di Pier Giorgio Pinna
LA MADDALENA. Nuovi misteri nell'arcipelago. Con ingredienti da brivido. Si parte da un colossale carico di missili, munizioni, razzi, kalashnikov stoccati per anni nei tunnel di Santo Stefano su ordine della magistratura perché frutto di traffici clandestini. E si arriverebbe, oggi, al trasferimento degli armamenti su navi passeggeri Saremar e Tirrenia via Maddalena, Palau, Olbia, Civitavecchia all'avvio della stagione turistica. Modalità che sarebbero giudicate problematiche per la sicurezza in alcuni degli stessi ambienti militari. Da Marisardegna, però, rassicurano: «Nei mezzi impiegati per il trasporto non ha viaggiato alcun tipo di esplosivo. Tutte le armi erano state rese inerti già prima della partenza».
E sdrammatizzano: «A ogni modo, per noi si tratta della normale movimentazione di materiali tecnici. Del resto, le truppe italiane hanno spesso viaggiato su traghetti di linea». Per poi concludere: «Mai in nessun caso ci sono stati pericoli di alcun genere, così come in questa occasione. E naturalmente notizie più precise non possono venire rese pubbliche per evidenti ragioni di riservatezza».
Nel frattempo sono in tanti a registrare strane coincidenze temporali. Come la decisione di portar via dalle gallerie sotterranee i missili, i razzi e i mitragliatori di fabbricazione russa sotto sequestro alla vigilia di due importanti avvenimenti. Primo: l'imminente inizio dei lavori per l'innalzamento delle banchine sud dell'isola ex distaccamento per i sommergibili a propulsione nucleare della Us Navy. Secondo: l'avvio del vertice Nato nell'area antistante di Moneta, cioè il porto arsenale adesso in gestione alla Mita Resort e al centro delle inchieste giudiziarie su G8 e bonifiche lasciate a metà nei bacini dell'ex Marina italiana.
Insomma, questa è l'ennesima storia di enigmi e rebus in salsa maddalenina. Sottofondo: un inedito scenario da post Guerra fredda.
Ecco la ricostruzione dei fatti sulla falsariga di ciò che è stato possibile apprendere sinora in base a voci e brandelli di notizie circolate nell'arcipelago e nei centri vicini. In maggio ai comandi della Marina italiana alla Maddalena giungono indicazioni su come procedere all'intera operazione. Operazione per mille ragioni protetta da stretti vincoli di riserbo.
A Santo Stefano sarebbero stati scaricati 4 grandi container, dal colore verde militare. Ciascuno può sopportare il peso di svariate tonnellate. Con sistematicità, gli armamenti sarebbero stati portati in superficie dai tunnel dov'erano rimasti stivati sotto rigida vigilanza per oltre un decennio e poi caricati all'interno degli enormi contenitori. È un lavoro complesso, delicato. Risulta che a suo tempo, per disposizione della magistratura torinese che indagò sul traffico internazionale d'armi, sia stata convogliata verso le inaccessibili gallerie dell'isola-bunker una quantità sterminata di materiali bellici, in grado di scatenare una piccola guerra.
Nei rapporti giudiziari redatti a suo tempo si parlò di 30mila AK-47 e 32 milioni di proiettili per i mitragliatori, 400 missili terra-aria filoguidati con annesse 50 postazioni di tiro, 5mila razzi katiuscia. Non si sa se questo sia stato l'intero carico finito nei quattro container o soltanto una parte.
È invece certo un altro particolare: il 18 maggio scorso una nave-cargo, sempre dalla Marina, comincia a fare la spola tra i moli di Santo Stefano e Punta Chiara. Questo promontorio, a una distanza di meno di due miglia, si trova alla Maddalena proprio di fronte alla base italiana sull'isola, che è poi adiacente a quella ex americana. Il movimento non sfugge, dalla terra e dal mare, a diportisti e pescatori. Poco dopo, sempre a Punta Chiara, in un'area militare annessa alla Capitaneria, quel giorno sarebbero stati depositati i quattro container con le armi e le munizioni. E anche questo particolare non passa inosservato alla Maddalena. Il mattino successivo, giovedì 19 maggio, arrivano sul posto soldati-autisti del reparto dell'esercito che si occupa degli autotrasporti militari. I container vengono così agganciati alle motrici. E nel primo pomeriggio si dirigono verso il porto passeggeri dove i traghetti di Saremar, Delcomar ed Enermar garantiscono i collegamenti con Palau.
Il convoglio, preceduto e seguito da auto di scorta della Marina (targhe con sigla MM), è diverso da quelli che in queste settimane formano gli incursori che fanno addestramento nell'arcipelago. Sul lungomare, a quell'ora molto frequentato, transita di fronte alle Poste, all'Hotel Excelsior e a diversi bar-ristoranti. Viene così notato da decine di persone per le sue dimensioni e caratteristiche particolari. La scena è osservata anche dalla tenda-presidio dei marittimi Enermar che rischiano il posto e da mesi sono accampati sulle banchine 24 ore su 24.
All'inizio, i responsabili del trasporto pensano di caricare i Tir a bordo di una motonave Delcomar. Ma l'altezza del ponte - 4 metri e 20 - non lo consente. Così motrici e container, sempre con gli equipaggi di scorta, s'imbarcano su un traghetto della Saremar, che lascia il porto commerciale alle 18 in punto diretto verso Palau.
Da lì il convoglio prosegue verso Olbia, passando sulla provinciale che porta prima ad Arzachena e, attraverso una serie di diramazioni, alle spiagge della Costa Smeralda. Lungo la strada, come in precedenza, viene osservato da molti automobilisti e da abitanti dei diversi centri attraversati. Una volta che i camion arrivano nel porto di Olbia, container e mezzi di scorta proseguono sino all'Isola Bianca. Qui salgono a bordo di una nave passeggeri della Tirrenia. E la mattina del 20 maggio, da Civitavecchia, si sarebbero diretti verso l'interno, forse sino a un reparto dell'artiglieria.
Inizialmente, come stabilito dall'autorità giudiziaria sin dal 2006, gli armamenti avrebbero dovuto essere distrutti. Da allora a oggi tuttavia il trasferimento in una località idonea non era mai stato fatto, forse per la mancanza dei fondi necessari. A quanto sembra, però, nel 2009 alcune regole generali in proposito sono cambiate, come ha informato in questa occasione Marisardegna. E quindi l'operazione oggi potrebbe essere stata sospesa. Non si sa dunque quale sia stata la destinazione finale dei missili, dei razzi e dei mitragliatori proprio per via del riserbo sui trasporti militari.
Al di là delle questioni legate alla sicurezza, l'intera vicenda ripropone quesiti. Perché il trasferimento è avvenuto proprio adesso? Che c'entra col prossimo convegno Nato alla Maddalena e con l'avvio della sistemazione delle banchine a Santo Stefano? Ed è vero - come si afferma da tempo a livello ufficiale - che questi lavori sono solo quelli preventivati all'epoca del G8 mancato? Oppure c'è invece qualche collegamento con l'ipotesi dello sbarco di naviglio dell'Alleanza atlantica - fin qui sempre smentito seccamente - nell'area dove si trovano le basi italiana ed ex Us Navy.
Richiesto di spiegazioni su altri particolari del trasporto portato a termine nelle ultime due settimane, il settore comunicazione della Difesa per la Marina, a Roma, ha confermato che «i dettagli delle operazioni militari sono di carattere riservato e non possono quindi essere resi pubblici».
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04 giugno 2011