Posada, riecco le dune sulla spiaggia

In un anno sono cresciute di venti centimetri. Il ripascimento sarà completato in cinque anni. Le «Cinque vele», una conferma della bontà ambientalista del progetto

    di Valeria Gianoglio POSADA. In un anno, sono cresciute di venti sudatissimi centimetri. Avanti di questo passo, per tornare ai tempi d'oro, prima che le ruspe degli anni Settanta le spianassero per far spazio ai bagnanti, ci vorrà più o meno un lustro. E nel frattempo, acconciate come sono ora, tra staccionate e canne, qualcuno, quelle piccole dune ingabbiate, le scambia persino per ricovero delle caretta caretta. «È lì che le tartarughe si riposano, vero?, quando arrivano dal mare?» chiedono nei giorni scorsi due camperisti torinesi, osservando con stupore un mucchio di recinti di canne nella spiaggia di Su Tiriarzu. Un paio di chilometri di lido bianco latte che si stende sotto la torre di Posada. Non sanno, i due turisti, che la domanda l'hanno appena rivolta proprio al sindaco del paese, al paladino delle dune, al geologo dal cuore ambientalista, Roberto Tola. Il primo cittadino, davanti ai torinesi, fa spallucce, risponde sorridendo, e come un supereroe non rivela la sua vera identità ma si addentra in una breve spiegazione: «No - dice - quelli non sono i nidi delle tartarughe. Anche perché da queste parti non è che ne abbiamo mai viste. Quelle staccionate sono i "ricoveri" delle dune, le "culle" delle dune, servono a farle rinascere».

    E così, con tre periodi e una metafora, il primo cittadino di Posada, fresco di "Cinque vele" di Legambiente, riassume un progetto finanziato dalla Regione e da fondi Fas con un milione e 900mila euro, e dal nome articolato. Si chiama, infatti, «Progetto di recupero, funzionamento idraulico e risanamento della zona umida dello stagno di Posada». In parole molto povere sono un mucchio di interventi ambientali che puntano a far rinascere le dune scomparse a Posada e impedire anche che la sabbia che i bagnanti portano con loro inconsapevolmente possa provocare l'interramento di un canale del rio Posada. Proprio una bella sfida, che tocca circa cinque chilometri di litorale e un totale di un centinaio di dune ingabbiate. Roberto Tola, questa sfida, la porta avanti dall'anno scorso con la stessa pazienza di Giobbe. Perché in questi 365 giorni, sono diversi i turisti e i residenti, che di fronte alle dune ingabbiate hanno storto il naso o non hanno capito. «C'è anche - spiega il primo cittadino - chi avrebbe preferito che io non recintassi nulla, perché così avrebbe raggiunto la spiaggia più in fretta». «Ma ci vuole pazienza» aggiunge, mentre si affaccia dal ponticello che conduce sul lido e il sole di inizio agosto gli batte implacabile sulla testa.

    Davanti a lui, pochi metri più in basso, il canale vicino alla spiaggia scorre finalmente tranquillo. Qua e là si intravede anche qualche muggine. «Pure questo canale - spiega - rischiava di essere interrato. Perché il via vai dei bagnanti lo stava lentamente interrando. Esistono studi precisi che hanno stimato quanta sabbia, seppur inconsapevolmente, si portano dietro i bagnanti. Costituisce un pericolo per fiumi e stagni. Il nostro stagno si stava riempiendo di sedimenti. Per questo abbiamo deciso di intervenire qui e per ricreare le dune scomparse».
    Fino agli anni Settanta, infatti, Su Tiriarzu e la vicina spiaggia di Iscraios vantavano le loro belle montagnette di sabbia candida. Purtroppo, evidentemente, non erano ancora tempi di geologi e ambientalisti, perché qualcuno un bel giorno decide di spianarle con una ruspa. Incredibile ma vero: voleva fare posto ai bagnanti. E così, zac, rase al suolo, ammazzate senza troppe storie. Ci vogliono un sacco di anni e un sindaco laureato in geologia per far decollare il progetto di recupero delle dune scomparse. Un progetto che è fatto anche di tanti altri piccoli passi ambientali. Il ponticello che conduce attualmente a Su Tiriarzu, ad esempio, è destinato presto a essere sostituito con un "collega" più giovane e di legno. Verrà realizzato anche un altro accesso alla spiaggia, nel tratto che i posadini chiamano «Dei due pini», che si aggiunge agli altri interventi già fatti nel segno del rispetto della natura e non solo, come piste ciclabili, passerelle per disabili, assistenti bagnanti, bagni chimici che costano la bellezza di 5mila euro al mese, solo per essere puliti ogni giorno. Una mole di lavoro che è valsa a Posada diversi premi e riconoscimenti da Legambiente e Goletta Verde. Fino alle celebri «5 vele», il massimo riconoscimento ambientale per una spiaggia italiana. Tra qualche giorno, per spiegare tutto questo, progetto dune comprese, Legambiente regionale organizzerà un banchetto nella spiaggia di Su Tiriarzu. «Insegnerà a turisti e residenti le buone pratiche per salvare l'arenile e le dune» spiega Tola, mentre un mucchio di bagnanti si fa strada nel ponticello.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    09 agosto 2011

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