P3, chiusa l'indagine: Carboni e soci nei guai per l'eolico sporco

La Procura ha chiuso l’inchiesta sulla P3: Verdini, Dell’Utri e Flavio Carboni rischiano il processo per costituzione di un’associazione segreta. Per Cappellacci accuse ridimensionate: cade la corruzione ma resta l’abuso d’ufficio

    di Elena Laudante ROMA. Una nomina illegittima, decisa da Roma e non a Cagliari. Ma non uno scambio corruttivo in vista dell'invasione dell'eolico sospetto in terra sarda. Ugo Cappellacci si scrolla di dosso l'accusa di corruzione. Mantiene però un ruolo nell'inchiesta su Flavio Carboni e P3: resta indagato per abuso d'ufficio in relazione alla scelta di Ignazio Farris a capo dell'Arpas. E paradossalmente sono i guai di Farris ad aggravarsi: è nuova l'accusa di aver fatto parte della presunta associazione segreta che voleva pilotare poltrone e sentenze.

    È il punto d'arrivo dell'inchiesta sul tentativo d'invadere l'isola con torri del vento grazie a capitali sospetti, su terreni - è l'accusa - comprati a pochi euro perché sporchi, da bonificare. E questo, grazie a uomini pronti ad accettare qualunque compromesso nei posti chiave della Regione.

    Cappellacci. "Salvato" dall'ipotesi di corruzione, la contestazione d'abuso d'ufficio è scattata quasi in automatico, quasi documentale. Secondo i magistrati, con la delibera del 6 agosto 2009 Cappellacci nomina Farris, ex dirigente provinciale, alla direzione dell'Arpas - competente su bonifiche e che il gruppo avrebbe voluto lo diventasse anche sulle energie alternative - «su istigazione di Carboni», dell'allora coordinatore Pdl Denis Verdini e di Marcello Dell'Utri.

    Si tratta di uno snodo fondamentale - è la lettura della Procura - per iniziare l'assalto ai terreni a buon mercato. Perché da lì Farris può stabilire se c'è o meno il bisogno di sostenere i pesanti costi di bonifica su aree da acquistare a prezzo di saldo, proprio perché inquinati dal passato industriale o minerario. Per l'accusa Farris viene scelto da Cappellacci «in violazione della legge regionale che richiede una procedura ad evidenza pubblica», un favore a Carboni&Co. Sapeva Cappellacci degli oscuri (finora presunti) scopi dell'imprenditore sassarese? Per i magistrati, no. Ecco perché non fu corrotto. Semplicemente, non si ribellò al diktat di Verdini e Dell'Utri, che glielo imposero. Del resto Cappellacci non ne ha mai fatto mistero. «Sono contento che l'accusa più infamante, quella di corruzione, sia caduta - ha dichiarato alla Nuova - Era quella che faceva male. L'accusa di abuso d'ufficio è legata alla procedura di una nomina, che però non ho stabilito io». Spiegazioni che non hanno convinto i pm.

    Il direttore di banca. Dai capi d'accusa notificati dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli, emerge il coinvolgimento dell'ex direttore dell'agenzia Unicredit di Iglesias. Stefano Porcu, cagliaritano di 44 anni, avrebbe partecipato alla presunta associazione segreta «promettendo la gestione riservata delle somme di pertinenza del sodalizio». Ovvero il gruppo di politici e imprenditori che ruotavano nell'universo-Carboni. Da direttore di banca avrebbe chiuso un occhio su versamenti e bonifici assolutamente sospetti, almeno in relazione alle norme antiriciclaggio, sapendo bene che il reale intestatario - Antonella Pau - altri non era che una prestanome di Carboni, essendo tra l'altro sua amica storica e nipote dell'uomo di Carboni nel Sulcis, Pinello Cossu.

    Legge Anselmi. Si aggrava la posizione per Cossu, ex consigliere provinciale, poi assurto alla guida del Consorzio Tea, competente appunto sulle bonifiche di aree ex industriali, che per i pm avrebbe dovuto "lavorare" in tandem con Farris all'Arpas, dello stesso Farris e di Marcello Garau (ex del Comune di Porto Torres): sono indagati in concorso con Carboni, Verdini, Dell'Utri proprio nella "P3". Avrebbero «costituito - da capo d'imputazione - un'associazione a delinquere segreta per condizionare il funzionamento degli organi costituzionali». Nel loro caso finalizzata alla corruzione, dove Farris avrebbe accettato incarichi o denaro da Carboni, proprio in cambio di provvedimenti favorevoli su eolico o bonifiche, e accordi di programma con la Regione. Indagate per violazione della legge Anselmi anche la moglie di Carboni, Maria Laura Scanu Concas, e la stessa Antonella Pau.

    Asunis.
    Escono dall'inchiesta invece l'ex assessore regionale all'Urbanistica Gabriele Asunis e Guido Piga (ex Autorità d'Ambito). Difesi dall'avvocato Massimiliano Ravenna, erano indagati per corruzione. Forse perché in concorso con Cappellacci.

    La difesa.
    Soddisfatti i legali del governatore pdl, Guido Manca Bitti e Alessandro Diddi. «L'imputazione relativa all'abuso d'ufficio - ha spiegato ieri Diddi - riguarda una presunta illegittimità nella procedura di nomina di Farris a capo dell'Arpas, non un vantaggio patrimoniale. La giurisprudenza del Tar e della Corte dei conti dimostra che non fu illegittima».

    Gli incontri e lo stop. L'inchiesta sulla P3 nasce da un fascicolo della Dda si Roma su un'ipotesi di riciclaggio a carico di Carboni. Intercettando lui sono emersi i contatti e soprattutto gli incontri con Verdini e Cappellacci.

    In particolare, pranzi o incontri avvenuti a Roma, a casa dell'allora coordinatore azzurro, a ottobre e a novembre 2009, poi il 13 dicembre, Dell'Utri, Carboni, Verdini, Garau, Piga si vedono in Sardegna, c'è anche il governatore Cappellacci. Di nuovo, Carboni e Cappellacci si incontrano il 20 gennaio. Il piano per l'eolico sembra pronto. Ma poi Cappellacci si sfoga con l'amico Piga al telefono: «Basta, non se ne fa più niente». Il 12 marzo la Giunta delibera lo stop all'eolico selvaggio e la costituzione di un'Agenzia regionale.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    09 agosto 2011

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