Cagliari dice no al Betile? Facciamolo a Sassari

Creiamo un museo diffuso di arte contemporanea e di archeologia

    di Simone Campus * L’idea è ambiziosa: fare il Betile senza il Betile. A Sassari e non a Cagliari. Il nucleo iniziale dovrebbe essere il gruppo di grandi statue del VIII sec. rinvenute a Monti Prama che dovrebbero restare a Sassari fino a che non sia pronto il nuovo museo a Cabras. Sassari deve opporsi al protocollo stipulato tra il presidente Cappellacci e il sovraintendente ai beni archeologici di Cagliari perché le statue sono un “racconto” indivisibile che sarebbe meglio tenere tutto assieme a Li Punti.

    Per rilanciare l’Isola, oggi che l’industria è in crisi, la via maestra resta lo sviluppo artistico e culturale, accompagnato dalla crescita del già ricco capitale sociale che Sassari già vanta e che oggi, con le risorse drammaticamente diminuite, potrebbe riappropriarsi dell’idea del “Betile”, ma senza il Betile. Resta attuale l’esigenza di trovare spazi dove fare incontrare i reperti dell’archeologia nuragica e le opere dell’arte contemporanea, trovandoluoghi adatti ad ospitare oggetti che hanno dimensioni estremamente diverse. Perché, ripartendo da quelle esigenze artistiche, culturali ed economiche, oggi Sassari non raccoglie la sfida e si candida ad ospitare il complesso delle opere che avrebbero dovuto arricchire la Sardegna non più in un unico ambiente, ma in uno spazio artistico museale integrato nella Città?

    Si tratta di immaginare luoghi dove ospitare gli oggetti prodotti da questi due mondi così lontani nel tempo, ma così vicini nello spazio, che appartengono alla storia e al presente di quest’Isola. Immaginare non un museo tradizionale, ma luoghi di ricerca e di formazione spalmati nella città, mettendo in rete il Museo “Sanna”, l’Accademia di Belle Arti, l’Università e la futura Cittadella delle scienze e delle arti (l’ex Mattatoio) e il centro di restauro di Li Punti. Immaginare un Betile sassarese che sia anche un volano che permetta a chi vive e arriva in Sardegna di raccontare delle decine di altri luoghi straordinari in cui la cultura nuragica ha lasciato spazio. Lontana com’è dai grandi centri dell’arte e del mercato, Sassari diventerebbe un punto di riferimento per le ricerche artistiche. Un’opportunità, quella del Betile diffuso, che darebbe una forte spinta allo sviluppo della Regione che porrebbe la città su un piano di rilevanza internazionale nel panorama dell’urbanistica partecipata. Pensiamo a Bilbao che, dopo una fase di declino legato alla crisi dell’economia industriale, ha ricostruito un percorso di crescita attraverso il museo Guggenheim di Frank Gehry.

    Da questi esempi può nascere il riscatto di Sassari. Un primo passo verso l’integrazione tra l’Università, l’Accademia e il Conservatorio nella città che qualche volta li tratta con un pochino di fastidio. Grandi riqualificazioni architettoniche, accompagnate da un sapiente marketing urbano, possono restituirci speranze, contro il rischio di marginalizzazione e declino e contribuire ad una vasta operazione di rigenerazione urbana. Un nuovo sistema museale a Sassari creerebbe le condizioni perché questo accada: il “Betile non Betile” nascerebbe dunque da un’idea espositiva non convenzionale. Non un semplice museo archeologico, ma strutture integrate nel tessuto cittadino destinare a ospitare, entro a un contenitore città, una collezione permanente dedicata all’arte nuragica accanto ad esposizioni di arte contemporanea, incentrate sulle esperienze condotte nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

    * consigliere comunale Pd
    31 gennaio 2012

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