Se la Concordia si inabissa, anche la Sardegna a rischio marea nera

Una folla immensa ha partecipato ai funerali di Nino Masia, 85 anni, il pensionato di Portoscuso morto nel naufragio della «Costa Concordia». Ma a creare forti preoccupazioni è adesso il rischio inquinamento

    di Pier Luigi Piredda SASSARI. Dopo il naufragio, il dolore per le vittime, l'apprensione e le speranze che svaniscono con il passare delle ore per i dispersi, le ricerche sempre più pericolose dei subacquei, i tormentoni sulle telefonate e le morbose attenzioni sul capitano della «Costa Concordia» ora a prendere il sopravvento su tutto è la preoccupazione per l'ambiente. Una preoccupazione che in Sardegna è ancora più grande visto che, per il gioco delle correnti, le coste orientali dell'isola rischierebbero di essere investite dalla marea nera se dalla nave dovesse fuoriuscire il carburante che c'è nei serbatoi.

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    Ora al Giglio la preoccupazione è l'arrivo di una perturbazione che dovrebbe raggiungere l'apice martedì con verti forti. Ormai è una corsa contro il tempo per svuotare al più presto i serbatoi della nave da crociera. Il più grave pericolo ambientale per il momento è quello di un'eventuale perdita dai serbatoi, che vengono continuamente monitorati con sofisticate attrezzature con le quali è già stato possibile scoprire microperdite di materiali inquinanti. Le correnti in quella parte del Mar Tirreno hanno una sorta di orientamento ciclonico antiorario. Per cui, l'eventuale fuoriuscita di gasolio provocherebbe un iniziale inquinamento sulle coste della Toscana e delle isole intorno al Giglio, fino alla Liguria, poi le correnti spingerebbero la marea nera verso la Corsica e giù verso sud in direzione della Sardegna.

    «Un'ipotesi remota ma non impossibile - ha spiegato Giovanni Ticca, esperto idrocliamatico del Sar, il Servizio agrometeorologico regionale che fornisce le previsioni meteo -. Una variante fondamentale sono i venti. Per quel che ho visto sulle carte, la nave è incagliata in una zona in parte protetta dal maestrale che sull'Isola del Giglio arriva attenuato dalla vicina Corsica, ma un'eventuale marea nera potrebbe scivolare verso la Sardegna. Non credo che possano esserci problemi di inquinamento nelle coste galluresi, visto che le correnti delle Bocche di Bonifacio - ha concluso Giovanni Ticca - sono in uscita e quindi l'allontanerebbero, ma qualche preoccupazione ci potrebbe essere più a sud». Per scongiurare qualsiasi pericolo, fin dal primo momento intorno alla nave da crociera sono state sistemate panne anti-inquinamento che servirebbero ad arginare un'eventuale fuoriuscita di gasolio o altri materiali inquinanti. Ma se il naufragio avesse subito provocato la fuoriuscita del carburante, in pochi giorni quasi tutta l'isola del Giglio sarebbe stata avvolta da una marea nera.

    A confermare questa tesi è la simulazione fatta dai ricercatori del progetto europeo «Argomarine», che traccia le perdite di petrolio nei mari. Nel video si vede come le correnti avrebbero spinto il carburante prima al largo e poi riportato indietro, facendogli investire l'isola.

    «È uno scenario ipotetico, scongiurato dai mezzi di soccorso già posizionati e pronti ad arginare una eventuale fuoriuscita - ha spiegato il ricercatore Michele Cocco -. L'unico pericolo è un forte peggioramento delle condizioni meteo, al punto da far ritirare i mezzi, ma è davvero poco probabile in questi giorni». In quella parte del Tirreno il mare è spesso in burrasca, soltanto il persistere dell'alta pressione sull'Europa ha finora permesso ai soccorritori di lavorare in ambiente tranquillo. In queste ore è in arrivo una perturbazione con venti forti settentrionali: tramontana e maestrale. Il picco dovrebbe registrarsi nella giornata di martedì e protrarsi fino alle prime ore di mercoledì.

    La simulazione degli studiosi di «Argomarine» ha preso in considerazione uno scenario in cui la nave rilascia il carburante per due giorni alla velocità di 0,014 metri cubi al secondo e che rimanga in superficie. Queste condizioni, unite ai movimenti del mare e dei venti farebbero arrivare il carburante sulle spiagge per poi riportarlo in mare e farlo diffondere nelle acque fra il Giglio e la Toscana e poi spingerlo verso la Corsica e la Sardegna.
    21 gennaio 2012

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