di Erminio Ariu
Operai Rockwool nella galleria Villamarina occupata da 5 giorni
IGLESIAS. Dodici metri più in alto dove il buio e ancora più nero, in quel fornello attrezzato per meravigliare i turisti, è diventato, da ieri notte, il giaciglio di due disperati che hanno deciso di inasprire la lotta appollaiandosi nell'ultimo soppalco sotto un buco nero che trascina all'esterno qualche spiffero d'aria. All'improvviso due operai, ormai decisi a tutto, si sono arrampicati in quel nido traballante annunciando di rifiutare qualsiasi invito a scendere finchè non arriverà la conferma che è stata sottoscritto l'accordo che consente loro l'assunzione a tempo indeterminato in Igea.
Da quattro giorni, mezza dozzina d'ex dipendenti del Rock Wool, la fabbrica di lana di roccia, che ha smantellato macchine ed impianti per trasferire la produzione di materiali isolanti, in Croazia e in India, si sono rintanati all'interno della galleria Villamarina a Monteponi. Dopo tre interminabili anni di cassa integrazione e quattro mesi di velate promesse legate alla frequenza di un corso di riqualificazione professionale, nel settore delle bonifiche, i 70 dipendenti della fabbrica, costruita peraltro con i finanziamenti pubblici della legge 221 (reindustrializzazione delle aree minerarie dismesse), e poi passata in mano alla multinazionale danese, hanno deciso di asserragliarsi in un tunnel senza uscita.
Entrare in galleria non è stato facile: una lunga trattativa all'esterno poi un operaio "Caronte" ha tolto i lucchetti, sganciato due catene e ha traghettato i visitatori fino al fornello che ospita, da ieri notte, i due disperati. Il buio si presenta impenetrabile dopo che si è percorso 200 metri. Lo stillicidio avverte che si deve guardare in alto e alla fine si scorgono due tute bianche sovrastate da un cappuccio nero che lascia intravedere due occhi umidi di lacrime, " Non scendiamo da qui senza l'assicurazione che saremo assunti - sostiene operaio 45 (questo è il nome convenzionale). - Fino ad oggi siamo stati presi in giro dai vari assessori regionali all'industria. Siamo stanchi. Non vogliamo trascorrere qui il terzo Natale senza la nostra famiglia e la soluzione è nella nostra assunzione in una società che si occupi di bonifiche. Ci hanno fatto frequentare un corso di riqualificazione professionale ed ora ci dicono che dobbiamo attendere eventi".
Non si fidano a scendere qualche gradino. "Siano qui e qui restiamo- aggiunge Operaio 60.- Chiediamo al presidente Cappellacci che si assuma le proprie responsabilità. Noi eravamo minatori e ci hanno detto che dovevamo passare a Rock Wool per arrivare fino alla pensione. Ci hanno ingannato e siamo tornati qui in miniera, in nostro lavoro più congeniale". Il freddo, le correnti d'aria rendono l'ambiente impossibile.
Quando si spengono le potenti torce elettriche in quel fornello ormai povero di minerali rimane in piedi la speranza che quest'azione clamorosa dei due operai conceda qualche risultato. In fondo alla galleria si intravedono altri 4 incappucciati. Caronte senza spendere una parola fa il cenno a seguirlo. Si arriva a Pozzo Vittorio e poi in sala argano dove sono state sistemate tende da campeggio e qui che sei operai hanno trascorso le prime cinque notti. "Siamo disperati - riconosce Operaio 34 - ma non molliamo. Siamo qui a far valere le nostre ragioni. Io sono sposato, ho il mutuo da pagare e continuo ad essere sostenuto dai miei genitori. Questo Natale dovrò rinunciare a comprare un regalo ai miei due bambini. Sto qui e cerco di raggiungere l'unico obiettivo che mi preme: la riassunzione".
Prima di uscire da quella prigione sotterranea Caronte consegna un pizzino ad un sindacalista: è la nuova parola d'ordine per questa mattina. Ogni giorno il pin code, che consente l'accesso in galleria, viene rinnovato ogni giorno per evitare che orecchie estranee la rilevino. Si chiude il lucchetto e in galleria cala un silenzio agghiacciante. Erminio Ariu cercando, nella disperazione di sollecitare un provvedimento che li veda nuovamente impegnati nel ciclo produttivo. Dopo pochi anni di attività Rock Wool ha spento i bruciatori ed ha messo alla porta l'intero organico. Alcuni lavoratori, una trentina, hanno trovato alternativa occupazionale prima di finire nell'umiliante lista di cassa integrazione che consente di percepire un assegno sociale da 700 euro al mese. Con la speranza di poter essere assorbiti nei lavori di bonifica delle aree minerarie dismesse i lavoratori hanno manifestato civilmente e reagito con dignità alla brutta mazzata subita. Prima hanno presidiato l'ingresso dello stabilimento nella Zir di Iglesias poi hanno messo tenda davanti ai cancelli di Igea che ha, tra i compiti istituzionali le bonifiche delle aree inquinate.
Tre mesi dopo la chiusura della fabbrica, nel piazzale sterrato della società pubblica, è stato sistemato un vecchio pullman destinato alla rottamazione e con qualche ritocco quel bus di lamiere arrugginite è diventato il Bus-Rock centro operativo e centro direzionale di manifestazioni artistiche, musicali e culturali. I mesi estivi sono trascorsi tra rock e musica jazz e quei suoni hanno fatto arrivare la voce della protesta in tutta l'isola e nella penisola. Il vento della protesta si è leggermente attenuato quando l'assessorato regionale all'ambiente e al lavoro hanno deciso di indire un corso di riqualificazione per gli operai in attesa di una nuova sistemazione. L'impianto di Sa Stoia che sfornava i pannelli isolanti non poteva più rispondere alle esigenze degli operai perchè i manager danesi avevano provveduto a traslocare. «Con l'avvio dei corsi di riqualificazione, proposti dalla Regione e condotti dalla stessa Igea - denunciano i rappresentanti della Rsu di fabbrica - ci hanno illuso che saremo stati assunti nell'azienda pubblica e quell'attestato di frequenza del corso sarebbe stato il lasciapassare per uscire dalla cassa integrazione.
Oggi ci dicono che 15 saranno assunti dalla cooperativa San Lorenzo che dovrebbe produrre mattoni crudi. Nel contempo si sta cercando l'escamotage per allungare la cassa integrazione. Quattro giorni fa, al termine dell'assemblea generale, una decina di operai, hanno indossato il passamontagna, hanno indossato un giubbotto impermeabile ed hanno violato la galleria che conduce a Pozzo Sella. Da quel momento i cavi che fornivano energia alla galleria sono stati disattivati e i manifestanti sono rimasti al buio e al freddo. Si protesta in condizioni disumane. Con il passare del tempo le condizioni degli operai si aggravano di giorno in giorno. Da oggi quel manipolo di disperati ha deciso di iniziare lo sciopero della fame e questo annuncio ha messo in allarme i familiari degli esposti e gli altri lavoratori che hanno piazzato tenda davanti all'ingresso della galleria.
Questa mattina i consigli comunali della provincia Carbonia Iglesias si riuniranno in seduta plenaria per decidere quali iniziative assumere per evitare che gli operai trascorrano anche questo Natale immersi nella protesta e nella disperazione. Nella tarda serata di ieri alcuni operai dell''Eurallumina, in cassa integrazione anch'essi da tre anni, hanno raggiunto Monteponi per esprimere la loro solidarietà. Erminio Ariu
17 dicembre 2011