Antonello in prima fila durante una manifestazione di protesta in difesa della fabbrica
CAGLIARI. Antonello da Carbonia ha 50 anni, una moglie paziente, «siamo sposati da giovani, abbiamo sempre condiviso tutto», e due figli, Alessandro e Davide. Casco e tuta verde sono la sua divisa di ordinanza, le piazze il campo di battaglia, ma sotto sotto batte un cuore semplice, «da operaio. Solo per fare un piacere a Ruotolo sono andato in trasmissione». Il suo intervento impazza in Rete, diventando la scena cult del momento: l'ammonimento, rude ma molto chiaro, all'ex ministro Castelli, che ha provocato la fuga dallo studio di Santoro dell'esponente della Lega.
Operaio dall'età di 19 anni, con tre lunghi periodi di cassa integrazione alle spalle, Antonello Pirotto non ha paura di telecamere e microfono; alla forza della disperazione per lui e per tanti suoi colleghi, unisce una capacità oratoria affinata nelle tante dirette radiofoniche dai campi di calcio delle serie minori del Sulcis-Iglesiente. Dargli del lei è improprio, perché Antonello, da una vita, è anche un puntuale e appassionato cronista sportivo nelle pagine della Nuova.
- La frase incriminata ti sta portando una notorietà inaspettata. L'intervento sembrava preparato, tanto è stato teatralmente incisivo.
«Non l'ho fatto apposta, forse mi sono lasciato andare, ma per noi sardi quella è quasi una interlocuzione, tanto è vero che sia prima che dopo ho cercato di sviluppare un ragionamento, non ho urlato slogan e basta».
- Ma Castelli evidentemente sensibile a linguaggi non aulici, ha lasciato al volo lo studio.
«E mi dispiace; volevo e voglio confrontarmi con lui e con i politici come lui che al governo per tanti anni non sono riusciti a risolvere i problemi dell'industria sarda. Castelli era viceministro alle Infrastrutture. Dubito che conosca una sola delle tante emergenze di quest'isola di sua competenza».
- La battaglia per il futuro di Eurallumina è a una svolta. L'azienda avrebbe ricevuto assicurazioni per il credito arretrato di Iva, e garanzie per l'approvvigionamento di vapore dell'Enel. Insieme ai tuoi colleghi stai affrontando una traversata nel deserto lunga e dolorosa».
«Siamo stanchi, delusi, ci sentiamo quasi dimenticati dalla politica. Io non cerco notorietà, non vedo l'ora di sprofondare nel più assoluto anonimato, voglio solo tornare a guidare il mio camioncino in azienda, tornare a casa e guardare la tv con mia moglie. Non voglio fare il sindacalista di professione, o il politico: le luci della ribalta mi danno fastidio, ma se devo difendere il posto di lavoro mio, dei miei colleghi e quello un giorno dei miei figli, non mi tiro indietro in nessuna occasione».
- La frase lanciata a Castelli che fa venire i brividi non è l'invito a non rompere i c... ma l'accusa di aver rotto il patto tra generazioni, con i padri costretti a cercare un lavoro in concorrenza ai figli.
«È il dramma che vivo tutti i giorni anche a casa mia. Alessandro è operaio, ha 28 anni e nel 2011 ha lavorato solo tre mesi, Davide sta completando un corso professionale per tecnico di impianti idraulici; gli ho consigliato di andare a lavorare al Nord. Mica lì son tutti come l'ingegner senator Castelli Roberto da Lecco!»
- Però non hai avuto peli sulla lingua a rispondere in quel modo all'esponente leghista. È una caratteristica territoriale o è la cifra di Eurallumina?
«Siamo così. Non abbiamo difficoltà a confrontarci con i politici. Abbiamo l'orgoglio delle nostre radici, del nostro lavoro onesto e faticoso, dei nostri ideali e della voglia di far crescere questo territorio e questa Regione. In 31 anni di lavoro ho cambiato cinque aziende, sono passato per tre periodi, ciascuno di tre anni, di cassa integrazione, ho contribuito con tanti compagni a far ottenere ammortizzatori sociali agli operai delle imprese d'appalto, che prima venivano licenziati in tronco. Non abbiamo paura di nessuno: rischiamo di perdere il lavoro, cosa altro ci può succedere?»
- Marce, caschetto, occhiali e bandiera dei Quattro Mori. Una energia continua, e tanto tempo sacrificato a casa. Come reagisce la famiglia?
«Ci sono abituati. Quando sanno che c'è qualche manifestazione in giro per l'isola o in Continente e mi vedono a casa si meravigliano: I miei figli mi chiedono sbalorditi: "Come è che non sei andato?". Ma io non posso fare tutto. Comincio a essere stanco, sono dimagrito rispetto a due anni fa di venti chili. Decine di notti passate in tenda, a Cagliari, davanti ai cancelli, occupazioni, assemblee, continue riunioni, e poi i contatti con i colleghi, la spola con il sindacato. Alla fine finisci la benzina».
- Il traguardo, almeno per voi di Eurallumina, sembra vicino.
«Per essere precisi, non è mai stato così vicino; che poi si riesca a raggiungerlo e a varcarlo è tutto da dimostrare. Certo è che il governo dei cosiddetti banchieri e professori ha dato una accelerazione forte alla vertenza. Ma forse la mia è una visione distorta, perché nel precedente esecutivo c'era l'ingegner senator Castelli Roberto da Lecco».
- Andrete insieme a Roma con i lavoratori Alcoa ai primi di febbraio?
«Se la trasferta servisse a smuovere le ultime resistenze, siamo pronti».
- E se incroci Castelli?
«Ecchissenefrega di Castelli. Altre volte ho risposto a muso duro anche a La Russa e a Verdini. Quella dell'altra sera non era neppure una grande performance. Forse perché l'interlocutore non era all'altezza».
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28 gennaio 2012