Studio pilota sul metodo Zamboni

Ricerca alternativa sulla sclerosi multipla: la finanzierà la Regione

    di Michela Cuccu  ORISTANO. La Regione finanzierà uno studio pilota sulla cura della sclerosi multipla attraverso il metodo messo a punto dal professor Paolo Zamboni. A darne notizia, ieri mattina, nel corso del convegno organizzato dall'Aism, è stato Ettore Manconi.  Il professor Manconi è un angiologo e ricercatore universitario del Dipartimento di scienze cardiovascolari dell'ateneo di Cagliari. È sua la proposta di uno studio da eseguire con la massima cautela e affidato alle università sarde ed alle aziende miste con i centri cardiovascolari e per la cura della sclerosi multipla. Proposta che adesso sarebbe al vaglio della Giunta regionale. «Ho l'autorizzazione a dire pubblicamente che sia l'assessore alla Sanità, Antonello Liori, che il suo collega al Bilancio, Giorgio La Spisa (assenti ieri mattina ai lavori, ndc), sono interessati a far partire nell'isola questo tipo di studio», ha detto infatti Manconi, strappando applausi dalla platea, ma accolto con freddezza soprattutto dai neurologi presenti al teatro Garau dove si svolgevano i lavori. Infatti, la terapia chirurgica di disostruzione dei vasi sanguigni nei pazienti con sclerosi multipla, indicato comunemente "metodo Zamboni", diventata, anche grazie a Facebook, un caso internazionale, e che consiste in quella che comunemente è chiamata angioplastica, è al centro di forti polemiche. Da un lato c'è chi la avvicina alla ormai nota "Terapia Di Bella", la "cura" del cancro con le somatostatine che alla fine degli anni Novanta fu al centro di un aspro dibattito scientifico. Dall'altro c'è invece chi sostiene che, prima di accantonare definitivamente il "metodo Zamboni", sia necessario fare ancora studi epidemiologici approfonditi. Anche il convegno di ieri ha dato l'opportunità alle due linee di pensiero su questa terapia applicata ancora oggi in via sperimentale (e a pagamento, quasi sempre in cliniche private) di confrontarsi. L'obiettivo era infatti quello di far chiarezza, senza alimentare vane speranze. In Sardegna, dove l'incidenza della malattia è forte con costi sociali enormi, come ha affermato la professoressa Maria Giovanna Marrosu, da decenni in prima linea per la cura della sclerosi multipla, l'attenzione sulla questione è massima. Non a caso ieri, durante il dibattito (coordinato dal dottor Bruno Palmas e dalla responsabile dell'Aism di Oristano, Paola Manconi), ha strappato più di un applauso la testimonianza di portata da Lino Vidili, avvocato oristanese che di recente si è sottoposto all'intervento. «A me ha fatto bene: anche se l'autonomia non è cambiata, oggi, cammino meglio. Certo, per sottopormi all'intervento sono dovuto arrivare fino a Napoli e pagarlo di tasca, cosa che non a tutti è possibile. E io non trovo giusto che non sia il servizio sanitario pubblico a farsi carico delle spese della cura».  Sono stati però i professori Paolo Gallo, docente associato di neurologia dell'Università di Padova e Diego Centonze, neurologo di Tor Vergata, a raffreddare gli entusiasmi. Portando i risultati delle sperimentazioni fatte presso le loro Università e a anche all'estero, come ad esempio, in Germania e Olanda, non sarebbero emerse responsabilità o correlazioni fra l'ostruzione dei vasi sanguigni e la sclerosi multipla. Più possibilista invece, l'angilogo, il professor Ettore Manconi, che invece avrebbe rivelato un stretta correlazione nel 90 per cento dei casi esaminati.  Da qui l'esigenza di cautela e chiarezza, soprattutto, come hanno sostenuto tutti, non creare inutili aspettative sui pazienti ed i loro familiari.
    26 giugno 2011

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