo di storia.
    Pensieri in libertà. Proprio come voleva il presidente Roberto Deriu, che ha calato Pannella come ospite d'eccezione nella dodicesima edizione della scuola di politica del trimestrale Chimera. «Una scuola normalmente di tecnica politica e non di dottrina - spiega Deriu - che però in questo particolare momento storico, dove sempre più mancano i punti di riferimento, e seguendo una ben precisa richiesta dei giovani innamorati della politica che ci seguono, ha deciso di parlare anche delle grandi ideologie. E di immaginare cosa aspetta alla democrazia ora che il mondo, o perlomeno il nostro mondo, sta finendo. Ecco, se si vuole parlare di storia, della politica e del pensiero liberale, e allo stesso tempo di futuro della democrazia, e lo si vuole fare con scopo scolastico e uscendo fuori dalle logiche di realismo quotidiano, di posizionamento, Pannella è un personaggio imprescindibile. E il suo transpartito, transazionale non violento, è uno schema talmente avanti da meritare tutta la nostra attenzione».

    Il compagno Deriu.
    Abbastanza per far saltare entusiasta sull'aereo il vecchio leone radicale, che di sottigliezze di posizionamento interno Pd certo non si cura, e non si scompone troppo se nel balzano partito democratico barbaricino a recargli omaggio è l'area degli ex Popolari e a seguire Rosy Bindi un mese fa invece sono andati tutti gli ex-Pci.

    «Le persone sono sempre meglio dei partiti - spiega divertito Marco Pannella - e il compagno Deriu (sic) mi ha dato l'occasione di confrontarmi con i giovani, che non mi conoscono ma mi riconoscono. E di ritornare in Sardegna. Terra nella quale ho combattuto tante battaglie. Terra che ogni volta che si vota ci regala percentuali eccezionali (Cagliari è spesso la seconda città in Italia per percentuali di voto ai Radicali), che scopro che segue Radio Radicale in maniera seria, costante, capillare. E forse proprio per questo ha migliore occasione di ascoltarci, di capirci».

    La verità nascosta.
    Perché di una cosa Pannella è sicuro: «Per il potere partitocratico gli italiani non devono ricordarsi di nulla, i media e i politici non possono raccontare la verità su cinquant'anni della nostra storia, perché dovrebbero renderne conto. E quindi le storiche battaglie radicali, iniziate trent'anni fa, diventano battaglie di nessuno. E le vittorie su questi temi vengono disattese, dal referendum sul finanziamento pubblico, alla responsabilità civile dei magistrati».

    I punti caldi.
    Qui un chiarimento sul duro dibattito in corso: «L'emendamento è da aggiustare. I leghisti infatti alla fine hanno fatto risultare che deve pagare il magistrato. A pagare deve essere lo Stato che poi dovrà rivalersi sui magistrati. È diverso. Questo non vuol dire che il gioco della minoranza dei ladri che cerca di vendicarsi della magistratura pulita regga. Essere responsabile delle proprie azioni è sacrosanto».

    Poi l'articolo 18: «Monti non doveva chiedere scusa. E anche qui, quando noi facemmo la campagna referendaria, ci scontrammo contro un muro. Che ora è riapparso. Ipotesi: portiamo da 15 a 30 il numero minimo di dipendenti per avere la copertura dell'articolo 18. È vero che molte imprese si fermano a 14 autolimitandosi? Potrebbe bastare per rilanciare la microindustria manifatturiera? Non lo so, l'ufficio studi di Confindustria e l'Eurispes non ce lo dicono, nessuno approfondisce. Ecco, questo tema non siamo stati noi a rilanciarlo. È stata una necessità del governo. Il punto è che nessuno ha la verità in tasca. Proviamo, vediamo».

    Ingiustizia di Stato.
    Poi spazio alla giustizia e all'amnistia: «Va malissimo. Qui il problema non è l'affollamento carcerario o la giustizia lenta, il problema è che siamo il paese (più della Turchia) che ha in corso più condanne, reiterate, in cui viene detto che l'Italia è criminale per la durata dei suoi processi. Il presidente della Repubblica ne prenda atto e la smetta di fare il presidente del consiglio ombra. Faccia il suo dovere, difenda la Costituzione e la legalità dell'azione dello Stato, che si macchia di crimini di tipo nazista, comunista. La prescrizione sistematica è molto peggio dell'amnistia. Non esiste più nulla. Diventi matto se tu sei vittima».

    La Sardegna nel cuore.
    E da qui di nuovo Sardegna, Nuoro, Badu 'e Carros, visitato sabato mattina dal «mastino» Rita Bernardini, che lo ha definito: «Fatiscente, sovraffollato. Una vergogna». E Pannella che la segue: «Forse era messo meglio quando ci andavo io venti anni fa».

    E poi il compagno Deriu: «Espressione democratica cristiana e sicuramente anche cattolico liberale - sottolinea Marco Pannella -. Grazie a lui abbiamo contattato una cinquantina di ragazzi, un terzo, un quarto di loro presenti per la prima volta. Una due-giorni informale, produttiva. A cui sono arrivato in ritardo, grazie all'Alitalia (avevano previsto ghiaccio. Alla fine c'era il sole e incredibilmente questo li ha messi in crisi). Sono tornato qui dopo battaglie che si ricordano, ho trovato notizie, ricordi. Persone. Parto con la voglia di tornare. Perché questa terra merita tutte le nostre attenzioni. E perché qui abbiamo combattuto grandi battaglie, che i giovani non conoscono. I giovani non mi conoscono ma mi riconoscono. E sono loro i veri Radicali».

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    06 febbraio 2012

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