Bonorva, cemento sulle domus de janas

Murate dalla Soprintendenza contro i tombaroli. E la notizia gira su Internet

    di Emidio Muroni BONORVA. Un viaggio su internet può talvolta servire a scoprire e conoscere meglio il territorio nel quale si vive e avere il senso compiuto dell'esistenza di monumenti e reperti ancora sconosciuti e da portare alla conoscenza e studio di tutti.

    Da una ricerca mirata sul parco Mariani è emersa l'esistenza all'interno del compendio, in località «Sa Pala larga», di un inestimabile patrimonio archeologico, custodito per migliaia di anni dai boschi delle colline e costituito da sette tombe preistoriche che giacciono sotto una colata di cemento che non è più in grado di preservarne le condizioni e l'incolumità.

    Dalla lettura sul sito si può apprendere che la meravigliosa scoperta è stata nascosta al pubblico e le domus de janas sono state sigillate per volere della Soprintendenza, per preservarle da tombaroli e vandali.

    Una decisione che, seppure condivisa per ciò che riguarda la sicurezza e presa in funzione di un eventuale finanziamento per il restauro e la riapertura, pare non sia stato gradita per il metodo utilizzato né per la mancata pubblicità data all'evento. Una grande colata, mista di terra e cemento, nasconde parzialmente un passaggio-ingresso, con una facciata scavata nella roccia e che introduce a una tomba di grandi dimensioni, denominata «Tomba a scacchiera» o «degli scacchi», con tre celle laterali.

    La struttura è decorata con disegni luminosi in ocra rossa, con toro ed enormi teste scolpite sul lato lungo della camera, e con il tetto, alto 1 metro e 70, scolpito secondo la disposizione a tavolato di legno, dipinta in blu scuro e bianco. L'elemento caratteristico è la serie di grandi spirali rosse dipinte su una cella di lato: un totale di sette spirali, molte di loro interconnesse. La qualità della pittura antica è stupenda. Sul tetto di una volta a fianco esiste anche una figura geometrica che è raro trovare in domus simili, un motivo in bianco e nero, a scacchi, probabilmente unico in un sito che dovrebbe risalire al Neolitico e legato alla cosiddetta cultura di Ozieri (dal 3800 a.C. a 2900 a.C.).

    In un'altra tomba che prende il nome di «Sa pala larga», dalla zona nella quale è stata scoperta la scultura di una testa di toro impressionante, collocata sopra una serie di spirali che formano una sorta di albero della vita. Tante bellezze assieme ad altre, che non abbiamo potuto visitare né conoscere, sono sigillate, ormai in modo fatiscente, tanto che alcuni varchi a cielo aperto ne indicano la possibilità di accesso, seppure difficoltoso. Ciò che maggiormente preoccupa sono le infiltrazioni di acqua piovana che penetrano all'interno degli ambienti e potrebbero danneggiare irrimediabilmente i dipinti.

    «Siamo d'accordo che è necessario preservare le tombe dall'opera devastante dei tombaroli e saccheggiatori - ha osservato il sindaco Giammario Senes - ma non vorremmo che la cura utilizzata si riveli peggio della malattia che si vuole curare». E' per cercare di recuperare questo patrimonio, che fa parte di un tesoro nazionale, che il primo cittadino si sta attivando per studiare, in sintonia con la soprintendenza, una soluzione a breve che possa offrire al paese una nuova opportunità turistica, da collegare al parco Mariani.
    17 gennaio 2012

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