di Paolo Merlini
Una foto esposta a Menotrentuno 2008 dal bosniaco Ziya Gafic: Afghanistan, il luogo dove i talebani distrussero i Budda
Su Palatu volta pagina. «Considero conclusa per quanto mi riguarda l'esperienza di Villanova Monteleone. Credo che la pratica culturale sia un esercizio libero da contrattazioni politiche o sindacali di sorta. Non ho mai chiesto e preteso di diventare inquilino privilegiato di Su Palatu, inteso come spazio fisico. La Sardegna è piena di palazzi che aspettano di essere abitati. Men che meno ho l'età per rivendicare la qualifica di custode o bidello che dir si voglia».
A pochi giorni dall'ultimatum per lo sfratto da Su Palatu 'e sas Iscolas a Villanova Monteleone (il termine per lasciare liberi i locali è scaduto il 31 dicembre scorso), Salvatore Ligios dice la sua, e le parole non lasciano spazio a interpretazioni. Su Palatu resti pure dov'è, è il senso del pensiero di Ligios, l'amministrazione comunale utilizzi l'edificio come crede opportuno, ma coloro che in questi ultimi dieci anni hanno messo Villanova sotto i riflettori internazionali, con la promozione di mostre o progetti legati alla fotografia, sono pronti a trasferirsi altrove.
Lo hanno già fatto, in realtà, visto che il 13 gennaio prossimo apre i battenti a Sassari, al museo del Carmelo, la terza biennale internazionale di fotografia «Menotrentuno», che mette a confronto i lavori di 25 giovani professionisti di varie nazionalità. Accanto a questi, per un totale di 400 immagini, la rassegna «A.Banda», che presenta 10 fotografi sardi emergenti. È la prima volta che la mostra conclusiva di «Menotrentuno», quella che raggruppa le esposizioni che i singoli fotografi hanno tenuto in vari centri dell'isola, non si svolge a Villanova, nello spazio di Su Palatu.
È l'ultima puntata di una vicenda che nelle ultime settimane ha fatto molto discutere, dopo l'ultimatum del sindaco Quirico Meloni a Ligios e ai suoi collaboratori per lasciare liberi gli spazi. Lo stesso Meloni, in una nota di qualche giorno fa, aveva tentato di ricucire lo strappo, negando la volontà di sfratto, ma anzi garantendo per Su Palatu «la prosecuzione delle iniziative culturali, anche e soprattutto con attività legate alla fotografia». La differenza è proprio in quell'avverbio, anche, che sembra voler aprire il museo ad ogni tipo di iniziativa, folclore compreso, come lo stesso sindaco aveva annunciato, suscitando evidentemente le perplessità di Ligios e soci.
«Pertanto Su Palatu non sarà chiuso - scrive il sindaco -. In merito poi al presunto "sfratto" è necessario e fondamentale sapere che la Soter di Salvatore Ligios gestiva Su Palatu e le attività culturali connesse in virtù di una convenzione scaduta il 30 maggio 2011. Ebbene, subito dopo la scadenza della convenzione, è proprio lo stesso Ligios, in qualità di amministratore della Soter, a comunicare l'indisponibilità a firmare una nuova convenzione con l'Amministrazione Comunale. Alla luce di questo fatto incontrovertibile, pertanto non è l'amministrazione comunale che ha "sfrattato" la Soter, ma è essa stessa che ha ritenuto di non voler stipulare una nuova convenzione». Così il sindaco, che dunque rovescia sul fondatore dello spazio per la fotografia, appunto Ligios, le responsabilità della sostanziale chiusura. Una versione dei fatti che sembra però fare a pugni con le lettere inviate dallo stesso Ligios al sindaco di Villanova già dal settembre 2010 (quattro mesi dopo l'insediamento di Meloni, eletto dopo che per dieci anni il paese era stato guidato da Bastianino Monti, grande sponsor di Su Palatu).
Ma continuiamo con la nota di Meloni. «Se veramente quest'amministrazione avesse avuto l'intenzione di boicottare o ancora peggio, "far chiudere" le iniziative culturali legate alle mostre fotografiche di Su Palatu, di fatto, alla scadenza della convenzione, in data 30 Maggio 2011, avrebbe già richiesto alla Soter di rilasciare l'immobile». «Cosa che invece non è avvenuta», scrive ancora il sindaco, che ribadisce «la disponibilità del Comune a concedere, nelle more della regolarizzazione del rapporto fra le parti, la struttura de Su Palatu per iniziative culturali, compresa e specialmente la fotografia». Dove la parola «compresa» non è certo scelta a caso, ma indica l'intenzione del Comune di poter gestire Su Palatu in autonomia.
«Ribadisco che il lavoro svolto da Ligios ha portato il nome di Villanova a varcare anche i confini nazionali, ma non mi sono mai sognato di affermare che in un paesino montano non si può fare cultura d'eccellenza», dice ancora il sindaco, sottolineando però come «anche le manifestazioni di cultura popolare meritano attenzione, in quanto espressione di valori e tradizioni della nostra comunità».
Sin qui una sintesi della ampia replica del sindaco. Ma dalle lettere inviate da Ligios al Comune, emerge già dal settembre 2010 (quindi quasi un anno prima della scadenza della convenzione con la Soter) la richiesta di trasformare Su Palatu in una fondazione, e di continuare la collaborazione con il Comune, soprattutto quale interlocutore con altri soggetti pubblici (Regione, Provincia, eventuali ministeri) per poter finanziare mostre e progetti. Lettere rimaste senza risposta, dice Ligios, che a marzo 2011 riceve dal sindaco una richiesta d'incontro per discutere il calendario degli eventi da programmare d'estate. Una beffa, per Ligios, il primo segnale concreto di apertura alla «cultura popolare», nella fattispecie ai balli sardi. A fine maggio, alla scadenza della convenzione, Ligios invia una nota in cui propone il rinnovo con l'associazione culturale no profit Su Palatu-Fotografia (che ha creato, probabilmente, per far sì che un'esperienza decennale non venisse cancellata con il nuovo corso di Su Palatu, ma diventasse anzi un marchio "esportabile") e avanza proposte operative, pur lamentando tagli e il sostanziale disinteresse del Comune. Poi l'annuncio della rottura definitiva.
05 gennaio 2012