Libretto postale dimenticato, chiedono i soldi dopo 50 anni

Ha lasciato in eredita' ai suoi dodici figli un libretto di risparmio aperto nel 1937 presso le Casse di Risparmio Postali di Cagliari, e poi dimenticato per decenni in un cassetto. Ora i figli di Antonio Fadda, classe 1912, morto nello scorso ottobre all'eta' di 98 anni, vogliono i soldi.

    BERGAMO. Ha lasciato in eredita' ai suoi dodici figli un libretto di risparmio aperto nel 1937 presso le Casse di Risparmio Postali di Cagliari, e poi dimenticato per decenni in un cassetto. A trovarlo, per caso, e' stata la figlia settantenne di Antonio Fadda, classe 1912, morto nello scorso ottobre all'eta' di 98 anni nella sua abitazione di Bergamo, dove si era stabilito con la famiglia dopo la Seconda Guerra Mondiale.

    Su quel libretto al portatore, di cui nessuno dei dodici fratelli conosceva l'esistenza, sono depositate ancora 3.226 lire. Una piccola fortuna per quegli anni e che oggi, con gli interessi, potrebbe valere alcune migliaia di euro. Una volta scoperto il libretto di risparmio gli eredi si sono rivolti a un ufficio legale, per capire se e come avrebbero potuto incassare quei soldi. ''Dai nostri calcoli - dice l'avvocato Lorenzo Amore - risulta che la cifra che spetta agli eredi ammonterebbe addirittura a un milione e duecentomila euro poiche', oltre agli interessi maturati, andrebbe quantificata anche la rivalutazione monetaria''. Qui, pero', l'affare si complica.

    Banche e poste, infatti, non riconoscono rivalutazioni di denaro su depositi e investimenti. Insomma quelle tremila lire, sempre ammesso che dopo piu' di cinquant'anni (l'ultimo versamento risale all'estate del 1959) possano essere ancora ritirate, resterebbero tali, ricalcolate in euro e maggiorate soltanto degli interessi. ''Nonostante sia passato cosi' tanto tempo, il libretto non puo' considerarsi dormiente - sostiene il legale - poiche' coloro che oggi possono beneficiare del denaro, ne sono entrati nella disponibilita' soltanto da pochi mesi. Inoltre, dai nostri accertamenti, non risulta che sia mai stato estinto''. Cade dunque, secondo il legale, la prescrizione dei dieci anni di inattivita' del conto, dopo la quale si perde il diritto a riavere i propri soldi. A sbrogliare la matassa ci pensera' il tribunale, che sara' chiamato ad esprimersi sulla legittimita' della richiesta dei dodici eredi.
    01 luglio 2011

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