P3 ed eolico, chiesti venti rinvii a giudizio

Tra gli accusati Carboni, Dell'Utri, Verdini e Cappellacci. Il nucleo del sodalizio chiamato in causa dai pm anche per aver costituito un’associazione segreta

    di Rita Di Giovacchino ROMA. La Procura ha firmato 20 richieste di rinvio a giudizio senza deludere le attese. Anche per il governatore Ugo Cappellacci, accusato solo di abuso d'ufficio. Marcello Dell'Utri, Denis Verdini e Flavio Carboni sono indicati come fondatori della P3 e rischiano il processo con l'accusa di aver creato e diretto una società segreta il cui scopo occulto era interferire nelle decisioni delle Alte corti per «aggiustare» i guai giudiziari di Silvio Berlusconi. Quel Cesare, come veniva chiamato, citato 19 volte nelle migliaia di pagine processuali, ma mai indagato e neppure interrogato.

    Sotto accusa anche per l'eolico sporco in Sardegna, il siciliano Dell'Utri, fondatore di Forza Italia, il toscano Denis Verdini, ex coordinatore nazionale del Pdl, Flavio Carboni, l'amico che a Berlusconi ha fatto strada in Sardegna vendendogli ville e terreni a Porto Rotondo, l'uomo degli appalti eolici che diceva di poter vantare un patto di ferro con il presidente Cappellacci.

    Ai «fondatori» si aggiungono altri indagati per i quali il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli hanno firmato ieri richieste per reati che vanno dalla violazione della legge Anselmi, all'associazione per delinquere, dalla corruzione all'abuso di ufficio, dalla diffamazione alla violenza privata, a seconda del ruolo svolto da ciascuno nel sodalizio segreto. In pista per questi scopi, secondo i magistrati, il sedicente giudice tributarista Pasquale Lombardi e l'ex assessore napoletano Arcangelo Martino, che poi si è pentito. Per l'ex premier «quattro pensionati sfigati», che però conoscevano un sacco di gente importante.

    Come il presidente della Cassazione Vincenzo Carbone, finito nei guai per aver manovrato l'assegnazione del Lodo Mondadori alle sezioni unite della Suprema Corte, in cambio di molte promesse su futuri incarichi. L'unico a cavarsela tra i sospettati illustri, l'ex sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, inizialmente indagato per appartenenza ad associazione segreta. L'ex magistrato aveva partecipato ad alcuni pranzi in casa Verdini in cui si discuteva del Lodo Alfano. Per lui i pm chiederanno l'archiviazione. Un ruolo nella salvezza di Caliendo l'ha avuta certo la linea di difesa dell'avvocato Paola Severino, oggi ministro della Giustizia.

    Ma a pagare il prezzo più alto sono stati alcuni amministratori sardi e un nutrito gruppo di amici e parenti di Carboni. Caduta l'accusa di corruzione, a Ugo Cappellacci viene contestata la nomina di Ignazio Farris a direttore generale dell'Arpa Sardegna, «avvenuta in assenza di predeterminazione dei criteri oggettivi da seguirsi nella procedura, senza alcuna valutazione di merito comparativo e senza riguardo agli obiettivi della piena efficienza e del buon andamento della pubblica amministrazione, ma sulla base di un provvedimento arbitrario». Scopo dell'operazione, si legge nella richiesta di rinvio, «favorire interessi di Carboni, Verdini e Dell'Utri nella realizzazione, con modalità illecite, di un programma imprenditoriale avente a oggetto interventi nel risanamento ambientale, nelle bonifiche e nella messa in sicurezza delle aree minerarie dismesse, di proprietà...  pubblica, esistenti in Sardegna e la realizzazione di impianti di produzione eolica».

    Definitivamente usciti di scena invece l'ex assessore regionale all'Urbanistica Gabriele Asunis e l'ingegner Franco Piga, ex presidente dell'Autorità d'ambito, protagonista con Cappellacci di una famosa telefonata in cui alludendo alle pressioni di Verdini e Carboni, il governatore gridava: «È finita, da domani tiro giù la saracinesca così la smetteranno di rompere i coglioni». Non si è salvato invece Pinello Cossu, titolare dell'agenzia per l'ambiente Tea. Né il consulente di Carboni Marcello Garau. E neppure il direttore dell'agenzia Unicredit d'Iglesias nella quale la compagna del regista Carboni, Antonella Pau, aveva un conto su cui in realtà operava il deus ex machina a lei vicino. Anche la moglie dell'imprenditore è finita nei guai per alcuni conti a lei intestati al Credito cooperativo fiorentino, la banca toscana di Verdini, dove sono confluiti i 5 milioni e 800mila euro versati dagli imprenditori forlivesi Alessandro Fornari e Fabio Porcellini. Talmente interessati alle pale eoliche in Sardegna da tirare fuori i soldi prima ancora di avet sottoscritto un accordo.

    Chiesto il rinvio a giudizio anche per il coordinatore regionale del Pdl Massimo Parisi, socio di Verdini, per gli 800 mila euro che dovevano saldare i debiti della Società editrice Toscana. Il Vice-Cesare Dell'Uri in definitiva ha incassato soltanto un paio di assegni per 150mila euro, anche se agli atti della P3 ci sono tracce del «regalo» da 10 milioni che Berlusconi gli ha fatto per aiutarlo a riparare i suoi debiti. Infine diffamazione e e violenza privata sono i reati contestati all'ex sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino e al sindaco di Pontecagnano Pasquale Sica, accusati di aver confezionato il dossier Caldoro per mettere fuori gioco il futuro governatore della Campania.
    04 gennaio 2012

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