Registrate dai Forestali le conversazioni tra Puddu e alcune donne che secondo l’accusa ottenevano aiuti e sussidi in cambio di sesso
CAGLIARI. Le ragazze del suo harem a spese pubbliche lo chiamano Adri, che non è Papi ma fa comunque glamour. Lui è Adriano Puddu, sindaco che non sa negarsi: alle protette garantisce l’inclusione nel «programma di interventi per il contrasto della povertà» e chi asseconda i suoi accessi ormonali si guadagna lo status di «persona bisognosa in disagiate condizioni economiche».
I compensi, a leggere la conversazioni registrate e i rapporti del Nucleo investigativo del Corpo forestale, sono in scala Sulcis: non oltre duecento euro «a meno che non porti quella tua amica carlofortina». Dev’essere una vera miss questa giovanotta di Carloforte, perchè Puddu la rivendica con insistenza in molte delle telefonate d’appuntamento («e portami la carlofortina, cazzuuuuu...») con una delle sue Adri-girl: «Dai che facciamo una cosa a quattro, altrimenti ci metti tu per tutti e due».
L’altro per fare in tre può essere un impresario che ha dato una mano per far eleggere a Iglesias il genero Davide Loi («ti sta ascoltando, esti giai arrettu...»). Oppure altri amiconi che Puddu, a torto o a ragione, coinvolge nelle sue conversazioni in sardo pecoreccio, tra espliciti rimandi a prestazioni «di giorno, non di notte» ma non per questo alla luce del sole e a rapide consumazioni con un fidanzato «che portalo qui in campagna, intratteniamo pure lui». Solo che poi la carlofortina esce di scena: «Arrestata - gli comunica secca la ragazza, all’ennesima richiesta - roba di droga». E lui: «Bella tipa» la liquida. Come se la prostituzione sì, ma la droga no, per carità.
Lei, la ragazza di pronto intervento, lo usa come un bancomat: «Adrianoooooo....». Gli chiede di pagare il meccanico («non hai fatto nulla per la macchina?») e pure gli abiti per andare a una festa di matrimonio: «Mi serve soltanto un paio di scarpe, magari un vestito che ho solo jeans». Adri paga, dispone qualche assunzione, aggiudica sussidi e procura persino piccoli alloggi in affitto. Soprattutto iscrizioni ai servizi sociali, dove ricorrono dal 2010 gli stessi nomi di giovani indigenti da aiutare insieme alle proprie famiglie.
Un esempio? Tra maggio e giugno 2010 il Comune liquida fatture dei market Fisanotti e Aelle Supermercati per «fornitura viveri di prima necessità» a favore della solita ragazza, che a settembre riceve anche un rimborso per prodotti acquistati alla farmacia Pusceddu. E’ incredibile quante fatture di market, agenzie di viaggio e negozi vari abbiano raccolto gli uomini del commissario Ugo Calledda partendo dai nomi delle beneficiarie, tutte Adri-girl che passavano all’incasso: «Ciao Adriano - lo chiama una delle giovani assistite - ho sentito Selena (Selena Galizia, l’assessore ai servizi sociali, indagata per concorso nella concussione sessuale - ndr) - dice che mi hanno tolto l’assistenza perchè ho un lavoretto in un bar». Puddu tentenna, richiama «norme precise» ma poi si lascia intenerire di fronte alle insistenze: «Fammi vedere, ti richiamo... e vediamo come fare, dai, in un modo o nell’altro troveremo la soluzione».
D’altronde dal tono delle telefonate gli investigatori ricavano una certezza: se Adri non fa arrivare gli aiuti economici, il suo giro di prostitute per fame rischia di dissolversi in un baleno. Infatti di tanto in tanto incassa rimbrotti che ledono il suo ego di tombeur: «Prima mi aiutavi sempre, mi aiutavi quando ci stavamo frequentando e adesso mi hai tolto dalla lista...». Sono ragazze che vivono ai confini della povertà e nei verbali agli atti dell’inchiesta giudiziaria i loro nomi compaiono al fianco di piccole elargizioni pubbliche. Una lista della disperazione da cui il sindaco di Portoscuso, secondo gli investigatori, attinge a piene mani offrendo prestazioni anche agli amici.
Compare persino un sacerdote («lo sanno che anche un padre nostro ha diritto alle sue cose») che sarebbe il parroco don Antonio. L’altro parroco di Portoscuso, don Garau, sembra sapere tutto del suo «collega». A giugno 2011 chiama Puddu e lo apostrofa con un un’esclamazione ecumenica: «...cunnu chi t’ha fattu». Il sindaco sorride e poi riferisce delle imprese a sfondo sessuale di don Antonio: «Ma ce l’abbiamo scopatore questa volta il parroco...». Il sacerdote si schermisce («la smetti?») e lui: «Eh eh Antoneddu» e ride.
Con don Garau il sindaco discorre anche di progetti per l’eolico e di possibili assunzioni nel cantiere. Insomma, i due - a leggere le conversazioni - sembrano in grande confidenza. Invece Puddu, secondo il Corpo forestale, giocherebbe comunque una partita subdola, utilizzando una delle ragazze «come strumento di controllo del potere ecclesistico locale» secondo uno schema di comportamento che gli investigatori non esitano a definire «mafioso». Perchè se in municipio qualcuno cerca di contenere il suo potere ecco che Puddu ricorre alle Adri-girl. Ci prova anche con un funzionario comunale, gli scodella una ragazza ma quello non cade nella trappola. Allora Puddu ne escogita un’altra: chiama un consigliere comunale di Iglesias e fa assegnare un incarico esterno al funzionario. E la cosa si chiude lì. Un tentativo, penosamente fallito, anche con Valeria Sanna, l’ex assessore comunale che l’ha messo nei guai raccontando dei suoi traffici: «Dai, lascia stare il bar... mettiti con me che così smetti di lavorare». E giù promesse di shopping a via dei Condotti e altre regalie.
Un capitolo a parte sul voto di scambio e sulla corruzione, che la Procura contesta al sindaco di Portoscuso anche in base a una lunga sequenza di conversazioni intercettate. Vuole piazzare Marco Casu al Comune di Gonnesa e pur di ottenere aiuto non esita a promettere «un posto da ingegnere alla Portovesme srl». L’interlocutore è Massimo Foti: «Tu devi fare l’operazione di... comunque sia, comunque vada devi far fare... e devi dire ai tuoi parenti che gli diano una mano, punto e basta». Subito dopo aggiunge: «Ma tu saresti interessato a fare l’ingegnere alla Portovesme?» e quello risponde «l’importante è avere uno stipendio buono e pieno... e non finire in una realtà dove il giorno dopo chiude anche quello». Pur di acchiappare voti per l’amico prova a sistemare anche un precario «del Casic o del Tecnocasic» e per questo chiama il direttore del consorzio industriale Ettore Gasperini: «E’ possibile intervenire col direttore?». Quello gli garantisce solo «di muoversi» ma è lo stesso operaio precario a togliergli le speranze quando gli riferisce in una telefonata che «lì decide tutto Oppi e Lombardo».
In questi scambi di battute emerge forse una contraddizione lacerante: da una parte un paese come Portoscuso che langue tra cassa integrazione e licenziamenti. Dall’altra l’affarismo da bancarella di un sindaco preso da una bulimia sessuale in controtendenza con l’età, un sindaco che aiuta solo chi asseconda i suoi desideri a largo raggio. Quelli imprenditoriali, un grande cantiere eolico su terre gravate da usi civici a vantaggio della Portovesme srl e in combutta con l’amministratore Carlo Lolliri. Quelli politici, personali e dei suoi sodali con aiuti diffusi nel sottobosco sulcitano e di Cagliari. Infine quelli sessuali, con la collaborazione dell’assessore ai Servizi sociali Selena Galizia, tratteggiati in conversazioni di una volgarità penosa.
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02 febbraio 2012