di Fabio Canessa
A sinistra, Haruki Murakami, lo scrittore giapponese più apprezzato del momento È nato a Kioto nel 1949
Nel retro copertina spicca una frase, presa dal "San Francisco Chronicle", che chi già conosce lo scrittore in questione difficilmente non condividerà: «Avviso ai nuovi lettori di Murakami: crea dipendenza». E avvicinarsi al grande autore giapponese con il suo ultimo romanzo è davvero "pericoloso". Perché con «1Q84» Haruki Murakami torna su livelli altissimi (dopo il deludente «After Dark»), forse consegna ai lettori il suo capolavoro assoluto. Forse perché del libro pubblicato da pochi giorni da Einaudi (722 pagine) manca l'ultima parte che uscirà in Italia nel 2012. La traduzione, di Giorgio Amitrano, si ferma infatti al momento ai libri 1 e 2. Si dovrà dunque aspettare per una valutazione più completa. E aspettare per i fan dello scrittore non sarà facile dopo aver letto due terzi del romanzo. Perché la storia costruita da Murakami è davvero appassionante. Lo scrittore giapponese sbatte il lettore subito nel racconto. Un taxi bloccato nel traffico, la radio che trasmette musica classica. La "Sinfonietta" di Leos Janacek (la musica non manca mai nei libri di Murakami). Sul taxi una trentenne che rischia di fare tardi a un appuntamento importante. Si chiama Aomame e non è una ragazza, una donna qualsiasi. È un killer con una tecnica micidiale che non lascia tracce. Il suo bersaglio uomini che hanno violentato delle donne. Un angelo vendicatore in minigonna. Fredda, spietata ma allo stesso fragile. Con una ragione di vita: il ricordo di un compagno di scuola quando andava alle elementari, l'amore che sogna un giorno di rincontrare. Aomame è uno dei due personaggi principali del romanzo. L'altro è Tengo, stessa età, un aspirante scrittore che si mantiene insegnando matematica. Un giorno riceve dall'editor con il quale collabora, Komatsu, il compito di riscrivere come ghost writer il romanzo di un'enigmatica ragazza di diciassette anni, di nome Fukada Eriko, per farle vincere un importante premio letterario. Ma «La crisalide d'aria», questo il titolo, non è un normale, semplice libro. Nasconde misteri che coinvolgeranno Tengo, uomo mite che si accontenta della mediocrità, in una vicenda insospettabile, misteriosa, inquietante. Dalla quale non potrà tirarsi indietro. Aomane e Tengo. Due protagonisti, un preciso alternarsi dei capitoli. Così Murakami costruisce il racconto svelando man mano i collegamenti tra i due personaggi. Il luogo dove si svolge la storia è (perlopiù) Tokyo. L'anno è il 1984. Da qui il titolo del romanzo che richiama evidentemente a George Orwell: in giapponese il numero nove si dice kyu, la stessa pronuncia della lettera Q in inglese. Di Orwell si parla nelle pagine del libro (in particolare durante una conversazione tra Tengo e un altro personaggio, il professor Ebisuno) all'interno di un capitolo dal titolo emblematico «Non c'è più spazio per il Grande Fratello». Al posto del Big Brother, Murakami inventa i Little People. Piccole creature che fanno inizialmente parte del romanzo nel romanzo, «La crisalide d'aria». Ma sono frutto della fantasia della strana autrice o esistono davvero? E se non sono un'invenzione, cosa vogliono? In questo labirinto pieno di misteri in cui è difficile districarsi, ma così piacevole immergersi, Murakami inserisce molte tematiche a lui care e presenti in altre sue opere: dall'amore alla morte, dalla solitudine alla malinconia, dalla musica alla letteratura (qui è Cechov che ricorre in più di una occasione). E poi la memoria, la famiglia, la realtà intrecciata al sogno, il sesso (come sempre presente in quantità nei romanzi dello scrittore giapponese), la mescolanza di elementi pop e riflessioni metafisiche. C'è anche spazio per la religione nelle pagine di «1Q84». Si parla infatti di fanatismo con la presenza, importante nel racconto, di una setta (da ricordare a proposito che Murakami è anche autore di «Underground», raccolta di interviste e di testimonianze che riguardano l'attentato con il sarin alla metropolitana di Tokyo del 1995 compiuto dalla setta Aum Shinrikyo). Lo stile è come al solito diretto, scorrevole anche nelle descrizioni più particolareggiate, a volte apparentemente inutili. Quando lo scrittore indugia su cose insignificanti, pensieri venute in mente a uno dei personaggi che assistono a una scena. Come accade a ognuno di noi. Si racconta e le parole trasmettono una rara energia. Poco o niente viene spiegato. Le pagine formano un flusso che avanza senza cali di ritmo. E nonostante le cose assurde che succedono non viene da chiedersi il significato di questo o di quello. Bisogna lasciarci trasportare in un altro mondo dalle parole di Murakami. E non è affatto difficile riuscirci, entrare in quel mondo. Finire centrifugati in quella dimensione onirica, dove tutto incredibilmente sembra così reale. Anche quel cielo con due lune, di cui si accorge presto Aomame, forse la base cui si fonda tutta la complessa architettura della storia. Il libro si conclude con molti misteri ancora aperti. E non c'è certo da aspettarsi che tutti questi enigmi vengano svelati nella terza e ultima parte. Chi conosce Haruki Murakami lo sa. La rivelazione finale può risultare alquanto relativa. Ma non conta capire tutto. Sembrare di riuscirci può anche essere una limitazione. Per il libro, per tutta l'opera dello scrittore giapponese valgono le parole pronunciate da uno dei personaggi di «1Q84», l'editor Komatsu: «Quello che apprezzo di più, soprattutto per quanta riguarda i romanzi, è non riuscire a comprenderli completamente».
20 novembre 2011