di Pier Luigi Piredda
SASSARI. Sono morti per la patria, sono morti lontano da casa combattendo sui campi di battaglia della Seconda guerra mondiale. Sono morti in terra straniera e lì sono rimasti. Dimenticati tra commoventi distese di croci su prati verdissimi sui quali sventola sempre il tricolore.
I corpi di migliaia di soldati italiani sono sepolti nei cimiteri di guerra in Germania, Austria e Polonia. Per tutti una lapide con un nome, molto spesso sbagliato. Per molti di loro sulle tombe non c'è mai stato un fiore e non perchè siano stati dimenticati dai loro cari, ma perchè i loro parenti neppure sanno dove sono sepolti e li hanno pianti per anni davanti a una foto sbiadita dal tempo in una grande cornice d'argento sistemata in salotto accanto a un piccolo vasetto con fiori colorati.
Sono tanti i soldati italiani dimenticati nei cimiteri di guerra italiani in terra straniera, ma sono rimasti nel ricordo di chi li aveva amati. Ricordi di qualche nonna e bisnonna, perchè quasi tutti i militari erano nati alla fine del 1800 o nei primi anni del Novecento. Ricordi che qualche nipote più attento ha tenuto nel suo cuore, dopo avere ascoltato i racconti da bambino e chissà quante volte avrà pensato a dov'era finito quel nonno o zio che faceva piangere la nonna e che lui aveva conosciuto solo attraverso una foto in bianconero con la divisa, il moschetto e lo zaino in spalla mentre stava per salire su un treno che lo doveva portare sul fronte di guerra.
Gli elenchi e le schede dei caduti in pdf:
Sassari,
Cagliari,
Nuoro,
Oristano,
Olbia Tempio,
Medio Campidano,
Ogliastra,
Carbonia IglesiasRoberto Zamboni, 49 anni, artigiano veronese, aveva visto una di quelle foto in casa: era lo zio. Incuriosito, aveva cercato di sapere qualcosa di più sulla sua sorte, anche perchè, prima ancora che lui nascesse, ai parenti avevano detto di aver visto una tomba con un cognome simile a Flossemberg. E le ultime tracce dello zio si erano perse proprio in quella zona in una delle ultime offensive nel 1944, in quel campo di concentramento non troppo lontano da Monaco di Baviera.
Da lì, l'artigiano ha cominciato la ricerca. Che gli ha permesso di ritrovare la tomba dello zio, nel cippo era segnato il cognome «Iamboni», sbagliato come riferito tanti anni prima. E poi riportare a casa le sue spoglie: una dura battaglia burocratica, che fa capire come mai molti di questi caduti siano stati dimenticati in terra straniera. È infatti complicatissimo riportare a casa le spoglie ed era quasi impossibile farlo quando l'artigiano aveva intrapreso la sua battaglia, che è riuscito a portare a termine soltanto nel 2000: fino a quel momento l'articolo 4 della legge 204 del 1951 vietava il trasferimento delle salme dai cimiteri di guerra all'estero in Italia. Roberto Zamboni è riuscito a superare tutti gli ostacoli burocratici grazie anche all'aiuto di alcuni politici, che hanno presentato, nel 1998, una proposta di legge per consentire il rimpatrio dei caduti in guerra, anche se le spese sono a carico dei familiari. Come è ancora oggi, e infatti l'artigiano veronese sta adesso combattendo un'altra battaglia per far sì che queste spese, circa 3mila euro, siano a carico dello Stato.
«Una battaglia di umanità e di dignità, per restituire a questi eroi i giusti onori e ai familiari una tomba sulla quale portare un fiore», ha spiegato Zamboni, che in questi 35 anni di ricerche in tutta Europa ha avuto modo di raccogliere una mole eccezionale di materiale riguardante i soldati italiani caduti lontano da casa. Migliaia di nomi, 15922, con tutti i particolari sulla loro attività militare e sul luogo in cui sono stati sepolti. Nomi raccolti e messi in un archivio all'interno del sito internet www.robertozamboni.com, ordinati per regione di provenienza. Sono 120 i soldati sardi di cui ha trovato tracce nei cimiteri italiani in Germania, Austria e Polonia: 37 della provincia di Sassari, 7 della Gallura, 12 di Oristano, 10 di Nuoro, 9 dell'Ogliastra, 4 del Medio Campidano, 4 dell'Iglesiente e 37 di Cagliari.
Un lavoro simile è stato fatto per i caduti sardi nella Prima guerra mondiale dal medico bittese e sassarese d'adozione Giuliano Chirra, grande appassionato di storie della Brigata Sassari. Ha raccolto la sua ricerca nel libro «Mortos in terra anzena», suddiviso in tre volumi. Ci sono tutti i nomi e migliaia di fotografie dei soldati sardi caduti in guerra dei cimiteri in Austria, Germania, ex Jugoslavia, Macedonia e anche all'Asinara. Un lavoro monumentale e impegnativo che Giuliano Chirra, così come Roberto Zamboni, ha fatto dedicando le ferie e ogni momento libero lasciatogli dal lavoro, alla ricerca di questi eroi dimenticati. Girando spesso a piedi, «armato» solo di zainetto e macchina fotografica, mezza Europa, raggiungendo luoghi sperduti e dai nomi quasi impronunciabili dove erano state combattute durissime battaglie nelle quali i fanti sardi si erano sempre coperti di gloria.
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02 agosto 2011