di dall'inviato
ROMA. L'ottimismo temperato di Cappellacci al termine dell'incontro con il governo non è condiviso nelle stesse forme dagli altri partecipanti all'incontro. Il commento più duro è del capogruppo del Pd, Giampaolo Diana: «È stato un incontro interlocutorio nel quale il presidente, forse con un eccesso di garbo istituzionale, non è riuscito a rappresentare adeguatamente lo stato in cui versa l'economia sarda». «Né - continua Diana - la reale preoccupazione che vive la popolazione isolana, soprattutto in relazione alle risorse che lo Stato deve alla Sardegna in forza dello Statuto. II premier ha preso tempo per esaminare le carte consegnate a Palazzo Chigi e poi traccerà una road map sui problemi della Sardegna, dalla vertenza entrate ai limiti di spesa del patto di stabilità, alla questione del fisco e di Equitalia, ai fondi Fas e al federalismo fiscale sino alle autostrade del mare, ma se su alcuni temi c'è bisogno di un'istruttoria, non così per la vertenza entrate». Diana ha definito «Cappellacci non all'altezza del compito istituzionale che gli ha chiesto il consiglio regionale» e ha proposto una «mobilitazione straordinaria di tutte le forze politiche, sociali e delle autonomie locali». Anche il capogruppo del Pdl, Mario Diana, pur con sfumature diverse, non ritiene del tutto roseo l'incontro: «Molto garbato, formale e soft, però mi attendo dei risultati a brevissima scadenza su alcuni temi quali la vertenza entrate o il problema dell'Alcoa: non bisogna lasciarsi trasportare sul tavolo del buonismo. Ci siamo trovati davanti delle persone in stile anglosassone, cosa che se da un lato può essere positiva, dall'altro potrebbe ottenere il risultato di rallentare il processo avviato. Se non ci saranno subito risultati positivi non si potrà più tergiversare, perché un conto è l'articolo 8 con le risorse spettanti alla Sardegna e un altro è il problema Alcoa, che il governo deve affrontare immediatamente, aprendo il confronto con l'azienda e l'Enel». Il senatore Pd Francesco Sanna relativizza l'ottimismo di Cappellacci al passato prossimo: «Forse era abituato a Berlusconi, alle anticamere e alle sue continue promesse e a fronte di un governo che dice di voler vedere le carte e decidere è rimasto spiazzato. Mi ha lasciato interdetto il fatto che il governo era pronto ad aprire ieri stesso il confronto, con i capi dipartimenti dei ministeri chiave, perché Monti ha chiarito che quello non era un tavolo di discussione al livello della conferenza stato-Regioni, ma un tavolo operativo». Ma i collaboratori del premier non hanno parlato solo di questioni tecniche. Se su infrastrutture e Cipe il dialogo è già avviato, sulla vertenza entrate il ragioniere dello Stato ha fatto capire che la scelta è solo politica, perché i vincoli sui saldi netti non sono superabili. L'ipotesi di allungare i tempi del rimborso del dovuto è sul tavolo; d'altra parte il sottosegretario Vieri Ceriani ha parlato della legge sul federalismo fiscale come il futuro campo di confronto con la Regione, andando oltre le solite rivendicazioni. Chi invece è rimasta decisamente delusa dall'incontro è stata la presidente del Consiglio, Claudia Lombardo: «Era una riunione di apertura di confronti come quelle che nelle stesse ore il governo ha tenuto con le altre Regione a Statuto speciale. Noi su questo punto arriviamo ultimi: mi risulta che il confronto con la Sicilia sia in fase ben più avanzata. Siccome le soluzioni sono ormai chiare e definite, mi aspettavo qualcosa di più. La vertenza entrate non va discussa, va risolta, perché è un nostro diritto». (g.cen.)
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03 febbraio 2012