Avrebbero intascato i fondi destinati ai gruppi. Linchiesta partita dalla denuncia di una funzionaria
Ornella Piredda, la funzionaria che denunciò Giuseppe Atzeri, capogruppo del gruppo Misto
CAGLIARI. Erano diciotto e ora sono venti, tutti consiglieri ed ex consiglieri regionali. Chiusa nell'aprile scorso l'inchiesta giudiziaria, il pubblico ministero Marco Cocco ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio confermando l'accusa generale di peculato: nella legislatura 2004-2008 i rappresentanti politici avrebbero intascato insieme alla ricca indennità mensile anche i 2500 euro che la presidenza dell'assemblea destina in base alla legge all'attività istituzionale dei gruppi consiliari. E' denaro che andrebbe speso per convegni, consulenze giuridiche, viaggi studio e altre attività legate al ruolo legislativo e che invece - stando alle conclusioni della Procura - è stato speso per altro. In alcuni casi per acquisti privati, ma non solo per quelli: una sentenza della Corte di Cassazione stabilisce che l'uso diverso da quello indicato dalla legge e comunque la mancata rendicontazione bastano per integrare il reato di peculato. Un reato grave, che può essere commesso solo da pubblici ufficiali e che viene punito con una pena da tre a dieci anni di carcere. Come dire che i tempi della prescrizione arrivano a quasi quindici anni. L'inchiesta era partita in sordina e fra lo scetticismo generale per l'iniziativa di una funzionaria dei gruppi politici regionali: si chiama Ornella Piredda. Lei chiedeva che le spese dei consiglieri venissero giustificate e il presidente del gruppo misto, il sardista Giuseppe Atzeri, le consigliava di occuparsi dei fatti suoi. Giorno dopo giorno - stando agli atti - la funzionaria è scivolata sempre più in basso nella scala della considerazione gerarchica, fino a perdere qualsiasi incarico di lavoro. Si è ammalata, ha sofferto, infine ha presentato due esposti alla Procura dove niente è stato omesso. L'indagine è partita da quel racconto cui sono seguite testimonianze dirette, nell'ufficio del pubblico ministero. Racconti credibili, per la Procura, se Atzeri è indagato per peculato ma anche per abuso d'ufficio, maltrattamenti, lesioni personali e falso. L'accusa è fondata su precisi riscontri documentali: nel provvedimento che chiude l'inchiesta si fa riferimento all'obbligo di «giustificazione certa, puntuale e coeva» di ciascuna uscita. Che tradotto dal giuridichese significa: scontrini, ricevute, fatture e documenti d'appoggio presentati immediatamente dopo le spese, non dopo un anno o due. Regola ferrea che a leggere la conclusioni della Procura non sarebbe molto diffusa tra i parlamentari regionali, convinti che lo statuto speciale della Regione Sardegna garantisca l'autonomia anche da alcune leggi dello Stato. La Piredda si è costituita parte civile con l'avvocato Andrea Pogliani ed è l'unica finora a chiedere un risarcimento per quella che sembra essere una cattiva consuetudine diffusa in consiglio regionale almeno tra il 2004 e il 2009. Per ora dovrebbero rispondere in giudizio i consiglieri che facevano parte dei gruppi Misto e 'Insieme per la Sardegna' nella legislatura passata. Giuseppe Atzeri (Psd'az) accusato anche di abuso d'ufficio, maltrattamenti, lesioni e falso per le sue azioni nei confronti della funzionaria Ornella Piredda, che l'ha denunciato. Poi l'attuale europarlamentare Giommaria Uggias (Idv), i consiglieri regionali Silvestro Ladu, Tore Amadu, Oscar Cherchi e Renato Lai (Pdl), Mario Floris (Uds), Alberto e Vittorio Randazzo (Udc), Adriano Salis (Idv), gli ex consiglieri Beniamino Scarpa (prima Psd'Az, poi Pd), Maria Grazia Caligaris, Raimondo Ibba, Raffaele Farigu, Pierangelo Masia e Peppino Balia (Socialisti), Carmelo Cachia (Pd), Giuseppe Giorico (Udeur), Sergio Marracini (Udc) e Salvatore Serra (Sin. autonomista). (m.l)
03 febbraio 2012