di Paolo Merlini
Sconcerto, sbigottimento, assieme alla speranza in un ripensamento dell’ultim’ora. Sono le reazioni di alcuni fan “eccellenti” del museo della fotografia Su Palatu di Villanova Monteleone alla notizia dello sfratto da parte dell’amministrazione comunale. Nella convinzione che l’esperienza di Su Palatu non sia stata affatto «elitaria», come sostiene il sindaco autore del provvedimento che sancisce la chiusura del museo, ma piuttosto nel segno della qualità.
Marco Delogu, romano ma di chiare origini sarde, è il fondatore e direttore del festival Fotografia, la più importante manifestazione nazionale del settore che da dieci anni si tiene nella capitale. Dirige anche il dipartimento di fotografia del museo Macro. È soprattutto uno dei maggiori fotografi italiani, e proprio Su Palatu ha ospitato negli anni scorsi una sua importante mostra retrospettiva. «Sono sconcertato. Il museo di Villanova - dice - ha un’identità fortissima, ha assunto negli anni una dimensione nazionale che gli viene riconosciuta da tutti. È insomma ben più che un’iniziativa locale. Salvatore Ligios, che l’ha fondato, ha lavorato veramente bene, e così Sonia Borsato che gli è succeduta. Penso siano stati molto coraggiosi, e questo impegno è stato premiato dai numerosi riconoscimenti ricevuti dai loro progetti. Hanno fatto ciò che si doveva fare: coinvolgere il territorio e ospitare il mondo, ma soprattutto hanno accorciato la distanza tra chi fa e chi guarda le fotografie».
Il sindaco Quirico Meloni motiva la propria decisione, oltre che con spiegazioni di carattere burocratico, con la necessità di dare spazio, e fondi, ad attività più “popolari”, come balli e canti sardi. Che ne pensa Delogu? «Non vedo in questo caso contrapposizione tra cultura popolare e cultura d’élite, o presunta tale. La fotografia - continua - è di per sé cultura popolare. Non ha senso contrapporre il lavoro di Su Palatu, che spesso ha intercettato in anticipo quanto è accaduto in realtà più importanti, con il maggior gradimento, tutto da verificare, di manifestazioni folk. Proprio qualche giorno fa ho citato come esempio di sana amministrazione il caso di Villanova in una conferenza che ho tenuto agli stati generali della cultura del Pd».
Anche per lo stilista
Antonio Marras creare contrapposizioni, nel caso specifico tra un cultura presunta elitaria e le manifestazioni folcloristiche, non ha senso. «Va benissimo tutto, ma per ogni cosa ci sono i luoghi deputati. Credo che quella di Su Palatu sia una storia bellissima. Un’esperienza che ha fatto conoscere la Sardegna al di fuori dei nostri confini, anche all’estero, per ciò che siamo capaci di fare andando oltre le consuetudini, bellissime ma spesso scontate e, comunque, presenti in ogni angolo dell’isola. Tore Ligios ha fatto un lavoro straordinario nel portare cultura, artisti, mostre importanti in un posto lontano dai circuiti culturali e turistici. Lo ha fatto armato di voglia, facendo sì che Villanova diventasse fulcro di eventi, manifestazioni ed esperienze. Lo ha fatto mantenendo un livello molto alto, per certi versi un po’ quello che ha fatto Cristiana Collu al Man. Mi stupisce e mi rattrista la decisione del Comune. Un anno fa eravamo in tanti a Villanova per festeggiare il decennale del museo, e gli amministratori ci avevano rassicurato sul futuro di Su Palatu».
«La fotografia sarebbe elitaria, ma scherziamo? Mi chiedo piuttosto - continua Antonio Marras - perché bisogna portare dentro un museo la cultura folk, mi sembra incredibile che non ci siano altri spazi. Credo che gli amministratori di Villanova dovrebbero al contrario tenersi stretta una realtà che non ha eguali in Sardegna, e dovrebbero essere felici del loro fiore all’occhiello. Sono un esempio per altri paesi, ma anche per Alghero o Sassari, come mai non se ne rendono conto?».
Anche lo scultore
Pinuccio Sciola guarda con apprensione al futuro di Su Palatu. «Queste notizie mi sembrano assurde, così come è stato di recente per il Man quando si è parlato di una possibile chiusura. Parliamo in entrambi i casi di strutture che sono all’apice, che hanno raggiunto livelli di eccellenza. Conosco Salvatore Ligios, so per esperienza personale quanto porti avanti il nome di Villanova e della Sardegna in manifestazioni importanti fuori dai nostri confini. Un museo elitario? Non esiste una cultura elitaria quando ci sono le porte aperte. C’è qualità, piuttosto. Bisogna cercare di mantenere alto il livello della nostra produzione culturale, non abbassarlo. Con questo non voglio dire che le manifestazioni folcloristiche siano qualcosa di subalterno, ma sicuramente parliamo di un fenomeno inflazionato. Quando poi - continua Sciola - leggo che il museo costa al Comune di Villanova appena 18mila euro l’anno... È la somma che certi politici spendono per un pranzo! Non ho parole, mi auspico solo che ci sia un ripensamento da parte del sindaco e che la qualità rimanga così alta».
26 dicembre 2011