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Giganti di Mont’e Prama verso Cabras e Cagliari

I giganti di Mont’e Prama, da ieri in mostra al centro di restauro di Li Punti, saranno divisi: alcune statue al museo civico di Cabras, altre all’Archeologico di Cagliari - FOTO - VIDEO

SASSARI. Dopo trentasette anni i faretti della galleria di Li Punti rischiarano il volto ieratico dei giganti del Sinis. I supporti di metallo nero che reggono le sculture fanno da contraltare alla pietra bianca che a restauro ultimato mostra tutto il suo candore. I guerrieri dallo sguardo magnetico offrono lo spettacolo dell'arte ritrovata mentre cresce la sensazione che la parola fine di una vicenda scientifica così importante non sia ancora stata scritta.

VIDEO Le immagini dei giganti
FOTO L'inaugurazione della mostra
LEGGI "Sbagliato separare i reperti"

Lo stato d'animo, ieri, all'inaugurazione della mostra «La pietra e gli eroi», nella galleria del Centro di restauro della Soprintendenza di Sassari, a Li Punti, era un misto di meraviglia e stupore. Coloro che per il complesso di sculture, riportato alla luce nel 1974, auspicavano una destinazione unica, sono rimasti delusi. Per i giganti di pietra, infatti, si profila il destino della separazione. Presto una parte sarà ospitata nel museo civico di Cabras, l'altra nelle sale dell'Archeologico di Cagliari. La Soprintendenza cagliaritana, d'intesa con la Regione, ha infatti deciso di imboccare la strada che buona parte degli esponenti del mondo scientifico e dell'opinione pubblica avevano sconsigliato.

Il protocollo d'intesa tra Soprintendenza, comune di Cabras e Regione sarà siglato nei prossimi giorni a Villa Devoto. La legittima aspirazione della comunità di Cabras di riportare a casa le statue è stata in parte rispettata. Il museo della cittadina lagunare, che dovrà essere abbondantemente adeguato, avrà la parte numericamente più importante, quella mancante sarà ricostruita attraverso immagini tridimensionali che uno scanner 3D laser, di ultima generazione, riprodurrà per la gioia di visitatori e studiosi. E poi - è stato detto ieri - si pensa di bandire un concorso di idee per la realizzazione di una nuova struttura. Il museo archeologico di Cagliari, invece, si riserva la parte quantitativamente più esigua, ma non meno importante sul piano scientifico. Tempi e modi, però, sono ancora tutti da stabilire e non è dato sapere di più visto che dopo la presentazione, il taglio del nastro e la curiosità degli ospiti hanno preso il sopravvento sulle altre questioni. E la sorpresa filtra dalle reazioni a caldo degli specialisti; uno per tutti, il professor Carlo Tronchetti, l'archeologo che nel 1976 venne incaricato dalla Soprintendenza di Cagliari di guidare la prima campagna di scavo che ha permesso di riportare alla luce le sculture riconsegnate alla storia più di trent'anni dopo: «La mia idea è che tutti i reperti dovrebbero rimanere insieme, ma è pur vero che un museo importante come quello di Cagliari non poteva non avere almeno una testimonianza di una scoperta così rilevante».

Novità altrettanto importanti arrivano anche durante l'affollata conferenza stampa con la quale il soprintendente di Sassari, Bruno Massabò, affiancato dall'omologo cagliaritano Marco Minoja e dal soprintendente regionale Maria Assunta Lorrai, ha dato la stura a una mattinata frenetica. Gli archeologi torneranno presto a Monte 'e Prama, forse già la prossima primavera, il Ministero ha infatti destinato settecentomila euro per varare una nuova campagna nel Sinis. Le risorse saranno ripartire fra Tharros (450 mila euro) e Mont'e Prama (250 mila) in entrambi i siti saranno realizzate opere di restauro e consolidamento, ma solo a Mont'e Prama si continuerà a scavare.

Di 6 milioni e cinquecentomila euro è invece il finanziamento della Regione sarda destinato alla creazione della Scuola di alta formazione per il restauro nella struttura di Li Punti. «Risorse già erogate - ha garantito l'assessore regionale Sergio Milia - per creare a Sassari un centro altamente specializzato». Ma non è tutto, i giganti rischiano perfino di volare in Corea: saranno infatti ospiti all'Expò di Seul anche se non è chiaro se vadano gli originali o una riproduzione. «L'ultima parola - ha precisato Milia - spetta comunque alla Soprintendenza di Cagliari».

La questione delle sculture ha appassionato e diviso. L'idea originaria di sistemare le statue nel museo della cultura nuragica è morta sul nascere perché il progetto del Betile, avveniristica struttura che avrebbe dovuto sorgere a Cagliari, è stato accantonato.

Tutto è cominciato negli ormai lontani anni Settanta, precisamente nella primavera del 1974, quando l'aratro di Sisinnio Poddi, un contadino intento a lavorare nel suo terreno, in località Monte 'e Prama, a Cabras, cozza contro qualcosa di molto duro. L'uomo ferma l'attrezzo e dopo avere rimosso la terra, è colpito dallo sguardo fisso di due occhi sbarrati incorniciati da un volto di pietra. La segnalazione alle autorità competenti è immediata e tra il 1974 e il 1975, la Soprintendenza archeologica e l'Università di Cagliari organizzano il primo scavo. La campagna entra nel vivo qualche anno più tardi, nel 1979, sotto la guida di Tronchetti. I lavori portano alla luce un'intera necropoli, una scoperta straordinaria.

A proposito della datazione, le ipotesi su cui si confrontano gli studiosi sono due: la prima colloca le statue intorno al VII secolo avanti Cristo, l'altra si spinge fino alla fine del primo millennio. Il dibattito è acceso, poi il silenzio. L'intero complesso è stato chiuso in casse e depositato nei sotterranei del Museo archeologico di Cagliari e da quel momento sulle sculture dei guerrieri del Sinis cala il sipario. Un silenzio di oltre trent'anni, rotto dal provvedimento col quale il ministero per i Beni culturali e la Regione, nel 2005, hanno destinato un milione e duecentomila euro al restauro di cui la cerimonia inaugurale di ieri, a Sassari, ha segnato la conclusione.

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