Pensionato nel mirino, minacce e spazzatura perché contro la movida

A Sennori, dopo i sigilli imposti dal gip a tre locali di via Roma, ritenuti dai giudici tra i responsabili del frastuono notturno, l'aria si è fatta molto pesante

    di Luca Fiori SENNORI. La guerra del sonno va avanti a colpi di carte bollate e sigilli della magistratura. Ma anche con lanci di uova, minacce di morte, insulti e l'invito - tutt'altro che velato nei confronti di chi ha chiesto l'intervento della magistratura - a lasciare il paese. A Sennori, dopo i sigilli imposti dal gip Maria Teresa Lupinu a tre locali di via Roma, ritenuti dai giudici tra i responsabili del frastuono notturno, l'aria si è fatta molto pesante.

    Dopo aver appreso del sequestro preventivo del bar Zanzibar, del Paradise Cafè e del Free Entry, un gruppo spontaneo di giovani del paese, due notti fa, ha deciso di manifestare la propria solidarietà a chi si è visto affiggere dai carabinieri un cartello che impone la chiusura accanendosi con la persona che nei bar e nelle strade di Sennori viene definita senza mezzi termini: "nemico del popolo della notte".

    Cinque persone sono anche state identificate dai carabinieri e per loro si profila una denuncia per minacce e danneggiamenti. Il loro obiettivo era Mario Pisu, un pensionato di 74 anni, originario di Siliqua ma residente a Sennori dal 1969. E' lui che da molti anni porta avanti una battaglia solitaria, o quasi, contro la movida notturna sennorese. Così, sul muro della sua abitazione a due piani nella centralissima via Roma sono stati affissi cartelli con l'invito ad andarsene.

    «Ora abbiamo paura - hanno spiegato Mario Pisu e sua moglie Elena Olioni -. Non solo la notte non riusciamo a riposare, ma adesso dobbiamo anche affrontare questa violenza». E ieri, davanti al portoncino della loro casa, ancora imbrattato dai lanci di uova della notte precedente, qualcuno ha sistemato un grosso carico di spazzatura. «Decine di buste di immondizia, ma così tante - ha sottolineato Mario Pisu - che per noi è stato anche impossibile uscire da casa».

    La battaglia del dipendente dell'Enichem in pensione, appassionato di maratone, quattro anni fa era addirittura arrivata fino al Viminale e l'allora ministro dell'Interno aveva chiesto alla Prefettura di Sassari di interessarsi al caso. Due giorni fa, sono arrivati i sigilli, richiesti dal sostituto procuratore Paolo Piras, per i tre bar di via Roma davanti all'abitazione del pensionato. Ma Mario Pisu assicura che lui non ha niente contro i gestori colpiti dal provvedimento. «Io ce l'ho contro il sindaco - ha aggiunto l'uomo nel soggiorno di casa - perché è lui che ha autorizzato i locali a fare musica fino a tardi. Noi chiediamo una sola cosa: il diritto al riposo notturno».

    Dal municipio il primo cittadino Roberto Desini non nasconde che la situazione che si è creata in paese sia tutt'altro che semplice. La mancata presentazione (da parte della precedente giunta) in Regione del Piano regolatore commerciale di zona ha creato una giungla di licenze: in un paese di 7500 abitanti devono convivere 31 tra bar e circoli privati. «E' vero però che a Sennori c'è un problema di ordine pubblico - ha spiegato Desini -. Specialmente nelle notti del fine settimana, passare in via Roma è davvero complicato, ma la soluzione del problema non puo essere questo provvedimento della magistratura. Nei prossimi giorni sarà convocata una conferenza di servizi, a cui saranno presenti carabinieri e vigili urbani, per cercare le soluzioni più adeguate. Potenzieremo il servizio della nostra polizia municipale e installeremo delle telecamere per la video sorveglianza - ha concluso il sindaco - perché la notte il paese è spesso in mano a vandali che distruggono fioriere, cartelli stradali e arredo urbano».

    Intanto, i gestori colpiti dal provvedimento di chiusura non ci stanno a passare per delinquenti e, attraverso gli avvocati Stefano Pilo e Stefano Porcu, hanno depositato in Tribunale la richiesta di dissequestro. «Questa chiusura è stata una doccia fredda - hanno spiegato Mario Pinna e Giovanni Pazzola, titolari rispettivamente del Free Entry e del Paradise Cafè -. In passato - hanno detto i due gestori - avevamo ricevuto contravvenzioni da 1000 euro per l'uso improprio della strumentazione musicale, ma avevamo dimostrato che si trattava semplicemente della radio e le sanzioni erano state ridotte a 100 euro. Mai avremmo pensato a un sequestro da parte della magistratura. I nostri locali - hanno insistito - sono insonorizzati e per farlo abbiamo speso un sacco di soldi. Non possiamo pagare per colpe non nostre, se la gente fa chiasso per strada, il rumore non può essere imputabile a noi. La chiusura dei nostri locali - hanno aggiunto - lascerà almeno 10 persone senza lavoro, senza contare i ragazzi che vengono a fare gli extra nei fine settimana. La persona che ci ha fatto mettere i sigilli - hanno concluso Pinna e Pazzola - in passato era già riuscita, con le sue denunce, a far chiudere una autocarrozzeria e una falegnameria e ora è toccato a noi. Poi ci lamentiamo che non c'è lavoro».

    Tra i gestori finiti nell'inchiesta della Procura c'è anche Gian Mario Chessa, titolare del Cafè Blu Note, ma al suo bar non sono stati messi i sigilli. «Sono tra i denunciati - ha detto il gestore - ma credo che il problema di Sennori non siano i locali ma le bande di ragazzini, alcuni minorenni, che la sera fanno il pieno di alcolici e poi si sentono i padroni del paese. I carabinieri - ha concluso - dovrebbero essere più severi e controllare chi è che vende alcol a questi ragazzi: i problemi nascono tutti da lì».
    19 gennaio 2012

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