Pesanti condanne, comprese tra i 15 e i 6 anni di carcere, sono state chieste dalla procura di Roma nel processo contro sei imputati, ritenuti eredi delle vecchie Brigate Rosse, perché sospettati di voler riprendere la lotta armata
ROMA. Pesanti condanne, comprese tra i 15 e i 6 anni di carcere, sono state chieste dalla procura di Roma nel processo contro sei imputati, ritenuti eredi delle vecchie Brigate Rosse, perché sospettati di voler riprendere la lotta armata e ricostruire il Partito Comunista Combattente. Due giorni di requisitoria sono bastati ai pm Luca Tescaroli ed Erminio Amelio per chiedere alla corte d'assise di infliggere 15 anni a Riccardo Porcile e Gianfranco Zoia, 12 anni e 8 mesi a Bernardino Vincenzi, 10 anni e 7 mesi al ferroviere sardo nonché attivista indipendentista Bruno Bellomonte e 6 anni a Manolo Pietro Morlacchi (figlio di Piero, uno dei fondatori delle Br nel 1972) e Costantino Virgilio.
I magistrati avrebbero chiesto la condanna del presunto capo dell'organizzazione, il 58enne Luigi Fallico, ex esponente degli Ucc negli anni Ottanta, ma l'uomo è deceduto in carcere lo scorso maggio. Associazione con finalità di terrorismo, banda armata e violazione della legge sulle armi sono i reati contestati agli imputati, a seconda delle singole posizioni. Stando ai magistrati e agli agenti della Digos che indagavano sul gruppo dal 2007, l'obiettivo dell'organizzazione era quello di ereditare il disegno eversivo sviluppato dalle Brigate Rosse.
Ciò sarebbe emerso dal ritrovamento di armi, di documenti, cartacei e informatici, e dal contenuto di intercettazioni ambientali. Tra gli episodi contestati, figurano anche il progetto di un attentato da attuare alla Maddalena in vista del G8, poi svoltosi a L'Aquila, e un attentato (questa volta fallito ma attribuito a Porcile, Zoja e Fallico) alla caserma Vannucci, sede della Brigata della Folgore di Livorno, messo in atto il 25 settembre 2006, perché ritenuta "covo di fascisti" e "braccio armato dell'imperialismo italiano".
E' già uscito di scena dal procedimento, perché ha patteggiato la pena a un anno e 8 mesi di reclusione, Vincenzo Bucciarelli, classe 1933, il più anziano del gruppo, che rispondeva della detenzione di una pistola che gli aveva dato in custodia Fallico.
11 novembre 2011