di Silvia Sanna
SASSARI. Racconta che nel 2010 il consiglio comunale del suo paese è costato 2200 euro in gettoni di presenza. E confida che lui, in qualità di sindaco, guadagna 500 euro al mese: se non percepisse altro reddito, gli euro sarebbero 900. «Dunque - domanda Umberto Oppus - di quali sprechi stiamo parlando?». Il direttore dell'Anci e primo cittadino di Mandas (2400 abitanti) annuncia battaglia.
L'associazione dei Comuni non ci sta e di fronte all'ipotesi di accorpamento dei piccoli comuni farà sentire la sua voce. Perché si tratta di una scelta che in Sardegna avrebbe ricadute importanti, considerato che quasi un terzo dei centri ha una popolazione inferiore ai 1000 abitanti (118 comuni su 377). La provincia più penalizzata sarebbe quella di Oristano, dove sparirebbero 48 comuni su 88. Segue il Sassarese (28 su 66) con alcune porzioni di territorio particolarmente a rischio: si tratta del Mejlogu e del Goceano, zone falcidiate dallo spopolamento che negli ultimi 10 anni ha camminato inarrestabile, e per questo vittime predestinate della scure di Tremonti.
L'Anci mette sul piatto della bilancia i pro e i contro e dice che il fine non giustifica il mezzo, perché «dal punto di vista del risparmio - dice il direttore Oppus - cancellare i piccoli consigli comunali serve a poco. Sappiamo bene che le caste stanno altrove e a fare il consigliere di certo non ci si arricchisce. Anzi». Ma se i tagli saranno inevitabili, meglio usare le forbici con criterio, senza fretta e senza provocare danni peggiori. Per questo, martedì 16 l'Anci scriverà alla Regione.
Al presidente Cappellacci e alla sua giunta ricorderà una vecchia idea, che oggi più che mai torna d'attualità. Riguarda la stesura del «Testo unico degli enti locali sardi», un vademecum regionale, figlio dell'autonomia, per stabilire come organizzare i comuni dell'isola. A prescindere dalle decisioni che si prendono a Roma. Spiega Oppus: «Martedì chiederemo alla Regione di avviare un confronto immediato con l'obiettivo di evitare gli accorpamenti dei comuni sotto i 1000 abitanti. Ipotesi da evitare in questa fase - dice Oppus - in assenza di un progetto organizzato che garantisca la rappresentanza democratica e la tutela di tutti i piccoli centri». Meglio sedersi a un tavolo e discutere, ricordandosi che la Sardegna è Regione a statuto speciale e dunque ha il vantaggio di poter esprimere e fare valere la sua opinione.
«Ben vengano le Unioni dei Comuni - dice il direttore dell'Anci - realtà che già funzionano in diverse province isolane. Per esempio in Parteolla, come anche nel Sarcidano, dove una manciata di piccoli centri condividono servizi essenziali per le rispettive comunità - rifiuti, polizia municipale, sistema bibliotecario - risparmiando sui costi e garantendo una qualità elevata». Ma le Unioni vanno organizzate, pensate, studiate. E devono essere una strada da percorrere in maniera intelligente, «non sull'onda dell'emergenza, della necessità di risparmiare a tutti i costi. Anche perché si tratterebbe di cifre davvero piccole».
Mandas, il paese di cui Oppus è sindaco da 12 anni, spende ogni anno 2200 euro in gettoni di presenza per i suoi 12 consiglieri. Ciascuno di loro costa mediamente 183 euro. Poi ci sono le indennità per il sindaco e per gli assessori. «Nei centri minori le spese sono inferiori - dice il direttore dell'Anci -. A fare i conti si fa presto: tagliare i consigli comunali nei paesi con meno di 1000 abitanti, comporterebbe un risparmio di poco più di 1000 euro all'anno». Che, moltiplicato per i 118 centri a rischio, fa circa 120mila euro. Troppo poco per mettere a rischio diritti fondamentali quali la rappresentanza democratica o, ancora peggio, innescare rivalità pericolose.
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14 agosto 2011