Cagliari, avviso di garanzia per appropriazione indebita a un dipendente del Banco di Sardegna. Nel mirino del bancario le somme depositate da un’officina meccanica
di Mauro Lissia
Nella foto il tribunale di Cagliari
CAGLIARI. Prima che qualcuno lo scoprisse, è riuscito a mettersi in tasca 700 mila euro spillandoli dai conti correnti di clienti del Banco di Sardegna. Ora il cagliaritano Mauro Spiga (46 anni) è accusato di appropriazione indebita aggravata.
Spiga rischia il rinvio a giudizio: il pm Giangiacomo Pilia ha chiuso l'inchiesta e ha notificato l'avviso al difensore dell'indagato, l'avvocato Alberto Filippini. All'impiegato viene contestata l'aggravante del danno di rilevante entità procurato alle parti offese e l'aver commesso il fatto con abuso di prestazione d'opera e d'ufficio.
La vicenda è semplice: Spiga faceva il cassiere alla filiale 6 del Banco di Sardegna. Fino a gennaio del 2008 la sua era stata una carriera di bancario senza macchia. Poi qualcuno all'interno dell'istituto di credito si è accorto che qualcosa non quadrava: dai conti correnti di due clienti, tra cui un'officina meccanica, risultavano prelievi di grosse cifre e successivi giroconti non disposti dai titolari. Il primo, il 17 febbraio 2006, era di 50 mila euro. Poi fino al 7 aprile del 2008 una sequenza di prelievi, sempre dagli stessi conti, per circa 300 mila euro. Una cifra consistente, che difficilmente poteva passare inosservata. Infine altri ammanchi riscontrati al caveau della banca tra maggio 2008 e gennaio 2010: 375 mila euro in tutto, per un totale vicino ai 700 mila euro nell'arco di quattro anni.
Da qui la segnalazione al Nucleo di polizia tributaria e le indagini, concluse con un dato certo: a impossessarsi del denaro era stato Mauro Spiga che infatti, messo alle strette, ha confessato. I soldi però non sono tornati ai legittimi proprietari: è stata la banca - che si è costituita parte civile con l'avvocato Piero Aru - a garantire. Per il cassiere infedele ora si profila la scelta del giudizio: col processo ordinario rischia una pena fino a tre anni, un rito alternativo potrebbe garantirgli uno sconto consistente. Comunque vada, non lo attende l'indigenza.
22 giugno 2011